L’Atalanta a Parma, la provinciale che ha vinto di più giocando meno in A. E dove (in bici) ha «giocato» pure Felice Gimondi

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A Parma hanno vinto 21 scudetti, ma mai nessuno nel calcio. Il tabellino segna 9 titoli nazionali nel volley (8 nel maschile), 10 nel baseball e anche 2 nel softball. Questo per far capire che l’anima sportiva dei ducali va da sempre oltre il calcio: anzi, i trionfi nazionali sono arrivati ben prima su altri campi, il taraflex del palazzetto su tutti, ma anche il diamante di sport più made in Usa ma che in questa parte d’Italia hanno tradizionalmente trovato terreno fertile. Del resto anche la via Emilia è a suo modo una road 66, da qualche parte ti porta sempre e strada facendo s’incontra tanta vita: da Guareschi a Tondelli, da Guccini a Ligabue (prima il pittore, please), da “Paz” Pazienza a Fellini. La retrocessione tra i cadetti dei gialloblu locali è stata ovviamente presa male, soprattutto perché dopo lo sprofondo del 2015 con fallimento e ripartenza dalla D, le tre promozioni consecutive – impresa mai riuscita a nessuno – e il ritorno in A sembravano la premessa di un nuovo ciclo. Magari non vincente ma comunque più tranquillo delle montagne russe degli ultimi 16 anni, quelli dalla fine dell’era Tanzi in poi. Anche l’arrivo dell’ennesimo zio d’America in cerca di fortuna nel Belpaese aveva fatto ben sperare i ducali, ma come primo atto da presidente il magnate dello Iowa (Stato Usa famoso perché è qui che parte tradizionalmente la corsa alla Casa Bianca, per John Wayne e, se vi piace il rock duro, ma duro duro, per i Slipknot) Kyle J. Krause ha dovuto arrendersi all’evidenza, ovvero alla B. E così dopo un anno abbastanza confuso e un’inutile staffetta in corsa tra Liverani e il figliuol prodigo D’Aversa in panchina è arrivata una puntuale retrocessione preludio ad una “tabula rasa” a diversi livelli: il primo ingresso di peso è quello di Javier Ribalta (nomen omen), nelle ultime tre stagioni direttore generale dello Zenit San Pietroburgo e con un passato come scouting tra Juventus, Milan e Manchester United.

Javier Ribalta