L’importanza della vitamina D Un po’ col sole, un po’ a tavola

L’importanza della vitamina D
Un po’ col sole, un po’ a tavola

Chiamata anche «vitamina del sole» (viene sintetizzata a livello della cute per effetto dei raggi solari), in età adulta è fondamentale per prevenire problemi di osteoporosi, mentre in età pediatrica la sua azione principale è garantire un’adeguata calcificazione delle ossa (la sua carenza provoca il rachitismo).

Ma non solo. Negli ultimi anni sono state evidenziate anche molte altre attività della Vitamina D: agisce come un ormone che regola vari organi e sistemi, tanto che la sua carenza è stata associata a diversi tipi di malattie, dal diabete all’infarto, dall’Alzheimer all’asma o alla sclerosi multipla, fino alla depressione.

«Si stima che oltre il 30-50% dei bambini e degli adulti, negli Stati Uniti, Europa, Medio Oriente, India, Australia e Asia, sia a rischio di carenza di vitamina D. È quindi importante, nei soggetti carenti o a rischio, l’integrazione con fonti esterne», osserva il dottor Gianluca Beretta, responsabile del Servizio di Medicina di Laboratorio del Policlinico San Pietro, cui fa capo anche il Centro Prelievi di Smart Clinic, innovativa struttura sanitaria del Gruppo ospedaliero San Donato recentemente inaugurata all’interno di Oriocenter. Se non l’avete mai «misurata» o è passato molto tempo dall’ultima volta, il Centro prelievi di Oriocenter, a cui si può accedere sia privatamente sia con ricetta rossa, resterà aperto per tutto il mese di agosto (dalle 7,30 alle 12, dal lunedì al sabato).

Dottor Beretta, perché tanti adulti e bambini sono carenti di vitamina D?

«La fonte principale di vitamina D è l’esposizione alla luce solare. Tutto ciò che riduce la trasmissione dei raggi solari UV-B sulla superficie terrestre o interferisca con la penetrazione dei raggi UV-B nella pelle ne influenza la sintesi cutanea. I problemi riguardanti la carenza della vitamina D in Europa, in particolare, derivano da diversi fattori: i Paesi si trovano generalmente a latitudini più alte; le popolazioni sono diventate sempre più urbanizzate e trascorrono meno tempo all’aperto (indagini statistiche indicano che i moderni abitanti delle città trascorrono l’80-90% del loro tempo al chiuso, limitando fortemente il potenziale per la produzione di vitamina D); l’introduzione di vitamina D con gli alimenti è esigua nella maggior parte dei Paesi europei e i livelli di integrazione raccomandati sono troppo bassi. La raccomandazione di evitare l’esposizione diretta al sole come prevenzione tumorale e lo stile di vita sedentario hanno inciso notevolmente su una buona quota della popolazione mondiale che oggi è a rischio di carenza di vitamina D».

Come si può porre rimedio a tutto questo?

«Pochi alimenti contengono naturalmente questa vitamina: tra questi pesci grassi (salmone, sgombro, aringhe) e oli di pesce (incluso l’olio di fegato di merluzzo), formaggi grassi e carni rosse, per cui è essenziale una corretta esposizione alla luce solare (l’ideale è un’esposizione di circa 10-15 minuti quando la quota di raggi UVB è maggiore ovvero dalle 10 alle 15) o l’integrazione. Attenzione però, anche il sovradosaggio (per quanto raro) può essere pericoloso. Prima di assumere un’integrazione farmacologica, quindi, è bene valutare la quantità di Vitamina D già presente nel sangue sotto la guida del proprio medico».

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