Comuni e imprese, il piano per la sfida digitale

Articolo. Presentato il piano del governo per accelerare il passaggio dalla carta al digitale di tutti i servizi e pagamenti verso e dal cittadino e aziende. Si comincia con la riforma delle notificazioni digitali. Ma le amministrazioni locali sono ancora in ritardo sulle infrastrutture tecnologiche

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Pagamenti più veloci e meno sprechi

Sarà una rivoluzione digitale. La premessa, anche se con un occhio doveroso al passato, sembra colma di buone intenzioni. Per i Comuni e, più in generale, per la pubblica amministrazione si apre ulteriormente la fase di trasformazione che guarda sempre più alla messa al bando della carta per entrare a piedi uniti nell’era dei servizi digitali non solo nei rapporti fra le stesse amministrazioni e con il cittadino, ma anche nelle relazioni con le imprese. La spinta la dà il governo con il nuovo piano (riforma) delle notificazioni digitali (nota al Dpef) attraverso una piattaforma digitale gestita dalla società pubblica PagoPa. La piattaforma verrà utilizzata dalle pubbliche amministrazioni, dagli agenti della riscossione e dalle società iscritte in un apposito albo tenuto dal ministero dell’Economia, della quale i Comuni e le Province possono avvalersi per lo svolgimento delle attività di liquidazione, accertamento e riscossione delle proprie entrate.

È un passo importante, perché per le aziende del settore dei servizi innovativi e digitali questo spazio si prefigura come un nuovo spiraglio di mercato che si apre e in cui inserirsi. Tecnologicamente i Comuni sono obsoleti. E finora questo limite ha impedito un veloce passaggio al digitale in maniera efficiente. I dati che arrivano dalla Bergamasca non fanno che confermare questa fotografia: il sistema dei pagamenti elettronici PagoPa, sistema che dovrebbe consentire di saldare ogni tipo di debito con il proprio Comune – dalle multe fino alle tasse e imposte locali attraverso moneta elettronica come la carta di credito o il semplice bancomat – oggi è possibile in pochissime realtà. In provincia, per esempio, è vero che oltre 90% dei Comuni è già iscritto al sito dell’Agenda Digitale, ma sono pochissimi le amministrazioni – solo i centri più grandi, in genere – in cui il servizio non solo non è attivo, ma non è stato nemmeno impostato tecnicamente.

La situazione a Bergamo

Qual è il problema? I dati e le informazioni ci sono anche da gestire: per esempio oltre 6 Comuni su dieci ha già un’anagrafe digitalizzata. Ma poi non si riescono a trasmettere queste informazioni al centro, non sono ancora pronte le infrastrutture (dai software alle macchine) per inviare il dato.

«La difficoltà – spiega Giovanni Bonati, amministratore delegato della società di informatica Globo ed esperto di cittadinanza digitale – sono pari a quelle riscontrabili anche semplicemente nel conferire informazioni alle strutture nazionali competenti, come per esempio sta avvenendo nel monitoraggio dell’attuazione dello stesso piano triennale che la Corte dei conti ha intrapreso in accordo con il team digitale e che ad oggi ha visto solo il 60% delle amministrazioni coinvolte - Comuni, Città metropolitane, Province, Regioni - trasmettere i questionari di monitoraggio». Il faro sulla bergamasca illumina un po’ una situazione quasi identica. «Anche in provincia di Bergamo, infatti – sottolinea Bonati – i dati sono allineati con questa media nazionale. Questo ritardo ha così reso necessario prorogare al 30 ottobre il termine per l’invio dei questionari che non hanno solo un valore statistico, ma soprattutto ricognitivo per verificare l’avanzamento effettivo del piano triennale: un obiettivo che necessita dell’apporto di tutte le pubbliche amministrazioni centrali e locali e del coinvolgimento delle realtà virtuose e innovative che più possono risultare trainanti per la progressiva attuazione dell’agenda digitale».

Ma ora l’obiettivo, su cui il governo accelera ora, è anche un altro. Dare alla pubblica amministrazione locale strumenti nuovi, tecnologici e digitali, per poterla coinvolgere in un’attività capillare di accertamento fiscale. Compito che hanno sempre avuto finora i Comuni, ma mai messi nelle condizioni di poterlo svolgere per carenza di risorse, uomini e naturalmente strumenti.

