Il prof. Caudano e l’Atalanta in Champions. E la distanza (forse incolmabile) tra le due Dortmund

storia. Il nuovo racconto di Stefano Corsi

Lettura 2 min.

P iove distesamente su tutta la Langa: una di quelle mattine in cui febbraio sembra non volerne sapere di sporgersi verso la primavera, mentre si volta volentieri verso la tristezza d’inverno. Piove così forte che anche il breve tragitto da casa al bar di Claudio inzuppa le scarpe del professor Caudano e, dentro le scarpe, le calze. “Il tempo della colazione, poi rientro, mi asciugo e mi cambio”, pensa lui. Oltretutto, nel locale non c’è nessuno: il clima ha scoraggiato i meno temerari. Occasione buona per essere servito subito, ma anche per due chiacchiere sincere con l’amico barista. La pioggia, il referendum, la faccenda di Bastoni e poi, inevitabilmente, l’Atalanta, che la sera prima ha accidiosamente perduto a Dortmund. Claudio chiede al buon Elvio che cosa accada, perché tre sconfitte di fila in Champions, con la spina praticamente staccata dopo il primo tempo contro il Bilbao. Lui risponde con gli argomenti che, in questo periodo, rimastica chiunque segua le cose atalantine: le assenze in avanti, la presenza sterile di Scamacca, il lavoro di Palladino, buono ma non ancora del tutto compiuto, le amnesie difensive, l’impatto della squadra con i singoli match, non sempre adeguato, qualche giocatore sottotono e qualcuno tributario dell’anagrafe, l’immancabile partenza di Lookman. “Che, fra l’altro, potevate dare a noi...”, bofonchia Claudio, interista.