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Poca formazione sulle competenze. Così le imprese frenano la crescita digitale

Articolo. L’Italia sale dal 25° al 20° posto su 27 paesi nella classifica della digitalizzazione (Indice Desi 2021). Merito dell’integrazione delle tecnologie nei processi produttivi delle imprese e nei servizi della Pubblica Amministrazione. Ma sul capitale umano e le e-skill ancora troppo ritardo. Ora si punta tutto e si spera nelle riforme e nei fondi del Pnrr

Lettura 9 min.

I progressi che restano ancora da fare

Un piccolo passo in avanti. E poco altro. La vera emergenza restano pesantemente le competenze digitali. Esattamente come l’anno scorso. Troppe lacune formative e ritardi nell’attuazione degli interventi comunque predisposti. Ci sono in ballo 111 misure che aspettano di essere implementate nella Strategia nazionale per le competenze digitali. I profili digitali mancano non solamente perché non vengono formati, quindi. Ma anche perché le imprese non li creano sul posto di lavoro: solo il 15% delle imprese, meno di due su dieci, garantisce ai propri dipendenti formazione di base e continua in materia di Ict e di competenze digitali, cinque punti percentuali sotto la media Ue. E questo nonostante la maggior parte delle piccole e medie imprese, quasi 7 su dieci, (il 69%) ha raggiunto almeno un livello base di integrazione delle tecnologie digitali, percentuale che va oltre la media Ue, ferma al 60%.

Il richiamo dell’Europa è fermo: occorre far fronte alle notevoli carenze nelle competenze digitali di base e avanzate, «che rischiano di limitare la capacità di innovazione delle imprese – spiega la commissione –. È fondamentale porre maggiormente l’accento sul capitale umano e proseguire gli sforzi in materia di istruzione, riqualificazione e miglioramento delle competenze e formazione sul posto di lavoro in settori ad alta intensità tecnologica».

I contorni essenziali della fotografia Italia sono tracciati in questi primi dati. La nuova edizione del report diffuso dalla commissione europea sul livello di digitalizzazione dell’economia e delle società europee (l’indice Desi) segna per l’Italia un balzo di cinque punti in avanti nella classifica 2021 sull’anno scorso. Ma sempre a un 20esimo posto su 27 paesi, davanti a Cipro, Slovacchia, Grecia, Polonia, Bulgaria, Ungheria e Romani. Undici posizioni dietro a Germania e a sei sulla Francia. Un abisso, invece, rispetto ai primi paesi come Danimarca, Finlandia o Svezia. Ritardi e lacune che la commissione europea spera di vedere superati affidando tanta speranza e spinta al Pnrr italiano che «prevede una tabella di marcia ambiziosa, con riforme e investimenti» dedicati.

Margrethe Vestager

Vicepresidente Commissione europea con delega al Digitale

«Il messaggio dell’indice di quest’anno è positivo – ha commentato la vicepresidente con delega al Digitale, Margrethe Vestager – Tutti i paesi dell’Ue hanno compiuto progressi nel diventare più digitali e più competitivi, ma si può fare di più. Stiamo lavorando con gli Stati membri per garantire che gli investimenti chiave vengano effettuati tramite il Recovery and Resilience Facility per offrire le migliori opportunità digitali a tutti i cittadini e le imprese».

Le lacune e i ritardi nelle tecnologie

L’Italia riparte tuttavia anche da altre due dimensioni positive: progressi ci sono stati nella copertura e diffusione delle reti di connettività, con un aumento particolarmente significativo nei servizi di connettività che offrono velocità di almeno 1 Gbps. Ulteriori sforzi, invece, dopo il rallentamento 2020 per aumentare la copertura delle reti ad altissima capacità e del 5G. Altro dato buono, la crescita degli utenti online che utilizzano servizi di amministrazione online (e-government), aumentata dal 30% nel 2019 al 36% nel 2020, anche se ancora nettamente sotto la media Ue. Anche l’uso dei fascicoli sanitari elettronici da parte dei cittadini e degli operatori sanitari rimane disomogeneo su base regionale.

