Nato tra i fornelli giovane chef da Alzano al Tre Stelle di Parigi

Luca Adobati L’infanzia nel ristorante di famiglia poi la «gavetta» con Cracco e soprattutto i Cerea All’ombra della Torre Eiffel al fianco di Yannick Alléno.

Il destino di alcune persone è scritto già prima della loro nascita. Sono esseri umani che dal momento esatto in cui vengono al mondo sanno che cosa diventeranno. Di dubbi non ce ne sono. Mai. E Luca Adobati è sicuramente uno di questi. Nato «tra i fornelli» il 31 dicembre 1994 - andava di fretta, doveva «stegamare» come direbbe Bruno Barbieri, e non ha aspettato nemmeno la fine del veglione di Capodanno - ha deciso di seguire la storia della sua famiglia di ristoratori e di buttarsi nel mondo della cucina, dove lavora ancora oggi, che si trova in Francia, a Parigi, nel ristorante Alléno Paris 3 Stelle Michelin dello chef Yannick Alléno.

«La mia passione nasce dal mio dna - racconta Luca -: sono nato in una famiglia di ristoratori, sono cresciuto in mezzo alle pentole e ai tovaglioli. È stato facile innamorarsi della cucina e dei suoi profumi, quando per esempio mi svegliavo la mattina con il profumo di arrosto dello zio, oppure dello spezzatino in umido della nonna, oppure anche di quando rubavo di nascosto il ripieno dei casoncelli. Quindi a differenza di tanti che magari hanno preso la passione dalla nonna io l’ho presa non solo dalla nonna ma proprio da tutta la mia famiglia Adobati, che gestisce da 65 anni il ristorante Da Romano ad Alzano Lombardo (dove sono cresciuto).

Mi sono quindi innamorato della cucina fin da subito: già all’asilo i miei compagni sapevano che avrei voluto fare il cuoco da grande». E - sempre perché Luca va di fretta - in cucina è entrato da giovanissimo.

«Ho frequentato l’Ipssar Sonzogni di Nembro e durante gli anni di scuola, controcorrente rispetto ad altri miei compagni, sono riuscito a fare degli stage nei ristoranti Cracco e Da Vittorio. Ed è proprio Da Vittorio ad avermi proposto il primo contratto a 17 anni, durante la pausa estiva della scuola. Durante quei tre mesi e per tutto l’anno successivo ho lavorato nella banchettistica, girando tutta l’Italia per eventi incredibili: a 17 anni mi sembrava di volare». Terminata la scuola nel 2013, poi, subito Luca - che ancora va di fretta - ha le prime grandi occasioni. «Finita la scuola sia Cracco che Da Vittorio mi hanno contattato, vedendo probabilmente in me una forte voglia di crescere e imparare (perché, come dico sempre anche ai ragazzi che arrivano oggi per gli stage, non cerchiamo la tecnica in un ragazzo di 16-17 anni, ma la voglia e la determinazione di imparare in modo tale da farli crescere). Ho scelto Da Vittorio per una serie di motivi, tra cui la vicinanza alla famiglia. E quindi da luglio 2013, nemmeno il tempo di finire la maturità, ho iniziato a lavorare per la famiglia Cerea, stavolta nel 3 stelle Michelin».

All’inizio è stata davvero dura. «Mi ricordo ancora il primo giorno che il mio chef de partie mi chiese un topinambur e non sapevo come fosse fatto. Poi c’era una precisione e un ritmo incredibile. Ma da lì sono partiti 9 anni incredibili in cui ho imparato tantissimo, ho migliorato me stesso sia professionalmente che umanamente, e dove ho avuto la fortuna di girare il mondo e conoscere tantissima gente anche famosa, come quella volta che mi sono ritrovato Al Bano in una stradina a Portofino che mi chiedeva di accompagnarlo alla villa dell’evento perché non trovava la casa. E la famiglia Cerea per me è come una seconda famiglia: sono persone di un’umiltà pazzesca, che hanno raggiunto dei traguardi incredibili, sudandoli e lavorando senza sosta. Anche adesso che sono a Parigi, Chicco e Rossella Cerea mi chiamano spesso per chiedermi come va e di tenere duro (questo fa capire che persone siano)».

I miei maestri All’estero Luca ha lavorato poi da Noma a Copenaghen, «un ristorante che per me rappresentava il sogno del cassetto, perché stiamo parlando del ristorante che attualmente è il migliore al mondo nonché 3 stelle Michelin. Un’esperienza incredibile, dove eravamo in 60 in cucina e i piatti erano assurdi, dove magari per l’impiattamento di una singola portata ci volevano anche 10 minuti.

Poi sono stato anche Da Vittorio St.Moritz nella splendida cornice del Carlton Hotel di St.Moritz, in cui tra l’altro nel 2020 abbiamo ottenuto sotto la guida di uno dei miei grandi maestri Paolo Rota la seconda stella Michelin». Ora, invece, come detto, Luca è in Francia, per quella che considera «una tappa indispensabile per il bagaglio formativo di un cuoco.

Sono partito per Parigi con un contratto per il ristorante Alléno Paris Tre stelle Michelin dello chef Yannick Alléno, uno dei più importanti chef del panorama francese e internazionale, che vanta ben 13 stelle Michelin. Sono arrivato ad aprile e anche qui è stata davvero dura all’inizio. Il ritmo è davvero incredibile, devi essere preciso e rapido allo stesso tempo, altrimenti non arrivi in mise en place per il servizio.

Attualmente sono chef de partie nel reparto delle cotture, dalla carne al pesce, passando per le verdure e tutto quello che deve essere cotto al momento della comanda. Mi sono innamorato della loro salse, dei loro jus e mi piace molto la componente vegetale che utilizzano in tutti i piatti. È una cucina autoctona ma con parecchi spunti da altre cucine internazionali».

Nel futuro di Luca, però, c’è un sogno da realizzare: cucinare tra i fornelli del Da Romano ad Alzano Lombardo.

«Ovviamente Parigi è una città che ha tutto, ma dove mancano gli affetti che possiedi a Bergamo. Sono fortunato ad avere al mio fianco persone stupende che anche da lontano mi supportano e mi sopportano, come la mia fidanzata Maria Rita, che nonostante io sia poco presente e sempre in giro per lavoro capisce i miei sacrifici ed è sempre al mio fianco e non so davvero come farei sempre senza di lei. Ma anche la mia famiglia, con mio papà Walter, che è in assoluto il mio eroe e se oggi faccio questo lavoro è grazie anche a lui che mi ha trasmesso la passione per la ristorazione, poi mia mamma Lory, mia sorella e suo marito che proprio a Parigi mi hanno dato la bellissima notizia che diventerò zio di Leonardo. Bergamo però per me è unica. In un futuro mi vedo a casa, a prendere le redini del ristorante di famiglia. I sacrifici che sto facendo, i pianti che ho fatto e tutti i momenti belli e brutti che ho passato sono fatti per la mia crescita professionale per poi tornare a casa e per far sì che la mia famiglia i miei zii e i miei nonni da lassù possano essere orgogliosi di me».

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