Il prof. Caudano legge un tema sulle difficoltà dell’incertezza. E pensa a se stesso, e pensa all’Atalanta...

storia. Il nuovo racconto di Stefano Corsi

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“C osì male si sta solo quando si vive nell’incertezza, e non si sa chi si è”, pensa il professor Caudano mentre legge il tema di un ragazzo chiamato dalla sua insegnante a commentare un passo sul dolore tratto da Insciallah di Oriana Fallaci. Una passo lucido e tagliente come sapeva essere la giornalista e scrittrice fiorentina: «Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore a pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare».