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Chimici, informatici e operai specializzati: il lavoro c’è, mancano i giovani che si candidano

Articolo. Una nuova analisi su dati Excelsior ha messo in evidenza per la provincia di Bergamo una nuova classifica dei profili più richiesti dalle aziende e dei titoli di studio più favorevoli a intercettare un posto di lavoro

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Anche la formazione insegue le nuove figure

Una disoccupazione fra i giovani di 15-24 anni in lieve aumento al 14,1% . Giovani Neet (ragazzi disoccupati che restano fuori da percorsi di formazione o di ricerca di un’occupazione) al 10,8% , una platea di 18mila giovani, uno su dieci (erano 44mila negli anni della Grande Crisi, 2008-2014).

Un bacino che al momento non fornisce quelle candidature necessarie a coprire una sola esigenza del mercato del lavoro: in provincia di Bergamo oggi è arrivata a oltre 21mila posti di lavoro ancora scoperti. Ma dietro a questi dati si scopre una doppia sorpresa.

La prima: quasi 7 aziende su dieci preferiscono assumere un ragazzo con diploma tecnico o con una qualifica professionale, vale nel 40,2% delle figure tecniche ricercate o nel 48,7% in alcune professionalità fra cui operai specializzati, conduttori di macchinari o di sistemi automatizzati. Si cerca un laureato solo nell’11% dei casi. Questo in generale. Quando si tratta di indicare «quale qualifica sia realmente necessaria» l’87% degli imprenditori non ha dubbi: la priorità è per il 29%, una su tre, verso un indirizzo meccanico . Ma è la seconda sorpresa ancora più spiazzante: «mancano i candidati giovani a ricoprire questi posti».

Ecco una prima spiegazione alla difficoltà di reperimento. Il famoso mismatch di cui si lamentano molto i nostri imprenditori in una ricerca su tre, raggiunge addirittura quasi il 50% dei casi, per un profilo su due, quando si tenta di pescare fra giovani under 25, con picchi che superano anche il 60% quando si guarda alle competenze o professioni più coinvolte nell’Industria 4.0. C’è poi anche un altro aspetto che arriva comunque a un importante, quanto altrettanto sorprendente 41% e che mette in evidenza una «inadeguata preparazione» di chi esce dai percorsi scolastici o formativi.

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