T ifoso sentimentale, il professor Caudano ha zero interesse per il mercato, poca competenza sulla tattica, grande amore per la tecnica e inevitabile considerazione per le storie che dentro il calcio si annidano. Ecco perché, nella sera di fine agosto in cui assiste in tv al match ungherese contro l’Hapoel di Tel-Aviv, ben presto trova ragione per distrarsi. La partita procede secondo un canone abbastanza noto, in questo agosto. Ora più ora mano, l’Atalanta ha mostrato le inevitabili difficoltà che sorgono nell’apprendimento di un modulo nuovo, se non di una filosofia. Contro gli indemoniati avversari del preliminare di Conference, era stato un discreto incubo all’andata e appare subito complicata anche al ritorno. Il povero Elvio non sa capire perché, ma si fida quando legge che il gioco di Sarri si ispira a criteri praticamente opposti a quelli del calcio di Gasperini, e immagina la fatica dei calciatori. L’Hapoel pare il Barcellona. L’Atalanta arranca, sbanda, traballa. Errori individuali di Kolasinac ed Ederson impensabili in altre stagioni. Impalpabilità di molti altri. A tratti, la sensazione che la squadra sia in balia dell’avversario, per quanto modesto. Dai e dai, un nome viene alla mente del professore: “E Marten? Il nostro Martino in questo centrocampo non può avere mai spazio?”.