Made in China 2025
l’impero 4.0

Primo articolo. Analisi del maxiprogetto che trasformerà l’industria cinese e con lei quella di tutto il mondo

Sommario

La sfida per il primato globale
10 settori high tech
I paesi a rischio
Copiato il modello tedesco ma con più fondi
Cina: un mercato in cerca di modernizzazione
La trappola che Xi Jinping vuole saltare
Per la prima volta cala la forza lavoro
La fabbrica del mondo (digitalizzato)
Lo scontro è inevitabile, bisogna anticiparlo

La sfida per il primato globale

In Italia e in Europa si fa un gran parlare dell’Industria 4.0, un progetto di politica economica partito dalla Germania e che mira a trainare lo sviluppo di tutto il manifatturiero continentale.

A livello italiano si parla invece molto meno del suo antagonista, il Made in China 2025. Questo piano , ampiamente studiato e sottoposto a grande scrutinio nelle sue caratteristiche iniziali di policy nazionale da svariati centri di ricerca privati e pubblici fin da poco dopo la sua data di uscita (tra cui, per nominarne solo alcuni, Csis, Merics, Cfr oltre ovviamente al Trade Rappresentative Office statunitense)  rappresenta la chiara sfida cinese ai paesi economicamente avanzati (ossia quelli ad alta produzione tecnologica). All’interno di questo articolo utilizzeremo, ovviamente, parti di tali studi internazionali, come per esempio alcuni grafici che andremo ad analizzare in maniera più approfondita per capire come, con questo piano decennale, la Cina vada a sfidare su un territorio a loro storicamente congeniale quegli stati che sono stati i dominatori globali a livello internazionale , negli ultimi secoli, sia sotto il profilo economico che sotto quello strategico. Come ben individuato da ormai molti studiosi nel corso di questi anni dopo la sua promulgazione del 2015 e, inoltre, dopo il relativamente lungo iter di gestazione iniziato nel 2011, questa policy vuole spingere fortemente l’acceleratore cinese sullo “smart manufacturing”, ossia su tutte quelle tecnologie di produzione innovative che, quando utilizzate, da un lato producono un intrinseco aumento del volume della produzione (il cosi detto output produttivo) e, dall’altro, portano anche ad un aumento della qualità del prodotto finito (o, forse ancora meglio detto, possono portare anche alla produzione di un bene che presenta un maggiore valore aggiunto).

Come rilevato da più parti, ivi incluso dal piano cinese stesso che lo ripete insistentemente, il Made in China 2025 vuol fare diventare il dragone una superpotenza produttiva assoluta . È scritto, infatti, fin dalle prime righe del comunicato stampa cinese (anche nella sua versione inglese, che troviamo qui sotto in uno screenshot) . Sempre dallo stesso comunicato stampa risulta altresì chiaro, oltre ogni ragionevole dubbio, come il piano decennale sia solo un primo passo di un piano che si svilupperà su più livelli fino al 2049, anno del centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese.