Lunedì 20 maggio 2013

Contratti, lavoro, pensioni
Il piano del ministro Giovannini

«Da qui fino a giugno ci concentreremo sul piano giovani». Lo spiega il ministro del Lavoro Enrico Giovannini in un colloquio con Repubblica: secondo il quotidiano l'obiettivo è quello di ridurre la disoccupazione dell'otto per cento portandola al 30% dai livelli record attuali. E in campo potrebbero esserci tra i 10 e i 12 miliardi di euro, se non di più.

Giovannini, scrive Repubblica, insiste nel parlare di "manutenzione", non di una nuova riforma della legge Fornero. Intende muoversi nel solco della legge '92, monitorando gli effetti della legge, come questa stessa prevede.

Tra gli interventi le correzioni ai contratti a termine, con l'ipotesi di tornare ai vecchi intervalli sulla quale il governo è favorevole. C'è poi "l'idea", come continua a dire Giovannini, della staffetta anziani-giovani sul posto di lavoro. Ma il lavoratore anziano andrebbe in part time e per non perdere i contributi pieni avrebbe bisogno di una integrazione da parte dello Stato.

Frenata, invece, come ha ripetuto lo stesso ministro parlando al Senato, sull'ipotesi di ridurre il costo del lavoro sui giovani assunti. Studi fatti all'estero, ripete il ministro, "ci dicono che devono realizzarsi diverse condizioni perchè abbiano effetto". E aggiunge: "Non è detto che in questa fase economica questa sia necessariamente una priorità ". Piuttosto il governo punta sulla riforma dei centri per l'impiego, perchè "bisogna prendersi cura dei giovani". Infine riaprirà il cantiere delle pensioni, per rendere più flessibile l'uscita dal lavoro prima dell'età pensionabile ma con penalizzazioni proporzionali.

Vediamo nel dettaglio le proposte

I CONTRATTI A TERMINE
Oltre il 70 per cento delle assunzioni avviene con contratti a tempo determinato. La legge Fornero ha mutato, allungandolo, l'intervallo temporale tra un rinnovo e un altro. Ha stabilito che per il rinnovo del contratto con una durata fino a sei mesi debbano passare due mesi anziché dieci giorni come prima e che per i contratti con una durata superiore debbano trascorrere tre mesi anziché venti giorni. Sindacati e Confindustria sono d'accordo nel tornare indietro.

LA STAFFETTA
E' in fase di sperimentazione in Lombardia e Emilia Romagna. Ma il lavoratore anziano andrebbe in part time e per non perdere i contributi pieni avrebbe bisogno di una integrazione da parte dello Stato.

SGRAVI FISCALI
Difficile ridurre il costo del lavoro per i giovani assunti. Dubbi sugli effetti della decontribuzione e defiscalizzazione

PENSIONI
Consentire un'uscita anticipata a patto di penalizzazioni, cioè con un assegno più basso. Considerando come età del ritiro i 66 anni e tre mesi fissati per il 2013, quel testo lascia la scelta al lavoratore: con 35 anni di contributi potrebbe andare in pensione tra i 62 e i 65 anni accettando un taglio dell'assegno fino all'8%.

e.roncalli

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