Atalanta, quella squadra con la «pareggite acuta»: nel ’78 con chi arriva la vittoria? Col Verona...

storia. La storia di Dino Nikpalj

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C’ è stato un tempo nel quale l’Atalanta per vincere una partita in casa ha dovuto aspettare 19 partite, in pratica due terzi di stagione considerando che all’epoca si giocava a 16 squadre. Ma non immaginatevi una squadra in affanno, magari non in grado di puntare ai quartieri alti, quello sì, ma del resto era una neopromossa che aveva fatto del pareggio un’arte sopraffina, tale da consentirle di rimanere sempre qualche punticino sopra la zona bollente della classifica. Prima di quell’incontro al Comunale (allora si chiamava solo e semplicemente così) i nerazzurri avevano in saccoccia 16 punticini – e la vittoria ne valeva solo 2 – frutto di 12 pareggi e solo 2 vittorie, entrambe fuori casa: il 2-0 alla Lazio della domenica (si giocava solo e rigorosamente quel giorno, bei tempi) prima all’Olimpico con doppietta di “Gusto” Scala e il 2-1 del Bentegodi al Verona alla giornata numero 4 con reti di Manueli e Tavola e Luppi che vanamente prova ad accorciare le distanze. E il calendario di quel campionato in data 19 febbraio 1978 propone proprio ancora i gialloblù scaligeri, sul terreno per giunta amico: oddio, si fa per dire, visto che in quel campionato 1977-78 non si è ancora vinto e che quei 16 punti conquistati sono equamente divisi tra casa e fuori. Fino a quel momento l’Atalanta aveva giocato tra le mura amiche 9 volte conquistando la bellezza di 8 pareggi equamente divisi tra 0-0 e 1-1. La sola sconfitta è arrivata proprio dopo la vittoria di Verona che ci lancia nei quartieri alti della classifica, dove però ci finirà il Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi. Che dopo una partenza così così esplode proprio a Bergamo con un pirotecnico 4-2 segnato da tre doppiette - Rocca, Rossi e Guidetti - e da lì prende il largo: chiude con un clamoroso secondo posto dietro l’irraggiungibile Juventus. I nerazzurri di Titta Rota, freschi di ritorno in serie A dopo gli spareggi di Genova, sono invece tutti intenti a seguire la teoria del punticino alla volta: redditizia ma che fa parecchio innervosire il pubblico nerazzurro. Roba da 30mila persone a partita per capirci, con punte ben superiori nei match-clou con Milan e Torino, dove sugli spalti succede di tutto e di più.