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Crisi climatica, la lotta inizia
tagliando i combustibili fossili

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Riscaldamento globale: il G7 mira a un’azione urgente per mantenere il limite di 1,5 gradi di innalzamento della temperatura

«Una minaccia esistenziale per la natura, le persone, la prosperità e la sicurezza». Per i ministri dell’Ambiente di Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, riuniti nel G7 virtuale di maggio, le «crisi senza precedenti e interdipendenti del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità sono una grave preoccupazione» (vedi qui). L’obiettivo 13 dell’Agenda dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, «Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico», è finalmente al centro del dibattito mondiale.

Sulla linea dell’Agenda 2030 e dell’Accordo di Parigi del 2015, il G7 mira a «un’azione urgente, ambiziosa e globale, a tutti i livelli, per mantenere il limite di 1,5 gradi di innalzamento della temperatura, realizzando gli obiettivi al 2030 allo scopo di raggiungere zero emissioni al più tardi entro il 2050». La soglia di 1,5 gradi, in realtà, è stata già superata in molte parti del mondo. Il 2020 è stato l’anno più caldo in Europa (+1,6°) e in Italia (+1,59°). Nella Bergamasca, in particolare, minime e massime registrano, dal 2018 rispetto alla media del trentennio 1961-1990, un aumento di almeno 2 gradi, il doppio di quello globale.

I gas serra e l’alterazione del clima

Il rapido riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici di questi ultimi decenni sono legati anche alle emissioni di gas serra delle attività umane, da energia e trasporti all’industria. Ogni settore genera emissioni di anidride carbonica che alterano il clima. Uno studio della Fao attribuisce al sistema alimentare, comprendendo produzione, imballaggio, conservazione, distribuzione, oltre un terzo delle emissioni mondiali.

Nel 2019 sono finite nell’atmosfera 52 gigatonnellate di anidride carbonica: la Cina, che per la prima volta ha superato il totale dei Paesi Ocse, è responsabile del 27% delle emissioni, seguita da Stati Uniti (11%), India (6,6%), Unione Europea (6,4%). Le emissioni pro capite degli Usa sono, però, di 17,6 tonnellate contro le 10,1 in Cina (un approfondimento qui). L’Agenzia internazionale dell’energia mostra come nel 2020, con la pandemia, le emissioni siano scese del 5,8% ma, per rientrare nei limiti decisi a Parigi, secondo le stime dell’Onu dovrebbero calare del 7,5%. Nel 2021, con la ripresa delle attività, si prevede un rimbalzo del 4,8% delle emissioni per i consumi energetici, riportando i livelli appena sotto (-1,2%) le quote del 2019.

Intanto la Corte di giustizia dei Paesi Bassi ha condannato la più grande azienda petrolifera europea, la Dutch Shell, a tagliare del 45% le proprie emissioni rispetto al 2019 entro il 2030, in linea con l’Accordo di Parigi e con le severe raccomandazioni dell’Agenzia internazionale dell’energia, che intima di interrompere le ricerche di petrolio, gas e carbone.

A Bergamo la riduzione di emissioni si attesta, nel 2019, al -21,3%, già oltre il -20% previsto per il 2020

La decisione della Corte olandese dà ragione agli attivisti di Friends of the Earth ed esalta il ruolo dei movimenti ambientalisti. A Bergamo i ragazzi dei Fridays for Future hanno ottenuto dal Consiglio comunale, nel luglio del 2019, l’adozione dello stato di emergenza climatica, con l’impegno di valutare ogni azione amministrativa dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Bergamo ha conseguito, secondo il rapporto Fem 2018, il semaforo giallo con il 69,3% dell’obiettivo 13 raggiunto. Nel capoluogo la riduzione di emissioni di anidride carbonica si attesta, nel 2019, al -21,3%, già oltre il -20% previsto dal Patto dei sindaci per il 2020.

Covestro limita consumi e anidride carbonica con il sistema STRUCTese™

La responsabilità climatica è di tutti. «I processi produttivi di Covestro – dichiarano i tecnici della multinazionale tedesca leader nel settore dei polimeri – consumano enormi quantità di energia. Stiamo lavorando per aumentarne l’efficienza e diminuirne l’impatto ambientale». Covestro agisce in sinergia con tutti gli attori del ciclo di vita dei prodotti, per incrementare l’efficienza degli impianti attraverso il riciclo di sali e di acqua e creare materiali innovativi utilizzando anidride carbonica per la produzione di nuove plastiche.

«Con il sistema STRUCTese™, un progetto nato dai centri di ricerca Covestro, misuriamo e gestiamo il consumo di energia degli impianti. In questo modo possiamo assicurarci che sia consumata la minore quantità possibile di energia», spiega Covestro che, nella propria sede italiana di Filago, impegna 240 persone. «Siamo riusciti a diminuire il consumo di energia di circa il 10 per cento in ogni luogo di produzione e a consumare 1,65 terawattora in meno di energia all’anno. Il risparmio in termini di anidride carbonica è di circa 470.000 tonnellate in meno di emissioni». L’energia risparmiata è pari a quanta ne possono produrre 360.000 turbine eoliche in un anno.

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