Il prof. Caudano, questo inizio di stagione e la «malavoglia» di vedere partite in tv (con un dolore nel cuore)

storia. Il nuovo racconto di Stefano Corsi

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“E tu, te le sei guardate tutte, le partite della prima giornata?”. La domanda potrebbe anche avere un che di beffardo, quando risuona dentro il bar di Claudio, galleggiando sui vapori delle colazioni. Sottotesto: “Tu, professore in fuga dalla scuola, con niente da fare e solo in casa, il tempo lo avrai ben avuto…”. L’interlocutore è uno che ama insinuare, in paese lo chiamo “Badile”, Caudano non sa per quale scordato episodio di gioventù. Simpatico non è. In ogni caso, il professore non ha voglia di polemiche, o non di quel tipo. È un lunedì di pioggia, che agosto pare inizio ottobre: vien da sognare funghi e camino acceso, calice di rosso e salame. Invece, è ancora tarda estate e mattina presto. E l’Atalanta ha esordito col passetto falso di chi cammina incerto, dopo le sconfitte contro Colonia e Juventus. Pareggio in casa con una neopromossa imbottita di esordienti in A, frutto di un primo tempo inconsistente e di una ripresa fitta di dissipazioni. Già bello che non lo abbiano punzecchiato su questo. Juric e gli schemi, Juric e i cambi, Maldini e i goal sbagliati, Gasp già a + 2 e avendo incontrato il quotato Bologna, non il Pisa; Lookman ancor fermo, ma certe situazioni si creano solo da voi…

Invece, niente.

Fuori provincia, l’Atalanta sembra sparita dai radar delle chiacchiere da bar, come è fuori da ogni griglia di partenza di giornali e tv. Nessuno la considera più, anche se nel torneo precedente è arrivata terza e non ha fatto un mercato di smobilitazione. Parlano di quelle arrivate dietro, anche di molto, e che non è che abbiano acquistato Maradona, ma della squadra nerazzurra bergamasca mai.