Ogni partita, una storia. Atalanta-Napoli è il derby di Giovanni Vavassori: talento conteso, poi bandiera (nerazzurra)

storia. La storia di Dino Nikpalj

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V eni, vidi, Vava... Al secolo Giovanni Vavassori da Arcene, uno che a Napoli ci ha lasciato il cuore nonostante i suoi natali molto bergamaschi (come il carattere, del resto) e una carriera dove i colori nerazzurri hanno lasciato una traccia indelebile. In campo e in panchina. Un personaggino il Vava, Giulio Corsini lo fa esordire in serie B alla seconda giornata del campionato 1970-71 a 19 anni ancora da compiere e lui non esce più dall’undici titolare. Salta solo 3 partite, nell’ultima (quella col Bari in casa) è squalificato e viene sostituito da un altro deb assoluto, Antonio Percassi, 18 anni ancora da compiere. “Fisicamente e tecnicamente a posto. Tant’è vero che anche i tecnici della Nazionale giovanile lo hanno notato, convocandolo già una volta a Coverciano, per selezionare gli elementi da includere nella formazione degli azzurrini” scrive L’Eco del futuro presidente nerazzurro. A fine stagione Percassi colleziona solo quella presenza ma entra comunque nel giro della prima squadra, il Vava rientra nella partita successiva e non ne salta più una, comprese le due degli spareggi che portano l’Atalanta in A. Nella massima serie colleziona 29 presenze su 30 partite e salta solo l’ultima con il Napoli per un infortunio rimediato in uno scontro con Prati nel match con il Milan. Su di lui si concentrano le attenzioni di diversi club di prima fascia. La favorita pare l’Inter che mette sul piatto Mario Bertini (che lascerà i nerazzurri solo nel 1977 e a Bergamo aprirà un negozio...), poi entra in scena il Milan vanamente e allora ritocca all’Inter, stoppata dal presidente Achille Bortolotti: “Hanno voluto fare i furbi? Bene, ora corrono loro”.