L a straordinaria cavalcata della Coppa delle Coppe del 1988 non regalò all’Atalanta una finale europea, ma lasciò qualcosa di altrettanto importante: la consapevolezza di poter abitare stabilmente quel palcoscenico. Per decenni il club aveva vissuto l’Europa come una parentesi affascinante ma occasionale. Dalla Mitropa degli anni Sessanta alle sfide contro Sporting Lisbona, Stella Rossa e Austria Vienna, ogni apparizione internazionale sembrava destinata a restare un episodio isolato. La semifinale contro il Malines cambiò almeno in parte questa percezione. L’Atalanta continuava a essere una società provinciale per dimensioni e risorse, ma iniziò a guardare oltre i confini italiani con una fiducia nuova. La crescita non si fermò con quella sfortunata serata del 20 aprile 1988. Al contrario, le stagioni successive dimostrarono come il percorso avviato dalla famiglia Bortolotti avesse radici solide. L’Europa smise di essere un’eccezione e iniziò lentamente a trasformarsi in una presenza sempre più familiare. Gli anni che seguirono avrebbero portato nuove qualificazioni, nuove città da scoprire e nuovi avversari da affrontare. Sarebbero state stagioni molto diverse tra loro, segnate da imprese sportive, episodi drammatici e trasferte che ancora oggi occupano un posto speciale nella memoria dei tifosi nerazzurri.