I l “cantiere” di Maurizio Sarri è arrivato a Torino con la voglia di smontare qualche impalcatura e svelare qualcosa di definitivo della sua struttura. Purtroppo i 90 minuti di Torino hanno sancito che il cantiere nerazzurro resta aperto e di impalcature levate per mostrare qualcosa della costruzione che c’è sotto se ne sono levate poche, anzi pochissime. Alla vigilia della sfida con la Juventus, l’allenatore aveva del resto descritto questa prima stagione come un «anno di costruzione», ricordando quanto fosse complicato modificare in poche settimane abitudini consolidate attraverso anni di un calcio profondamente diverso. Qualche struttura, però, avrebbe dovuto cominciare a reggere. Sarri aveva indicato soprattutto nella fase difensiva una delle situazioni sulle quali misurare i progressi dell’Atalanta. Nelle prime giornate aveva visto una squadra «troppo bassa» e «troppo passiva», mentre contro il Cagliari aveva riconosciuto un passo avanti nell’altezza del baricentro e della pressione. Torino avrebbe dovuto dire qualcosa in più sulla direzione intrapresa ma di segnali ne sono arrivati pochi. La Juventus ha rappresentato un test particolarmente significativo, anche per la difficoltà di racchiudere il calcio di Spalletti dentro una struttura rigida. Posizioni e sistemi sono cambiati durante la stessa partita, obbligando l’Atalanta a riconoscere continuamente uomini, spazi e riferimenti. Il 2-0 finale ha consegnato a Sarri la terza sconfitta consecutiva in campionato, e ha raccontato una partita complicata oltre il rotondo risultato. Alcuni meccanismi hanno funzionato meglio, altri hanno continuato a incepparsi proprio quando il gioco si è avvicinato alle zone decisive, determinando gli errori chiave nella sconfitta.