I l pareggio di Pisa rallenta la rincorsa dell’Atalanta verso le posizioni di vertice e ha lasciato una sensazione precisa, più legata ad un problema strutturale (e mentale) anziché essere un episodico inciampo di percorso. Come sottolineato anche nelle letture post-partita, la sfida contro il Pisa è stata una gara “di interpretazione” prima ancora che di qualità. L’Atalanta ha scelto di provare ad avere ragione dei toscani sul lungo periodo, cercando controllo e gestione dei ritmi, ma senza accettare fino in fondo l’intensità della squadra di Gilardino. Il risultato è stato un possesso spesso poco produttivo e una partita rimasta dentro il perimetro preferito dal tecnico toscano, con tanti duelli e continui ribaltamenti. I numeri finali lo hanno detto con chiarezza. Possesso leggermente favorevole all’Atalanta, ma tiro e qualità delle occasioni complessivamente nettamene a favore degli avversari. I dati di fine gara suonano così: 1.70 xG Pisa, contro gli 0.87 xG per l’Atalanta; 14 tiri dei toscani contro 6 dei nostri, e 3 grandi occasioni 2 a favore della squadra di Gilardino.
Il Pisa ha orientato la gara su ciò che serviva per restare vivo. Intensità, duelli, palle sporche e ricerca rapida della punta di riferimento o ribaltamento rapido sugli esterni. La vigilia lo aveva anticipato in modo netto, perché Gilardino aveva descritto una partita da giocare su ritmo e organizzazione, mentre Palladino aveva avvertito sulla verticalità e sulla pericolosità casalinga del Pisa.