Il prof. Caudano guarda l’Inter vincere la finale di Coppa Italia e pensa all’Atalanta in Europa. E a un sogno che non finisce

storia. Il nuovo racconto di Stefano Corsi

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A cquartierarsi a guardare la finale di Coppa Italia con una parvenza di neutralità che dipende da un’incertezza di fondo. Si sa: per andare in Conference bisogna sperare che l’Inter batta la Lazio. “Ma conviene andarci, in quell’Europa minore?”, si chiede il professore Caudano mentre le squadre si schierano in campo. Un amico di Claudio, un toscano arguto che ogni tanto sale in Piemonte per ragioni di lavoro, una volta che al bar si parlava di quel torneo, visto che la Fiorentina lo ha disputato per tre anni, giungendo due volte seconda, ha buttato lì una battuta fulminante: “La Conference? Fa ripassare tanta bella geografia”… Elvio non l’ha scordata, sicché si chiede se varrà la pena restare aggrappati all’Europa minore pagando il prezzo di viaggi con mete peregrine e di settimane devastate da trasferte improbabili per la partita del giovedì, contro avversari da cercare con pazienza sull’atlante. “In rete, boomer!”, si corregge. Intanto, l’Inter segna, carambola e autogoal. Il professore ha un istintivo moto di esultanza e, poiché la verità si manifesta nei momenti topici, impastata con le emozioni che suscitano, il dubbio si scioglie: ha più voglia di Europa che paura della stanchezza e dei disagi che l’Europa periferica può infliggere. “Ormai”, pensa, “è un’abitudine, per l’Atalanta, non restare nell’angusto e un po’ tossico giardinetto italico. Speriamo che l’Inter tenga!”…