Condividere fa squadra e crea spirito d’azienda

Tutti vorrebbero lavorare in un’azienda dove ognuno si impegna a fare bene il proprio lavoro dando la giusta considerazione al lavoro degli altri. Eppure non è così facile. Perché? Come riconoscere e affrontare gli ostacoli alla condivisione?

Più condivisione.
Idee e ostacoli di cui tener conto per affrontare un bisogno ricorrente

Gli studi sul clima aziendale e sulla convivenza organizzativa dimostrano che la qualità della condivisione è legata alla qualità del lavoro e che può fare la differenza anche sul piano della performance, proprio come in ambito sportivo il cosiddetto spirito di squadra può fare la differenza tra due gruppi con caratteristiche tecniche individuali simili.

Certo, tutti vorrebbero lavorare in un’azienda dove è forte il senso della condivisione, cioè dove ognuno si impegna a fare bene il proprio lavoro dando la giusta attenzione e considerazione al lavoro degli altri. Eppure condividere non è facile. Perché? Come riconoscere e affrontare gli ostacoli alla condivisione?

Sommario

Frasi tipiche sulla carenza di condivisione
Perché la questione è importante…
… e perché è facile sottovalutarla
Lo spirito di squadra
Studiare l’effetto Troxler in azienda
Pratiche per allargare la visuale
Un rituale quotidiano per la condivisione: stand-up meeting
La lezione delle organizzazioni ad altissimo rischio
Dal micro al macro: condividere metafore
Come remare nella stessa barca
Difficoltà e ostacoli persistenti

Frasi tipiche sulla carenza di condivisione

Supponiamo che qualcuno ci racconti di un’ipotetica azienda in cui ogni lavoratore pensa a fare bene il suo lavoro e non si preoccupa d’altro. Potrebbe trattarsi di un’azienda in cui le cose funzionano, perché in effetti è importante che ognuno faccia bene il proprio lavoro. Non è detto, però, che tutto vada al meglio.

Potrebbero infatti verificarsi alcuni degli episodi segnalati dalle seguenti frasi, registrate in aziende reali operanti in settori diversi:

«In generale, quando faccio il mio lavoro non riesco a essere focalizzato sul lavoro degli altri» ;
«Mi impegno, faccio il mio, ma non ottengo il giusto riconoscimento» ;
« A volte uno tenta di fare il suo, ma è difficile quando c’è incertezza sulla linea da tenere» ;
«Ci sono persone che vogliono fare le cose da sole e non coinvolgono i colleghi come dovrebbero» ;
«Ognuno vede se stesso e basta» ;
«Ognuno guarda il suo obiettivo e basta» ;
«C’è così tanto da fare che ognuno pensa solo a se stesso, a proteggere se stesso» .

In un’economia sempre più esigente dal punto di vista dei ritmi e dell’attenzione ai particolari può valere la testimonianza di un lavoratore di un’azienda metalmeccanica: «Il non vedere le esigenze degli altri deriva a volte dal “devo fare”» .
In altri termini: concentrandosi sul proprio fare capita che si perda la visione d’insieme.