Atalanta, una stagione rimasta a metà strada: l’inizio choc, la crescita di risultati, l’incompiutezza tecnica

scheda. L’approfondimento di Gianluca Besana

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L’ 1-1 del Franchi contro la Fiorentina ha inciso poco sul piano del risultato, e molto di più su quello simbolico. Negli ultimi novanta minuti della stagione, infatti, l’Atalanta ha finito per riassumere tutti i temi che hanno attraversato il primo anno del dopo Gasperini. Una squadra buona nel palleggio anche se poco veloce, a tratti padrona del campo, ma quasi mai davvero spietata nel trasformare il controllo della partita in occasioni e superiorità offensiva concreta. Ed è proprio questa sensazione di incompiutezza il tratto che più di ogni altro accompagna la stagione dell’Atalanta. Più che una vera analisi, però, il pezzo che segue vuole essere soprattutto una riflessione di fine stagione. Un modo per chiudere il cerchio su questi mesi e fissare le impressioni lasciate dall’annata appena conclusa. Da inizio settimana prossima, invece, inizieremo a lavorare in maniera più mirata sull’Atalanta che prenderà forma, cercando di capire quali direzioni potrà prendere la squadra nel prossimo futuro. Per iniziare sottolineiamo ancora una volta, che la stagione appena conclusa è tutt’altro che fallimentare, come invece l’ha definita qualcuno. L’Atalanta ha raggiunto gli ottavi di Champions League, la semifinale di Coppa Italia e ha conquistato un’altra qualificazione europea. Eppure, ed è proprio questo che ha forse alimentato le critiche più accese, attorno alla squadra è rimasta costante la percezione che il potenziale della rosa fosse superiore rispetto a quanto mostrato sul campo. L’Atalanta ha trascorso l’intera stagione in un equilibrio precario tra due identità: troppo lontana dalla ferocia verticale costruita da Gasperini, ma mai davvero capace di definire una nuova idea di calcio pienamente riconoscibile.