I dettagli del piano-riforma

La parte pubblica ora, con questa riforma, si gioca un bel pezzo della propria reputazione, la sfida lanciata proprio ieri dal governo con la nuova manovra oltre a mettere sul tavolo i dettagli di questa manovra, grazie ad alcune simulazioni fatte, fa emergere anche i vantaggi che comporterebbe, in termini di risparmi, tempi di attesa tagliati e capacità di risposta tempestiva.

Ma ecco, allora i dettagli della riforma. La società, pubblica, PagoPa realizzerà e gestirà una piattaforma digitale, che verrà utilizzata dalle pubbliche amministrazioni, dagli agenti della riscossione e dalle società iscritte nell’apposito albo tenuto dal ministero dell’Economia, della quale i comuni e le province possono avvalersi per lo svolgimento delle attività di liquidazione, accertamento e riscossione delle proprie entrate. Attraverso tale piattaforma verranno resi disponibili atti, provvedimenti e comunicazioni indirizzati a tutti i soggetti, pubblici o privati, aventi la residenza o la sede legale sul territorio nazionale, anche tramite terzi (coniuge, parenti o affini entro il quarto grado o intermediari).

I cittadini saranno quindi obbligati ad accedere - personalmente o mediante un delegato - all’apposita area personale della piattaforma. Cambieranno anche gli effetti della data di notifica e della conseguente decorrenza dei termini. Il perfezionamento della notificazione - prosegue Castelli - avverrà, infatti, per gli atti che le amministrazioni renderanno disponibili nella piattaforma in ciascun bimestre dell’anno, all’ultimo giorno del secondo mese successivo, e ciò a prescindere dall’effettivo accesso alla stessa piattaforma da parte dei destinatari.

Insomma una rivoluzione digitale che, secondo le stime del governo, porterà a risparmi consistenti. Le amministrazioni coinvolte, infatti, risparmieranno sui costi vivi di notifica, sia in termini di anticipazione finanziaria, che di perdita economica, nei casi di mancato recupero per inadempimento. Un ultimo risvolto tecnico-giuridico: la nuova previsione normativa è tale da assicurare, peraltro, il buon fine della notifica per la totalità degli atti interessati, determinando anche una significativa deflazione del contenzioso per vizi di notifica, con notevole contenimento dei relativi costi, in particolare con riguardo all’Agenzia delle entrate. M,a deviamo i numeri. Per la riscossione, il volume annuo di atti stimato ammonta a circa 32 milioni. Il 45% di tali atti viene attualmente notificato per irreperibilità relativa o assoluta del destinatario, originando plurimi adempimenti gestionali derivanti dalle conseguenti formalità di deposito, affissione e avviso, oltre che un cospicuo contenzioso. Al riguardo, infatti, circa il 60% dei ricorsi incardinati avverso atti emessi dall’agente della riscossione afferisce ad asseriti vizi di notifica. Con le nuove modalità di notifica ci sarà un’immediata contrazione delle anticipazioni finanziarie, per un ammontare annuo non inferiore a 50 milioni (spese vive di notifica), nonché una riduzione dei costi connessi al contenzioso, per circa 55 milioni all’anno.

Tutti i risparmi

Dall’Agenzia delle Entrate, invece, potrebbe attendersi una significativa riduzione dei costi netti di notifica e spedizione, attualmente stimati in circa 41 milioni annui. Ma risparmi consistenti li avrebbero anche i Comuni, con ricadute positive sui servizi che potrebbero essere erogati ai cittadini. Ma il oltre a snellire i rapporti tra le amministrazioni pubbliche, i cittadini e le imprese, “al fine di garantire ai destinatari – ha spiegato ieri il viceministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook - l’immediata e agevole conoscibilità, con modalità digitali, degli atti a essi diretti e, nel contempo, di eliminare i disagi che attualmente si determinano. Sarà una rivoluzione digitale, con un doppio impatto. Consistenti risparmi economici per le amministrazioni – ha spiegato la Castelli - e uno rilevante in termini ambientali, attraverso la trasformazione green del processo di notifica, con riduzione di utilizzo della carta stampata e delle conseguenti emissioni di CO2».

È chiaro che in questo passaggio i Comuni dovranno avviare un percorso di informatizzazione accelerando sulla parte di investimenti collegati alla dimensione e livello infrastrutturale delle loro amministrazioni.