Una lettera altera l’umore del prof. Caudano. E il calcio (e l’Atalanta) non possono migliorarlo

storia. Il nuovo racconto di Stefano Corsi

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U na mail, una foto. Una scuola, brutta, lontana. Prefabbricato immerso in una sera d’estate che, direbbe Gadda, “dispera di sé”. Periferia di Ancona. Perché la mittente racconta che si è sposata lì e che lì l’anno prossimo insegnerà, primo anni di ruolo. Alle medie.

Il professor Caudano legge. A scrivergli è un’ex alunna di almeno dieci anni fa. La ricorda distintamente. Ricorda distintamente anche di averla bocciata. Noi lui solo, certo. Ma il contributo di latino ci fu. Tanto è vero che la neo insegnante rievoca i suoi 3 nelle versioni, puntuali. Senza acrimonia. Il tono non è quello dell’«ha visto che vi eravate sbagliati, che ce l’ho fatta comunque?».

O, se lo è, è magistralmente dissimulato.

Perché la scrivente afferma anzi di voler bene a tutti i libri che il professor Caudano le ha dato da leggere in quei due anni culminati con la bocciatura sulla soglia del triennio. Specie al Velocifero. Il buon Elvio ripensa al romanzo di Santucci, che ha tanto amato e che gli pare così remoto rispetto al tempo che vive, all’imperversare dell’intelligenza artificiale, alla pervasività dei social. L’estate in cascina dei due fratellini: un’altra estate, un’altra epoca.