Ogni partita, una storia. L’Atalanta a Cagliari ritrova Pisacane: esordio contro Gasp, il premio del Guardian, la panchina

storia. La storia di Dino Nikpalj

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S i giocava ancora al Sant’Elia, stadio nemmeno tanto vecchio in verità. Anzi, per gli standard italici era pure tra i più moderni visto che era stato inaugurato nel 1970 dopo lo storico scudetto del Cagliari che fino a quel momento giocava al glorioso Amsicora. Ma con il passare degli anni il vulcanico (citofonare a Brescia per informazioni…) presidente Massimo Cellino si era messo in testa che ne servisse uno nuovo perché il Sant’Elia era troppo grande e comunque poco adatto alle esigenze del calcio moderno, a cominciare dalla copertura parziale e dalla pista d’atletica molto old style. Del resto ai tempi in uno stadio ci doveva stare di tutto, comfort e altri concetti contemporanei erano una cosa abbastanza astrusa. Fatto sta che in un infinito braccio di ferro con chiunque Cellino comincia a far girare la squadra rossoblù in ogni dove. L’ultima partita al Sant’Elia versione originale è proprio contro l’Atalanta, 31ª giornata della stagione 2011-12, 2-0 per i sardi, poi inizia un bizzarro viavai che tocca prima la non vicinissima Trieste (i nerazzurri ci giocano la prima giornata del campionato 2013-14) e poi Quartu Sant’Elena dove il debutto è ancora con i nerazzurri a settembre 2012: stavolta finisce 1-1, Consigli para due rigori ma sugli spalti non c’è nessuno perché il prefetto di concedere l’agibilità non ci pensa proprio. Potrebbe andare peggio? Certo che sì, perché Cellino e il sindaco di Quartu vengono travolti da un’inchiesta giudiziaria e il patron rossoblù passa la mano a Tommaso Giulini che nel 2014 riporta la squadra in un Sant’Elia versione ridotta, in pratica uno stadio con tribune metalliche posticce dentro lo stadio originario. Ed è qui che entra in campo Fabio Pisacane, attuale allenatore degli isolani. Qui e non nell’adiacente Unipol Arena, costruita negli anni a venire dallo stesso Giulini in attesa sempre più infinita del nuovo stadio che dovrebbe sorgere proprio al posto di un Sant’Elia letteralmente fatto a fette, un monumento alla decadenza del calcio.