Caudano e il senso della traversa di Verde: non è mai tutto perduto, neanche quando sembra

storia. Il nuovo racconto di Stefano Corsi

Lettura 3 min.

G iovedì mattina, a scuola tutto appare tranquillo e il professor Caudano sente ancora nelle ossa la partita con lo Spezia. Gli viene quasi da dire “le partite con lo Spezia”, perché nei novanta minuti di partite ce ne sono state almeno quattro: la prima, piuttosto opaca per i nerazzurri di Gasperini, sfociata nel goal ospite, la solita lama incandescente nel burro di una difesa incline ad aprirsi; la seconda, con il pareggio splendido di De Roon, che ha rasserenato l’intervallo; la terza, furibonda, bellissima e illusoria, con le occasioni e le reti di Zappacosta e Muriel (alleluia!); e infine la quarta, con il 3-2 spezzino e sofferta al punto che, quando l’arbitro ha fischiato la fine, il povero Elvio era più stanco dei giocatori in campo, di quella stanchezza nervosa che probabilmente un episodio come la traversa pazzesca di Verde non aveva potuto che portare all’apice… Ci ripensa, il professore tifoso, mentre si avvia verso la classe quinta. Quando vi giunge, sulla porta lo aspetta Gabriella, una ragazza carina, dai riccioli biondi e gli occhi azzurri e con un naso importante, vagamente dantesco, che a Caudano non spiace affatto, perché le caratterizza il viso. Gabriella chiede al professore di potergli parlare a fine mattinata. Caudano, che non sospetta insidie, le dice di passare pure dalla sala professori alle 13.