1° dicembre 1923, crolla la diga del Gleno In un filmato i racconti dei sopravvissuti

1° dicembre 1923, crolla la diga del Gleno
In un filmato i racconti dei sopravvissuti

Il 1° dicembre di 91 anni fa la diga del Gleno, in Val di Scalve, si squarciò per una settantina di metri. L’acqua si riversò a valle e distrusse tutto: i morti furono più di 500. In rete un video commovente con i ricordi degli anziani, allora bambini. Per non dimenticare.

«Era come un terremoto, un tuono». «Un rumore come di grosse pietre che rotolano». «Non sapevamo che fosse tutta quell’acqua, faceva paura». I sopravvissuti raccontano davanti alla telecamere i tragici momenti di quel primo giorno di dicembre di 91 anni fa. Il video è stato realizzato nel 2003 a cura di Davide Bassanesi, prodotto dalle Officine Video di Darfo Boario. Commissionato nel 2003 dalla Comunità Montana di Scalve in occasione dell’ottantesimo anniversario del crollo, l’anno successivo fu premiato al festival di Cesena l’anno successivo.

Contiene tante fotografie di quei giorni, immagini della diga in costruzione, della mastodontica barriera che sbarrò la conca del torrente Povo a circa 1.500 metri di quota e formò un lago artificiale. Poi le testimonianze di coloro che mai hanno dimenticato quell’esperienza vissuta da bambini, in cui hanno perso parenti e amici: una ricostruzione di 45 minuti, commovente ed emozionante.

Un’immagine d’epoca di Bueggio e della Valle del Gleno con lo squarcio nella diga

Un’immagine d’epoca di Bueggio e della Valle del Gleno con lo squarcio nella diga

Le vecchie fotografie, insieme a un breve filmato dell’epoca mostrano la costruzione ciclopica, danno il senso dell’ambiente povero di quegli anni, in una Valle di Scalve dove i bambini cominciavano a lavorare nelle miniere quando avevano otto, nove anni, dove tanti giovani partivano, emigravano in cerca di fortuna. Il grande cantiere del Gleno aveva portato un poco di benessere, la manodopera di certo non mancava e i committenti ne approfittarono: i lavoratori restavano sul cantiere per giorni e settimane senza scendere a valle, al punto che il parroco di uno dei paesi della valle denunciò questa situazione.

«Quei ruderi inquietanti fanno ancora da guardia al laghetto e alla vallata – dice la voce narrante negli ultimi minuti del filmato – il tempo e la natura hanno lentamente fatto il loro corso, le ferite del passato sono cancellate, il dolore e la memoria quelle no, quelle non si può».

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Commenti (5) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito. I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati. Accedi per commentare
graziosa bigoni scrive: 04-12-2014 - 00:00h
mi scuso ho visto ora la data leggendo bene
isadora
Isadora Brambilla scrive: 02-12-2014 - 14:49h
Filmato crudo, magnifico e struggente. Grazie di cuore per queste preziosissime testimonianze. Per non dimenticare. Mai.
stefano cortesi scrive: 02-12-2014 - 00:15h
Un emozione grande. L ho mostrato a mia figlia...mi ha risposto...sconvolgente è commovente. Complimenti a chi L ha ideato?
Edoardo Ogliari scrive: 01-12-2014 - 17:55h
Complimenti per la scelta di questo preziosissimo, commovente documento, che ci mostra anche la semplicità della vita in montagna di un secolo fa. Da far conoscere ai più giovani... Grazie. Edo
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