Quando il Novecento si studiava alle medie
La costruzione del Muro di Berlino nel 1961, simbolo della divisione del mondo del Dopoguerra in due blocchi contrapposti

Quando il Novecento
si studiava alle medie

Quando, nel 1975, Montale vinse il Nobel per la letteratura, chi scrive frequentava le medie: l’illuminata insegnante di italiano non solo dedicò al sommo poeta italiano del Novecento splendide ore di lezione, ma assegnò, a ragazzini tra i 12 e i 14 anni, lo studio a memoria di meravigliose poesie, come «Meriggiare pallido e assorto», «Cigola la carrucola del pozzo», «Spesso il male di vivere ho incontrato». In Storia si parlava di Hitler, di Stalin e dei totalitarismi del Novecento, si sapeva tutto del mondo diviso in due blocchi, Nato e Patto di Varsavia, e dei Paesi non allineati. Un’attenzione particolare era riservata anche al dissenso nei regimi comunisti, per esempio al movimento di Charta 77.

A casa si leggeva «La Rosa Bianca» di Inge Scholl, la storia del movimento giovanile di opposizione al nazismo. Per la verità, già il nostro maestro elementare, un «nostalgico», com’erano definiti allora, ci aveva intrattenuto a lungo su Mussolini e il fascismo. Non basta. L’insegnante di educazione artistica delle medie ci esercitava a disegnare osservando le opere di Klee (1879-1940) e ci portò a vedere, a Lecco, la mostra sul naturalismo lombardo da Gola (1851-1923) a Morlotti (1910-1992). L’insegnante di musica ci spiegava la differenza, non da poco, tra una serenata di Mozart e una canzone dei Pooh, che già allora furoreggiavano.

Tutto questo avveniva in una scuola media statale, come altre, della città di Bergamo, la «Petteni» di via Fornoni, nella seconda metà degli anni Settanta. Quei tre anni di media ci hanno lasciato un’impronta superiore persino a quella del blasonato, e un po’ supponente, liceo Sarpi, frequentato di seguito. Per non parlare dell’esperienza universitaria: viste le premesse, del tutto deludente.

Il dibattito odierno sul Novecento nell’ultimo anno dei licei ci lascia basiti. Ma come? Nel 2017 non si studia ancora il Novecento a scuola? Lo bazzicavamo già noi negli anni Settanta alle medie!

Com’è noto il ministero ha avviato la sperimentazione per ridurre gli anni delle superiori in Italia da cinque a quattro. Il critico letterario Alberto Asor Rosa ha scritto: «Invece di diminuire i corsi di un anno, si tratta di far entrare un secolo in più nei programmi». Davide Brullo ha replicato che una scuola moderna non significa meno Petrarca e più Cognetti: «Piuttosto che abbracciare certa modernizzazione, è meglio tenere il muso nel Medioevo; mai secoli bui furono più illuminanti».

Cent’anni fa iniziava l’ultima fase della Prima guerra mondiale, Pirandello firmava la commedia «Così è (se vi pare)», Freud il saggio «Introduzione alla psicoanalisi». Oggi i programmi di Storia di quinta liceo si fermano ancora, il più delle volte, al Muro di Berlino, quelli di letteratura a Calvino. Come trenta o quarant’anni fa. Senza considerare che la fisica, come avvertono gli insegnanti della materia, si ferma alle scoperte di Einstein, che vinse il Nobel nel 1921. I centovent’anni che, ormai, ci separano dall’inizio del Novecento non sono entrati a pieno titolo – anzi spesso non entrano per niente – nei programmi scolastici. Qualche decisivo passo avanti, in tutte le materie, bisognerà pur compierlo.

Il problema, forse, è un altro. Che si motivino gli insegnanti. In Italia la professione docente è stata progressivamente svilita. Gli stipendi degli insegnanti delle superiori oscillano tra 24 mila euro lordi annui, quando sono immessi in ruolo, a 39 mila alla fine della carriera. Il confronto con gli altri Paesi europei è impietoso. In Germania si parte da uno stipendio minimo di 48 mila euro, in Belgio da 38 mila, ma anche la Spagna ci batte: il minimo è 31 mila. Nella classifica Ocse, l’Italia si trova al 16° posto, ben al di sotto della media. Non è solo un problema di retribuzione, ma di autorevolezza. Da riconquistare sul campo.