 

Passaggio decisivo per le nuove sfide resta ancora il livello molto basso sia per le abilità digitali avanzate sia per le conoscenze di base del capitale umano delle piccole e medie imprese.
Il governo ha esteso le agevolazioni fiscali nell’ambito del piano Transizione 4.0, che sarà sostenuto dal Piano per la ripresa e la resilienza (Pnrr) e ha preselezionato i poli che saranno inseriti nella rete dei poli europei di innovazione digitale. Il Pnrr prevede una tabella di marcia ambiziosa, con riforme e investimenti relativi a tutti gli aspetti che miusra l’indice Desi. Ma per superare i ritardi e colmare il divario tra l’Italia e gli altri paesi dell’Ue, Bruxelles sollecita ulteriori sforzi costanti e un approccio integrato alle politiche in materia di capitale umano, innovazione e competitività delle imprese. «Una robusta attuazione delle iniziative intraprese negli ultimi anni e delle misure previste dal piano per la ripresa e la resilienza - raccomanda la Commissione - può rappresentare un importante cambiamento di passo e un’opportunità per promuovere la digitalizzazione in tutto il paese».

Per il commissario al Mercato interno, Thierry Breton ,invece «“avere fissato gli obiettivi per il 2030 è stato un passo importante, ma ora dobbiamo realizzarli. Il Desi di oggi mostra progressi, ma anche i comparti dove dobbiamo migliorare collettivamente per garantire che i cittadini e le imprese europee, in particolare le Pmi, possano accedere e utilizzare tecnologie all’avanguardia che renderanno la loro vita migliore, più sicura e più verde».

 

Ancora in fondo per le competenze digitali

Nella classifica europea “conquista” due posizioni in avanti, ma resta al 25esimo posto su 27. L’anno scorso l’Italia era ultima. Oggi, con un punteggio di 35,1, è ancora ben lontana dalla media europea di 47,1 punti. Ma il dato più sconsolante di questa fotografia è la quota di persone rimaste al livello di competenze digitali dell’anno scorso: anche nel 2021 solo il 42% fra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base (56% nell’Ue) e ancora il 22% ha competenze digitali superiori (31% nell’Ue). Gli specialisti in Ict in Italia sono rimasti fermi al 3,6% di tutti gli occupati, sempre sotto la media Ue (4,3%). Solo l’1,3 % dei laureati italiani sceglie discipline Ict, ben sotto la media Ue. Più vicini alla media Ue, invece, gli specialisti Ict donne, che rappresentano il 16% (la media Ue è al 19%).

Nel 2020 l’Italia ha già varato la sua prima Strategia nazionale per le competenze digitali, che definisce un approccio globale allo sviluppo delle competenze digitali per colmare i divari con gli altri paesi europei. La strategia messa a punto comprende quattro assi di intervento e contempla un’ampia gamma di settori e gruppi di destinatari:
1 - studenti inseriti in percorsi di istruzione e formazione, per integrare le competenze informatiche nelle scuole primarie e secondarie e nei curricula universitari e di istruzione superiore;
2 -forza lavoro attiva, incluse le competenze per la e-leadership (leadership digitale), le competenze digitali di base e quelle avanzate e specializzate;
3 - specialisti TIC, per migliorare la capacità del paese di sviluppare competenze per nuovi mercati e nuove professionalità;
4 - pubblico in generale, per sviluppare le competenze digitali necessarie a esercitare i diritti di cittadinanza.

 

Competenze in ritardo e che poi in parte influenzano anche la maturità digitale delle imprese Oggi il livello di integrazione delle tecnologie nei processi produttivi conquista il decimo posto in Europa (l’Italia era 22esima nel 2020). Ma il dato è riferito alle tecnologie di base. Significa che resta un ampio ritardo sul livello più innovativo e decisivo per la transizione energetica e digitale: nonostante il buon balzo nell’uso dei servizi cloud (Italia al 38%), restano lacune nell’uso di tecnologie e di sistemi di connessione come i big data (utilizzato solo dal 9% delle imprese contro il 14% Ue), l’intelligenza artificiale (18% contro il 25% Ue), ma anche nella diffusione, rileva il report Desi, del commercio elettroniche e delle sue piattaforme digitali abilitanti. Passo che invece ha compiuto con una forte accelerazione la pubblica amministrazione per i servizi pubblici digitali.

