L’economia dell’Atalanta: ricavi e costi in linea. E gli 80 milioni in meno che spiegano il bisogno di plusvalenze

scheda. L’approfondimento di Enrico Mazza

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L’ esercizio di bilancio dell’Atalanta, come quello di tutte le società di Serie A, si è chiuso al 30.06.2026. Questa data consente di registrare tutte le attività tipiche della stagione sportiva e far quadrare i conti prima dell’avvio della campagna trasferimenti. Indicativamente verrà approvato verso settembre e poi, convocata l’assemblea dei soci, depositato in Camera di Commercio. Dipende dalla volontà della società comunicare, anche in forma sintetica e in anticipo, i dati ufficiali. Solitamente possono essere visionati nei dettagli tra la fine di novembre ed i primi di dicembre. Molti di questi dati sono comunque già noti, ad esempio i diritti Tv o gli incassi da stadio. Altri necessitano di conferme, tipicamente quelli legati al calciomercato e agli emolumenti. In questo approfondimento non potremo definire quindi con esattezza tutti i costi e i ricavi ma, per quello che ci è consentito, sarà possibile descrivere come si è svolta la stagione economica dell’Atalanta, con ancora un’ultima premessa: la normativa consente alla società qualche spazio per poter anticipare o differire alcune componenti di costi e ricavi. Si chiamano politiche di bilancio e sono di stretta competenza del management.

I ricavi

Cominciamo dai diritti Tv, la componente più significativa dei ricavi: l’Atalanta ha chiuso la classifica al settimo posto rispetto al terzo dell’anno scorso (leggi QUI l’approfondimento). Questo ha comportato un lieve calo nell’introito complessivo che si è attestato sui 47 milioni. Lo definiamo lieve perché la ripartizione in Italia della torta dei diritti Tv tiene conto di svariati criteri, tra cui i risultati sportivi degli ultimi 10 anni. Per questo motivo il calo è risultato contenuto.