Metti una sera a cena... il 2019 e il 2020. «Io, immortale per gli atalantini». «Ma se alzo un trofeo...».

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U n anno che finisce è un vecchio, per forza. Un anno che arriva è poco più che un ragazzo: di nuovo, per forza. Un anno che, finisce, in Italia, non può non sapere di calcio, specie se sono tempi in cui la Storia produce problemi che la politica non sa risolvere, per cui la gente, anche inconsciamente, guarda più che può altrove, e spesso al divertimento più popolare: il pallone che rotola fra due porte, e in televisione, e alla radio, e in internet. Una anno che inizia, di calcio è bene che sappia, almeno in Italia. Altrimenti, che inizia a fare?Anno vecchio e anno nuovo, questa volta, si sono incontrati a Bergamo (la scelta spetta sempre all’uscente), in un locale della Città Alta, ieri sera: l’ultima sera di dicembre; la sera del passaggio di testimone. Hanno discorso di tutto, durante la cena: esteri e interni, Trump e l’Ilva, la Siria, la Libia e le pensioni, l’Africa e l’Europa; avevano gli occhi pieni di preoccupazione e poveri di speranza. Poi, verso la fine, fra il secondo e il dolce, mentre ordinava un’altra bottiglia di minerale, perché è sempre una pena avere un dito d’acqua ormai tiepida nel bicchiere mentre ci si appresta al tiramisù o alla crostata, Duemiladiciannove ha osato alleggerire il finale della serata. Parlando di Atalanta.