Le misure a sostegno della riqualificazione e del miglioramento delle competenze della forza lavoro e delle competenze digitali avanzate comprendono il Piano nazionale transizione 4.0, che ha ulteriormente prorogato il credito d’imposta formazione 4.0. Nel 2020 e nel 2021 i progetti per lo sviluppo delle capacità nel settore digitale, rileva il Report Desi 2021, hanno riguardato anche la rete di centri di trasferimento tecnologico. Ad esempio, la Camera di commercio (che gestisce i Punti Impresa Digitale) ha sviluppato strumenti di valutazione della maturità digitale, tra cui una piattaforma dedicata alla valutazione delle competenze digitali, le Digital Skill Voyager.

 

Altro strumento importante sul fronte delle abilità digitali è la «Repubblica Digitale», un’iniziativa multilaterale che promuove le competenze digitali a tutti i livelli. Dal suo avvio nel 2019, oltre 180 organizzazioni hanno aderito alla coalizione italiana e vi hanno contribuito con oltre 220 progetti. Nel 2020 le iniziative della coalizione hanno formato oltre 2,7 milioni di studenti, circa 70.000 insegnanti, oltre 900mila persone e più di 250mila lavoratori del settore pubblico e privato. Una serie di progetti ha poi affrontato specificamente anche il tema del divario di genere.
Infine, tra il 2020 e il 2021 in Italia sono stati organizzati più di 10 000 eventi della settimana europea della programmazione (EU Code Week), rivolti in particolare agli alunni delle scuole primarie e secondarie.

Ma è la raccomandazione della Commissione Ue sul Digitale che più è efficace verso l’Italia: occorre «far fronte a notevoli carenze nelle competenze digitali di base e avanzate, che rischiano di tradursi nell’esclusione digitale di una parte significativa della popolazione e di limitare la capacità di innovazione delle imprese - ha sottolineato la Commissaria al Digitale, Vestager.

 

La Strategia Nazionale per le Competenze Digitali rappresenta un risultato importante e un’opportunità per colmare questo divario. È fondamentale porre maggiormente l’accento sul capitale umano e proseguire gli sforzi in materia di istruzione, riqualificazione e miglioramento delle competenze e formazione sul posto di lavoro in settori ad alta intensità tecnologica.

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Il piano operativo per le Competenze digitali

Il Piano Operativo della Strategia Nazionale per le Competenze Digitali si concentra su quattro assi di intervento individuati all’interno della strategia e prevede 111 azioni specifiche. Il piano prevede obiettivi ambiziosi per il 2025, in linea con gli obiettivi definiti a livello dell’UE e in gran parte basati sugli indicatori Desi ed Eurostat.

Gli obiettivi

Tali obiettivi saranno utilizzati per monitorare l’attuazione della strategia. Alcuni degli obiettivi sono i seguenti:
• far sì che il 70 % della popolazione sia in possesso almeno di competenze digitali di base e colmare il divario di genere;
• raddoppiare la popolazione in possesso di competenze digitali avanzate (raggiungere: il 78 % dei giovani con un livello di istruzione superiore, il 40 % dei lavoratori del settore privato e il 50 % dei dipendenti pubblici);
• triplicare il numero di laureati in TIC e quadruplicare quelli di sesso femminile;
• aumentare del 50 % la quota delle piccole e medie imprese (Pmi) che impiegano specialisti Ict. Il piano è accompagnato da un cruscotto di oltre 60 indicatori per monitorare le tappe fondamentali, i risultati e gli impatti delle azioni nell’ambito di ciascun asse. Il cruscotto si basa sugli indicatori del DESI e sull’indice di maturità digitale (Digital Maturity Index, DMI) elaborato dall’Osservatorio Agenda Digitale. Il monitoraggio sarà effettuato su base semestrale; ciò consentirà un’analisi continua dei progressi e una rapida ricalibrazione delle azioni, se necessario.

