Brennero chiuso?
Europa in pericolo

Gli scontri al Brennero tra le forze dell’ordine e cinquecento Black-bloc provenienti dall’Italia, dall’Austria e dalla Germania hanno ancora una volta messo in evidenza le difficoltà di rapporti diplomatici tra Roma e Vienna connesse all’emergenza dei migranti, anche se ieri qualche parola distensiva è stata pur pronunciata a livello dei due governi.

Sia il ministro degli Interni austriaco Wolfgang Sobotka che il suo omologo italiano Angelino Alfano hanno ripetuto e assicurato che «nessun muro» verrà costruito al Brennero: certo l’austriaco chiede all’italiano «di fare la sua parte» perché la circostanza sia scongiurata, e l’italiano risponde «che sta già facendo così bene il suo lavoro» che i soldi che si vorrebbero spendere per la barriera alpina potranno essere utilizzati in maniera ben più profittevole. Come si vede, uno scambio non ostile ma pieno di diffidenza reciproca, peraltro giustificata dal retroterra politico da cui l’uno e l’altro si debbono guardare: a Vienna si sta per svolgere il ballottaggio per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica che vede favorito l’ultrà di destra Norbar Hofer (favorito con oltre il 35 per cento dei voti); a Roma c’è un governo che subisce la critica di forze come la Lega che ieri, per esempio, davano pienamente ragione a chi vuole chiudere la frontiera austriaca a causa delle inadempienze italiane nel bloccare e respingere i migranti. Si capisce dunque come Sobotka e Alfano si muovano con i piedi di piombo al pari di tutta l’Europa non razzista che guarda alla partita del Brennero come alla prova del nove della esistenza (ancora) in vita del Trattato di Schengen di libera circolazione delle persone e delle merci all’interno dell’Unione.

«Un Brennero aperto ha un triplice significato – notava ieri il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni –: storico, simbolico ed economico» e il presidente del Parlamento europeo Martin Schultz avvertiva che se in Europa dovessero vincere, sull’onda della paura, i partiti dell’estrema destra non solo Schengen ma la stessa Unione sarebbe in estremo pericolo. Di sicuro non giovano all’azione di chi vuol fermare le forze xenofobe le dimostrazioni violente come quella inscenata ieri dai Black-bloc con diversi feriti tra poliziotti italiani e carabinieri: a loro è andata la solidarietà delle forze politiche del centrodestra e di diversi esponenti renziani del Pd ma nessuna parola è stata spesa, per esempio, dalla sinistra e nemmeno dai Cinque Stelle che, sul tema migranti, debbono ancora decidere se sposare in toto la linea «dura» più volte emersa sul blog di Beppe Grillo o quella più dialogante che emerge qua e là nel confronto parlamentare.

È certo che il destino della frontiera italo-austriaca sarà determinato dall’esito finale delle elezioni oltreconfine, e se non ci sarà uno sconfinamento a destra si troverà un compromesso con l’Italia.

Ma nel frattempo la questione più generale delle frontiere dovrà essere discussa nel vertice europeo di giugno quando andrà all’ordine del giorno il Migration Compact presentato dall’Italia: un piano di patti e contratti con Paesi terzi (africani) da dove i migranti partono e attraverso i quali passano, per scambiare con loro opportunità di sviluppo. È in sostanza il famoso «aiutiamoli a casa loro» così da diminuire o rallentare quel flusso verso l’Europa che sta terremotando l’Unione e gli equilibri politici dei singoli Stati.

L’ostacolo contro cui rischia di fermarsi l’ambizioso piano italiano è naturalmente quello delle risorse: con quali soldi si finanzia lo sviluppo di quei Paesi? La proposta iniziale degli eurobond è stata bocciata dai tedeschi, e ora si cercano alternative. Il consenso all’idea di Renzi è vasto ma se non si risolve la questione del «chi paga», quella rischia solo di essere una brillante uscita del governo di Roma. In caso di fallimento di questo ennesimo tentativo di dare una qualunque strategia Ue per i migranti, il muro del Brennero rischierebbe di diventare una realtà effettiva, e con essa quella di nuovi scontri al confine, nuove tensioni, nuove paure.

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