L’italia cresce poco,  malattia cronica

L’italia cresce poco,
malattia cronica

Siamo alle solite. Il nostro Paese è il peggiore in Europa per crescita: troppo bassa. E per uscire dalle secche della crisi non basta vivacchiare, bisogna crescere con energia e scrollarsi di dosso le tossine dell’inefficienza e dell’instabilità. Gli ultimi a tirarci le orecchie sono stati gli economisti del Fondo monetario internazionale secondo i quali l’Italia crescerà nel 2017 dello 0,8%, stesso livello per il 2018. Per quest’anno si tratta di appena un decimo sotto le già risicate previsioni del governo, ma tanto è bastato per fare scattare gli allarmi, anche perché le cause di questa scarsa crescita sono le solite: alto debito e instabilità politica.

Questa volta però l’Fmi dice che si è aggiunta una terza causa, una new entry: la fragilità del nostro sistema bancario, una debolezza che è ormai sotto gli occhi di tutti. Per quel che riguarda il sistema bancario sono finiti sotto la lente di ingrandimento i crediti non esigibili, quelli che in inglese sono definiti non performing loan (Npl) che pesano ancora in maniera troppo rilevante sui bilanci delle nostre banche.

Gli altri difetti del sistema finanziario li conosciamo da tempo: troppo frammentato e con una incapacità a fare le aggregazioni giuste al momento giusto. Eclatante la situazione del Monte dei Paschi: si accusa sempre e solo la politica che ha e ha avuto le sue responsabilità, ma spesso si tacciono le responsabilità locali evidenziatesi in particolare quando a metà della prima decade del nuovo secolo si bloccò da Siena l’aggregazione con la Bnl per paura di perdere la propria autonomia e il controllo sulla cosiddetta «banca del territorio».

In secondo luogo le nostre banche hanno sempre fatto grassi guadagni sulla gestione del risparmio: montagne di soldi di tanti piccoli risparmiatori assicurate da una gran mole di facili investimenti in titoli di Stato, una cassaforte facile e a portata di mano. Ma ora i risparmiatori sono in fuga dalle banche ed anche i titoli di Stato non sono più quella granitica sicurezza del passato con il nostro spread che sta lì ogni giorno a segnalarci la loro fragilità. Così quella che fino a ieri sembrava la rocca sicura del nostro sistema finanziario oggi si dimostra essere un fragile castello di sabbia.

Le altre due cause della bassa crescita le conosciamo fin troppo bene. Il debito è una montagna della quale non si vede ormai più la vetta. E non è neppure vero che la causa è tutta nei vituperati anni Ottanta, quelli della spesa pubblica facile. In termini assoluti il debito è cresciuto di oltre il 60% fra il 2001 e il 2011, gli anni del berlusconismo rampante. Sembra essere tornato di moda il dibattito sulla cessione degli asset pubblici per ridurlo. Una favola: l’unica vera medicina per farlo scendere è quella della crescita. E qui il cane pare mordersi la coda. Pare, perché la soluzione sta tutta in sane politiche economiche pubbliche, con una spesa assennata, tasse giuste e investimenti in infrastrutture.

L’ultimo spauracchio è quello della instabilità politica. Si può dire quel che si vuole, ma la sconfitta del sì al referendum sulle riforme è stato interpretato in un solo modo: l’incapacità di cambiare il nostro sistema istituzionale, di fare riforme indispensabili, di dare stabilità al nostro sistema elettorale ed efficienza al sistema legislativo ed esecutivo.

Se a questo si aggiunge che i sondaggi ormai da mesi danno in vantaggio il Movimento 5 stelle il cerchio si chiude: per gli osservatori questo vuol dire vedere avvicinarsi al governo un movimento che ha già dimostrato ampie incapacità amministrative, vedi la macroscopica situazione del Comune di Roma alla quale si aggiunge la solita litigiosità interna, morbo di ogni partito o movimento politico che sia.

