Lavoro under 30, per uno su due la stabilità è un miraggio

GIOVANI E LAVORO. Il 50% è precario. E le paghe basse frenano i progetti di vita. Tra i 20 e i 24 anni lo stipendio medio è di mille euro lordi, 1.600 tra i 25 e i 29.

Trasformare il futuro in presente, passare dai progetti – dai sogni e dalle speranze – alla realtà. La stabilità, per un giovane bergamasco, arriva mediamente dopo i trent’anni: è solo da allora che lo stipendio inizia a essere consistente, è solo allora che la stabilità si consolida.

Lo racconta l’esperienza quotidiana di tanti, lo confermano le statistiche del mercato del lavoro. La fotografia che emerge dai dati dell’Inps, riferiti alla situazione di fine 2022 (l’ultimo aggiornamento completo disponibile), testimonia infatti come nella fascia 25-29 anni in media si guadagnino meno di 19mila euro lordi annui, cioè meno di 1.600 euro lordi, che netti diventano ovviamente ancora meno: pochi, spesso, per disegnare un orizzonte di stabilità. Anche perché, tra i 25 e i 29 anni, più del 40% dei giovani non ha un contratto a tempo indeterminato, percentuale che sale a circa il 50%, uno su due, (54.094 su 108.363 in termini assoluti) se si considera tutta la fascia dei lavoratori dai 20 ai 29 anni.

Come si entra nel mondo del lavoro

Sono situazioni dalle molteplici sfaccettature, che contengono al proprio interno infinite storie e biografie. Il primo passo nel mondo del lavoro è il più precario. Sono oltre 50mila i giovani bergamaschi tra i 20 e i 24 anni che lavorano: c’è chi entra in azienda dopo le scuole superiori e chi invece lavora per mantenersi negli studi universitari. Nel settore privato il 57,9% a quell’età ha già un contratto a tempo indeterminato; ma la retribuzione – i dati dell’Inps calcolano lo stipendio tenendo conto anche di chi non lavora tutto l’anno, ma solo per alcuni mesi – media di un dipendente supera di poco i 14mila euro lordi annui. Una piccola quota è inserita nella pubblica amministrazione, per lo più con contratto precario, mentre una fetta discretamente ampia si districa tra lavoro in somministrazione (gli interinali) e lavoro intermittente (chi lavora a chiamata), con guadagni complessivi limitati perché si tratta di un lavoro spesso saltuario. Un lavoratore interinale tra i 20 e i 24 anni – e sono ben 7mila in Bergamasca – guadagna poco più di 10mila euro lordi all’anno, un lavoratore a chiamata – se ne contano quasi 5mila a Bergamo e provincia – racimola meno di 2.800 euro l’anno. Così, appunto, facendo la tara tra tutte le tipologie d’impiego, difficilmente fino ai 24 anni un giovane bergamasco – ma la situazione non cambia nel resto d’Italia, anzi – porta a casa più di 12mila euro lordi all’anno, mille euro lordi al mese.

La «terra di mezzo»

Dai 25 ai 29 anni si vive un’età diversa: chi ha iniziato dopo il diploma rafforza la propria posizione, mentre i laureati cominciano a costruirsi un futuro in azienda (o nella pubblica amministrazione). Dei circa 56mila bergamaschi in quest’età che lavorano, il grosso lo fa come dipendente privato: è un «esercito» di circa 41mila persone, di cui quasi 30mila già a tempo indeterminato (il 72,2%), e con una retribuzione annua che supera i 20mila euro lordi. Nella pubblica amministrazione si superano i 3mila giovani di quest’età, ma meno della metà ha un contratto a tempo indeterminato, anche se comunque lo stipendio (attorno ai 20.800 euro lordi annui in media) resta in linea con quello dei lavoratori dipendenti privati.

L’altra faccia della medaglia è nella precarietà ancora diffusa, anche a un’età in cui si cerca la stabilità per concretizzare i progetti di vita. Ancora tra i 25 e i 29 anni resistono più di 5mila lavoratori interinali, le cui entrate superano di poco gli 11.600 euro lordi annui, e quasi 1.500 lavoratori a chiamata che non arrivano nemmeno a 2.700 euro lordi all’anno. Poi c’è una galassia più frastagliata, con 5.500 giovani bergamaschi attivi con altre forme contrattuali (lavoratori autonomi o parasubordinati, con meno tutele): alcuni con redditi più consistenti, come gli oltre 1.200 artigiani (con redditi di oltre 22.700 euro lordi annui), gli oltre 1.200 commercianti (reddito superiore ai 20.300 euro lordi annui), mentre fanno più fatica gli autonomi agricoli (ce ne sono circa 250 in Bergamasca, con reddito da 12mila euro lordi annui), i circa 200 collaboratori (i vecchi contratti «cococo» o a progetto, con reddito annuo attorno ai 12mila euro lordi), mentre i 1.100 professionisti si fermano a poco più di 18.700 euro lordi annui. La sintesi è che tra i 25 e i 29 anni la retribuzione media supera di pochissimo i 18.900 euro annui (circa 1.575 euro lordi al mese), e solo il 57% ha un contratto a tempo indeterminato.

La situazione oltre i trent’anni

Maggiori certezze arrivano solo dopo i trenta: i circa 58mila lavoratori bergamaschi tra i 30 e i 34 anni guadagnano infatti quasi 22.300 euro lordi l’anno, cioè più di 1.800 euro lordi al mese, e più del 60% ha un contratto a tempo indeterminato, il posto fisso. Tra i lavoratori dipendenti quasi l’80% è a tempo indeterminato, mentre nella pubblica amministrazione la stabilità arriva a un’età più tarda. Resiste una sacca di lavoro «fragile» tra interinali (più di 3.600 anche a quest’età) e a chiamata (quasi 900), mentre nelle forme di lavoro autonomo o parasubordinato – professionisti, imprenditori, collaboratori a progetto – i guadagni sono più consistenti. Ma ormai si avvicinano i 35 anni: la stabilità, in sostanza, arriva quando non si è più così giovani.

© RIPRODUZIONE RISERVATA