Atalanta, il reportage da Lipsia è un viaggio nel tempo. Il «calcio delle lattine» e quegli irriducibili che non se lo bevono

storia.

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Q ui è cominciato tutto. Il calcio tedesco, ma anche il crollo del muro che soffocava i tedeschi dell’est. E prima ancora quella Battaglia delle Nazioni che ha segnato l’inizio della fine di Napoleone. Lipsia non è un posto qualsiasi, qui si è davvero fatta la storia, fuori e dentro il campo di gioco. E non l’ha scritta solo la Red Bull con la sua squadra “in lattina” come dicono con un certo qual malcelato fastidio a Leutzsch, prima periferia cittadina. Siamo a 15 minuti di tram da quell’Arena che sorge sulle ceneri del maestoso Zentralstadion, costruita per i Mondiali del 2006, quindi prima che la multinazionale delle bibite energetiche decidesse di sbarcare in città. Dieci minuti di viaggio ed ecco l’Alfred-Kunze Sportpark, la casa del Chemie, i chimici: un pezzo di storia del calcio a Lipsia. L’altro pezzo ha un nome, Lokomotive, che rimanda al ministero dei trasporti e alla storia del calcio della Germania orientale. In questa città di oltre 600mila abitanti, più i 100mila che dopo il crollo del muro se ne sono andati in qualsiasi parte dell’Ovest (nessuna città della Ddr ha perso un così elevato numero di residenti), è iniziata la vera rivoluzione di popolo che nel giro di un mese ha mandato in tilt il regime di un Erich Honecker alla frutta. Le celebri “Montagsdemonstrationen”, le manifestazioni del lunedì cominciate il 9 ottobre del 1989 dalla chiesa luterana di San Nicola e sfociate poi lungo il ring (la circonvallazione cittadina) a botte di centinaia di migliaia di persone. Ogni lunedì erano sempre di più, il primo chiaro segnale di un popolo pronto a ribellarsi e che esattamente un mese dopo troverà la libertà. Tutto è cominciato qui, dai vialoni dal sapore vagamente sovietico dove un tempo giravano le mitiche e fumose Trabant e ora invece è tutto un florilegio di Volkswagen, Audi e Bmw: almeno in questo senso l’integrazione pare riuscita, anche se basta puntare verso la primissima periferia per trovarsi davanti i mitici “plattenbau”, i palazzoni prefabbricati cifra inconfondibile della Germania est.