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Commenti (7) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito. I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati. Accedi per commentare
Cristian Frigeni scrive: 18-09-2017 - 15:03h
articolo molto bello, bisognerebbe arrivare col programma del '900 fino alla costituzione dell' europa unita, i suoi trattati degli anni '90 e senza dimenticare il motivo principale della sua nascita, solo così i giovani patrimonio del futuro potranno decidere di accettarli o modificarli
Linke Airoldi scrive: 16-09-2017 - 11:28h
Ho iniziato il Classico quarantasei anni fa, tre anni o poco meno di Storia greca e romana e nei successivi due anni tutto il resto, arrivando a mala pena alla prima guerra mondiale. Una dei miei figli l'ha terminato cinque anni fa, ottima insegnante ma medesimo programma e a mala pena conosce le motivazioni che hanno portato alla costruzione del muro di Berlino e tutto ciò che ne è seguito solo perché la storia dal 1932 in poi ho cercato di raccontatagliela io. Vanno modificati i programmi, e naturalmente motivati gli insegnanti.
s.messori
silvana messori scrive: 17-09-2017 - 10:34h
mi baso su quello che la mia esperienza mi può dettare; ad un bambino di 6 anni, si devono fare compiere i primi passi, ad un ragazzo delle medie altri, a studenti di superiori dovrebbe essere esercitata la consapevolezza dei tempi in cui vivono, rileggendo il passato, ma con prospettive future. Mi pare che far conoscere l'intera storia è necessario per poter avanzare nella conoscenza e leggere(esempio portare in classe tutti i giornali oppure ora leggere ciò che succede nel mondo da un tablet) ciò che sta accadendo nell'oggi, e conseguentemente approfondendo argomenti specifici... ma questo richiede che nei programmi scolastici non ci siano paletti, ed insegnanti di ampia mentalità oltre che cultura che si basino sugli studenti che si trovano di fronte e non il contrario!
matteo cattaneo scrive: 10-09-2017 - 11:25h
Ma meno male che non si studia più il 900 alle medie. Il 900 è un periodo complesso e serve maturità per capire cosa è successo, capire le conseguenze, etc (non che gli altri periodi storici non siano complessi, anzi, però sono cosi lontani dai nostri giorni che l'incidenza sul nostro presente e limitata se non nulla). Inoltre per come si insegna in Italia (da decenni ormai) ovvero una marea di nozioni da imparare a memoria direi che si può aspettare anche le superiori...d'altra parte poi basta vedere come sanno studiare "bene" i ragazzi una volta arrivati all'università...imparano i libri a memoria e ripetono come pappagalli...
carla ferliga scrive: 11-09-2017 - 09:00h
Imparano i libri a memoria perché prima, nelle scuole precedenti, nessuno insegna loro a lavorare sul testo, cioè a "studiare". Noi ce lo trovavamo anche da soli, il modo di fare la sintesi dei capitoli: questione di sopravvivenza. Ora che tutto è pronto e confezionato, a portata di clic, in realtà si è meno "interattivi" di una volta che si aveva carta e penna... E' un discorso diverso dall'"imparare a memoria nozioni" alle elementari. Delle basi su cui poi ragionare vanno pur costruite, cioè, non posso arrivare all'Università a discutere di massimi sistemi e contemporaneamente anche memorizzare - per la prima volta in vita - ANCHE i nomi dei personaggi, le località, qualche data di riferimento etc. Anche la memoria si esercita e si trova il proprio metodo per "imparare a memoria". Ogni cosa va fatta a suo tempo, però.
matteo cattaneo scrive: 19-09-2017 - 17:55h
deduco vedendo quanti pollici versi...tutti pedagogisti qua dentro...
Riccardo Baldassarri scrive: 09-09-2017 - 12:09h
La buona scuola la fanno soprattutto i buoni insegnanti. Sono quelli che fanno il loro lavoro con passione e competenza, non come ripiego. Come riconoscerli? Basta chiedere agli studenti, loro sanno bene chi vale la loro attenzione.
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