Imprese, famiglie e pubblica amministrazione: qualche novità

Gli strumenti e la connettività delle famiglie
Con un punteggio di 42,4, l’Italia è al 23º posto per connettività in Europa. Il 61 % delle famiglie è abbonato alla banda larga fissa (Ue al 77%). Le famiglie con velocità di 100 Mbps è salita al 28% (il 34% in Ue).
I servizi pubblici digitali a misura di cittadino

Italia al 18º posto per i servizi pubblici digitali. L’uso dei servizi pubblici digitali rimane ancora basso. Gli utenti di servizi di e-government sono passati dal 30% al 36% nel 2020 ma resta sotto la media Ue del 64%.
Il balzo dell’identità digitale fra gli utenti pubblici

Nel 2020 e nel 2021 forte accelerazione nell’adozione di piattaforme abilitanti per i servizi pubblici digitali. Le identità digitali emesse (Spid) a cittadini sono state 20 milioni fino ad aprile 2021 (+400%).

 

Sanità, fascicolo diffuso ma poco utilizzato
Il fascicolo sanitario elettronico è operativo in tutte le regioni ed è stato attivato da quasi tutti i cittadini. Ma il livello di utilizzo sia tra i cittadini che tra gli operatori sanitari varia molto su base regionale.
La spinta al digitale della fatturazione elettronica

Il 69% delle Pmi ha un livello di integrazione digitale almeno di base: un dato spinto per legge dall’uso della fatturazione elettronica: il 95 % di esse la utilizza, un dato quasi tre volte superiore alla media Ue.
Italia protagonista e in prima linea per il supercomputer

L’Italia guida un consorzio per lo sviluppo di un supercomputer che sarà tra i primi cinque al mondo (Leonardo). La macchina sarà installata alla fine del 2021 nel nuovo centro dati situato a Bologna.

Anna Ascani

Sottosegretaria al Mise

talk

Un primo commento sulla situazione Italia e le lacune che ancora restano da colmare su digitale e competenze...

Il passo avanti dell’Italia dal 25° al 20° posto della graduatoria generale dell’Indice Desi 2021, il primo dopo diversi anni, premia gli sforzi che stiamo facendo nel processo di digitalizzazione del Paese. Si tratta di una sfida impegnativa, sostenuta dal Pnrr, che non riguarda solo le infrastrutture: il nostro spirito è quello di mettere sempre al centro le persone. Su questo aspetto voglio sottolineare i progressi registrati nell’ambito delle competenze digitali, migliorando di tre posizioni rispetto allo scorso anno. L’Italia avanza: crescono digitalizzazione e competenze, abbiamo finalmente iniziato a risalire la classifica, ma rimane ancora molto da fare.

Le imprese qualche progresso lo hanno segnato, ma è più sulle maturità digitale base che sulle tecnolgie più avanzate...

Le 12 posizioni guadagnate nel campo dell’integrazione delle tecnologie digitali, con un punteggio Paese al di sopra di quello europeo, dimostrano gli sforzi che abbiamo sostenuto, e che stiamo ancora affrontando, affinché il sistema Italia si avvalga di tutte le tecnologie a disposizione: il Cloud, ad esempio, registra un livello di adozione da parte delle imprese pari al 38%, in evidente crescita rispetto al 15% del Desi 2020.

L’offerta di servizi di connettività sta aspettado ancora le reti più veloci. Quali sono le prospettive?

Dobbiamo fare di più per quanto riguarda la connettività, che registra ancora ritardi - siamo al 23° posto - come ad esempio negli indicatori relativi alla copertura 5G (8% rispetto al 14% della media Ue). Su questo versante stiamo dando un impulso significativo grazie all’attuazione della Strategia per la Banda ultralarga, attraverso il completamento del Piano Aree Bianche e l’avvio di interventi come Italia a 1 Giga e Italia 5G. Bisogna fare di più anche sulla formazione Ict fornita dalle imprese.

In quale direzione si sta andando?

Contiamo di raggiungere risultati concreti grazie al Piano Transizione 4.0 che mette a disposizione delle imprese gli strumenti necessari per migliorare l’acquisizione e la valorizzazione di profili qualificati, necessari ad incrementare la produttività e la competitività del sistema produttivo, attraverso l’implementazione di tecnologie volte ad innovare i processi aziendali e di filiera».

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