La burocrazia
anti-rilancio

In uno dei periodi storici più complicati dai tempi delle macerie del dopoguerra, di tutto c’era bisogno tranne che di un impianto normativo farraginoso e poco coerente come quello predisposto per fronteggiare l’evento pandemico. Da qui l’inevitabile difficoltà nell’applicazione dei dettati normativi, che sta provocando enormi disagi e ha riportato in primo piano l’eterno dibattito sui mali della burocrazia. Non va però fatta confusione fra l’etica burocratica, la cui valenza organizzativa e metodologica risulta spesso inevitabile e finanche utile, e la sua deriva fatta di sperperi, assistenzialismi e insopportabili staticità. Nei primi decenni successivi alla Seconda guerra mondiale, una tensione morale molto diffusa ha fatto sì che fosse calibrato al meglio l’equilibrio tra il ruolo dei vertici politici al governo del Paese e delle autonomie locali e quello delle burocrazie operanti ai vari livelli amministrativi. Tale equilibrio si è progressivamente rotto a partire dalla fine degli anni Settanta con l’escalation di concussioni e fenomeni corruttivi e un sostanziale peggioramento complessivo della nostra classe politica, culminato con «Mani pulite».

Quel repulisti di un’intera generazione istituzionale compiuto dai magistrati del pool milanese, come numerosi eventi successivi hanno dimostrato, non è riuscito a ricondurre politica e istituzioni sulla retta via.

Sua conseguenza principale è stata aver decretato la fine di quei grandi partiti che, anche se certo non esenti da colpe gravi, avevano quanto meno avuto il merito di preparare con apposite scuole di apparato la propria classe dirigente, riuscendo in molti casi ad esprimere personalità di comprovata levatura. Gli anni successivi a quella vicenda si sono sempre più caratterizzati per il costante degrado etico-culturale della classe politica e, per certi versi, la stessa sorte è toccata alla burocrazia. A ciò ha in larga misura contribuito l’adozione dello «spoil system» (sistema del bottino) che, regolato dalla legge 15 luglio 2002, ha previsto la cessazione automatica degli incarichi di alta e media dirigenza nella Pubblica Amministrazione, passati novanta giorni dalla fiducia al nuovo esecutivo.

Ciò ha letteralmente spazzato via il «merit system» (sistema del merito), in base al quale la titolarità degli uffici pubblici deve essere assegnata a seguito di una valutazione oggettiva della capacità di svolgere le relative funzioni, rimpiazzando tale vecchia buona pratica con l’affiliazione partitica dei vari candidati. Il colpo di grazia alla credibilità della classe politica e della stessa burocrazia lo ha poi assestato l’ingresso sulla scena del M5S, portatore di alcuni discutibili principi che hanno fatto velocemente breccia nella nostra società per mancanza di contrappesi credibili e di valore.

L’idea, ad esempio, che «uno valesse uno» ha fatto sì che responsabilità anche di primo piano potessero essere ricoperte da cittadini non dotati di alcuna professionalità ed esperienza. Tutto ciò ha sensibilmente ampliato gli spazi d’intervento di una «cattiva burocrazia» che ha contribuito ad agire da freno all’attuazione di ogni intervento legislativo allo scopo di evitare qualunque possibile rischio. Ne è da ultimo un esempio il «decreto rilancio», composto da ben 260 articoli per la cui attuazione si rendono necessari 98 decreti, molti dei quali richiedono il concerto di più ministeri.

Ogni inefficienza ha i suoi detrattori e i suoi supporter mascherati. Se nel nostro Paese le cose perdurano nella mediocrità da trent’anni e più (assai prima dell’ascesa del M5S), ciò significa che evidentemente sono molti i centri di potere che traggono vantaggio da una burocrazia costruita ad arte per rallentare e ingolfare processi statali di ammodernamento. L’efficienza e la trasparenza dei processi diventerebbero infatti i primi nemici della corruzione, dell’evasione fiscale, dell’economia sommersa, di ogni apparato criminale. L’efficienza e la trasparenza dei processi farebbero vincere la società perbene. Prepariamoci, dunque, ad altri trent’anni di disincanto.

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