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Commenti (4) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito. I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati. Accedi per commentare
RosannaVavassori
Rosanna Vavassori scrive: 22-04-2017 - 10:33h
uscire immediatamente dalla U.E e dazi doganali sui prodotti agricoli e manifatturieri. Risolto il problema. Diversamente, sarà un continuo piagnucolare perchè le fabbriche chiudono e vanno all'estero. fiat in testa.
Andrea Manzoni scrive: 22-04-2017 - 12:03h
Gent.ma, ha una vaga idea di come è composto il comparto economico manifatturiero italiano? E di quanto valgono le esportazioni rispetto alle importazioni e soprattutto rispetto al mercato interno? Evidentemente no, perchè altrimenti saprebbe anche quali sarebbero le conseguenze sull'economia italiana delle misure da Lei proposte e sostenute. Molto semplicemente, noi non siamo gli USA, siamo l'Italia, dare la colpa all'UE per la nostra situazione è un po' come prendersela con l'aspirina perché abbiamo l'influenza.
angelocer97.3513109517
Angelo Francesco Cereda scrive: 22-04-2017 - 13:05h
Usciamo dall'Unione Europea, come dice Lei, e poi vedremo il disastro che ne seguirà per tale scelta. Noi non siamo la Gran Bretagna, finiremmo ad avere crisi sempre più profonde por poi essere equiparati alle nazioni del Sudamerica. Disfare ciò che i nostri nonni e padri hanno costruito col loro lavoro e sudore non credo sia la soluzione ai problemi che abbiamo. Dobbiamo invece essere capaci di affrontare le problematiche, che sono tante, ed avere più voce in capitolo in ambito europeo, in primis l'immigrazione non controllata, che non possiamo affrontare da soli, a meno che affrontiamo la tematica in modo non pacifico e civile.
Lorenzo Frediani scrive: 22-04-2017 - 02:18h
La globalizzazione ha desertificato le economie dei Paesi ex-sviluppati e l'euro ha concentrato la crisi sui Paesi sudeuropei a vantaggio dell'area del marco. Del resto tutti coloro che hanno un briciolo di competenza economica sanno che il debito italiano è esploso in seguito al divieto impartito alla banca d'Italia di acquistare i titoli di stato in eccedenza. Così come tutti sanno, ma nessuno dice, che l'Italia è già fallita e il debito non potrà mai essere ripagato. Si tratta solo di decidere se espropriarlo prima o dopo aver celebrato la svendita degli ultimi gioielli di famiglia.
Andrea Manzoni scrive: 22-04-2017 - 09:50h
Lei non perde occasione per additare la "globalizzazione" come la causa di tutti i mali dell'umanità, dimenticandosi o forse solo ignorando che tutti gli indicatori socioeconomici dimostrano esattamente il contrario, nonostante la crescita demografica gli ultimi 50 anni hanno dimostrato la riduzione di fame, povertà, malattie e analfabetismo, guarda caso con la contemporanea diffusione di regimi democratici, stato di diritto è libero mercato. I regimi totalitari che purtroppo ancora opprimono alcune nazioni hanno, al contrario, indici di sviluppo inversamente proporzionali al loro rifiuto della globalizzazione, più sono chiusi e autarchici, meno si sviluppano. Sul debito italiano, i fatti e le statistiche sono più che eloquenti, sappiamo quanto, chi e perché, inutile e patetico dare la colpa ad altri, il problema dell'Italia sono gli italiani. Con i pregiudizi ideologici non risolveremo nulla, anzi, finiremo per regredire ancora di più, e non lo dico io, ma appunto gli studiosi più seri ed onesti.
Lorenzo Frediani scrive: 22-04-2017 - 13:28h
Basta leggere la *prima* riga del mio intervento per capire che io considero la globalizzazione la causa dei mali che, negli ultimi 20-30 anni (non 50), hanno colpito i paesi (ex-)industrializzati, non l'intero mondo. Per il secondo e terzo mondo la globalizzazione è stata un affare eccellente. Il totalitarismo non esiste fuori dall'immaginario della cultura di regime; fra demoplutocrazie, comunismi e fascismi cambiano solo le élites al potere e (in parte) i metodi di formazione dell'opinione pubblica. Infine i Paesi che resistono all'impero a stelle e strisce restano indietro perché sabotati da Washington, e questo si vede benissimo nel caso dell'Arabia Saudita, la teocrazia più arcigna del mondo, che però essendo utile allo zio Sam viene lasciata prosperare. PS: che il problema dell'Italia siano gl'italiani è il tipo di discorsi che ci si aspetta di sentire al bar dello sport.
Andrea Manzoni scrive: 22-04-2017 - 14:14h
Egr. Frediani, non frequento i bar sport, per cui vedo alla Sua indubbia competenza in materia, ma circa i luoghi comuni, gli alibi le banalità a buon mercato penso che in cima alla classifica ci siano proprio che la colpa di tutto sia, a turno o in contemporanea, della globalizzazione, dell'UE, dei migranti, dell'euro, dell'eterno complotto demoplutomassogiudaico, dei cattocomunisti, degli alieni, dei vaccini, delle scie chimiche, dei carnivori, ecc...dati di fatto a supporto delle Sue esternazioni accusatorie non ne ha, e del resto non può perché non ci sono. Buona domenica.
paolo cunico scrive: 21-04-2017 - 17:02h
non è una cosa dell'ultimo periodo. l'italia è il paese al mondo che ha avuto la peggior crescita economica degli ultimi trent'anni. hanno fato meglio paesi in guerra e addirittura quelli che hanno subito genocidi. tanto per renderci conto. e se si considera che MPS,di cui parlate,esiste da 545 anni e è sopravissuta a guerre,rivoluzioni,epidemie di peste bubbonica che sterminarono la popolazione,ci si rende conto che la classe politica è la peggiore degli ultimi cinquecento anni e sarebbero un male minore pure quelle sciagure pur di liberarcene
Andrea Manzoni scrive: 21-04-2017 - 16:38h
L'Italia è in stagnazione da decenni, la crisi mondiale ha solo sancito un dato di fatto, non siamo nemmeno riusciti a scalfire l'immane debito pubblico che ci trasciniamo dagli anni '90, anzi, la recessione e le politiche parassitarie a spesa invariata ci lasciano ancora al fanalino di coda, nonostante alcuni settori dell'economia riescano comunque ad ottenere buoni risultati. Il sistema non è competitivo per via del fisco bulimico sprecato in spesa inutile ed inefficiente, aggravato da intere regioni in depressione cronica che vivono letteralmente di assistenzialismo. Queste sono le criticità urgenti ed inderogabili a cui dare una risposta, qualunque sia la forza politica che deve governare, e per quanto sia comodo, non serve a niente dare la colpa all'unione europea, all'euro, alla globalizzazione, ai cinesi o alle scie chimiche, basta alibi, il problema dell'Italia sono gli italiani. Poi, se si vuole continuare ad illudersi, aggrappiamoci pure ai soliti pretesti, e buona fortuna.