Ai Mondiali il prof. Caudano tifa Capo Verde. Che sta al calcio come lui alla scuola (e quella vittoria, agli esami...)

storia. Il nuovo racconto di Stefano Corsi

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S i era da poco convertito al calcio, quando al professor Caudano piombò tra capo e collo il Mondiale del 1986. Ricorda come fosse oggi una dichiarazione dell’allora allenatore dell’Atalanta, Nedo Sonetti: “Cantarutti sarà il nostro Valdano”. Uomo prudente e misurato, il povero Elvio sentì un brivido percorrergli la schiena: era istintivamente spaventato dalle vanterie inopportune, e paragonare l’Atalanta all’Argentina campione del mondo e Cantarutti a Valdano, suo centravanti, apparteneva indubbiamente al genere. Senza contare che il centravanti friulano era reduce da un paio di retrocessioni, e che l’undici di Sonetti affrontava il terzo anno consecutivo di serie A, in genere il più difficile per una piccola. Tuttavia, ripensandoci quarant’anni dopo, non può non fare mente locale su quanto la sua fruizione del torneo planetario sia cambiata: Messico 1986 lo guardò tutto in dolci notti estive, alla televisione, dopo aver seguito Arbore con i suoi; in questa estate di Langa, il Mondiale neanche approda sullo schermo grande del suo televisore. Si riduce, invece, quasi si accartoccia negli Highlights che spia ogni tanto, quando capita, sul francobollo luminescente del cellulare. Cinque minuti qui, cinque minuti là, la partita importante come la sfida marginale di due squadre provenienti più o meno dalla mezzaluna fertile, le reti roboanti dei grandi campioni e quelle obliabili dei carneadi. Senza neanche ben conoscere gironi e classifiche.