Al freddo

Un piccolo terremoto, come se di scosse non ne avessero già avute abbastanza. È ciò che hanno avvertito gli sfollati del sisma dell’Emilia (maggio 2012) nel ricevere dall’Enel l’annuncio che sarebbe stata loro tagliata la corrente.

L’azione è tecnicamente ineccepibile e moralmente frustrante per chi ritiene che la solidarietà sia un valore primario d’una società civile. Le 450 persone al quarto inverno fuori casa, costrette a vivere dentro i 145 moduli abitativi (poco più che container), non hanno pagato le bollette e l’Enel sta procedendo all’azzeramento o alla riduzione al minimo (20%) della fornitura di energia.

La faccenda è il risultato di un accordo trasformatosi in equivoco. Fin da subito le bollette dell’Enel ricevute dagli sfollati erano state salate: nei moduli, fornelli, elettrodomestici e riscaldamento sono ad energia elettrica, quindi è impossibile non veder salire i consumi in modo significativo.

Per scongiurare un esborso pesante per chi aveva perso tutto o quasi (si trattava anche di cartelle da 1500 euro), il commissario per il terremoto Vasco Errani aveva siglato un accordo con prezzo calmierato con l’Authority per l’energia e poi con l’Enel. Ma quel protocollo è scaduto e nessuno si è preoccupato di prorogarlo o di rinnovarlo.

Così le 450 persone che oggi risiedono in alcuni paesi tra Ferrara e Modena si ritrovano al freddo di gennaio e a dover scegliere se cucinare un piatto di spaghetti o fare la doccia. Stiamo parlando di famiglie con bambini, di fatto gli ultimi a non poter tornare nelle loro case non ancora ristrutturate o a non poter acquistare un immobile per mancanza di liquidi. Tutto potevano immaginarsi tranne un altro sisma.

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