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Il consumo di suolo nella Bergamasca
all’11,8%, 7,1% in Italia

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Consumo di suolo nella Bassa bergamasca, dove molti terreni agricoli sono stati occupati da capannoni della logistica Foto Roberto Giussani

Il rapporto Onu 2021 fotografa la battuta d’arresto che la pandemia ha inferto al programma dell’Agenda 2030. Alla soglia della «decade dell’azione», peggiorano tutti gli indicatori: povertà, fame, istruzione, parità di genere, cambiamenti climatici, salute. Male anche l’Obiettivo 15, «Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre».

Ma la pandemia è un alibi. Molti degli impegni assunti dai 193 Stati firmatari dell’Agenda dovevano concretizzarsi già nel 2020: «garantire la conservazione... degli ecosistemi di acqua dolce terrestri e dell’entroterra» (15.1); «arrestare la deforestazione, ripristinare le foreste degradate» (15.2); «proteggere le specie a rischio di estinzione» (15.5); «integrare i principi di ecosistema e biodiversità nei progetti nazionali e locali» (15.9). Tutto, o quasi, rimasto sulla carta.

Nel mondo, urbanizzazione e attività umane hanno consumato suolo per una superficie superiore alla Francia. Le foreste coprono il 31,2% della superficie terrestre, ma ogni anno, dal 2015 al 2020, ne sono andati persi 10 milioni di ettari e nel 2020 la distruzione della foresta tropicale è aumentata del 12%. Gli spazi naturali si riducono e sono sempre più frammentati e sfavorevoli alla biodiversità. Delle 128.918 specie in pericolo nella «Red list» (la lista rossa) dell’Iucn, l’Unione internazionale per la conservazione della natura, il 28% è minacciato di estinzione. Aumentano, di poco, le aree protette, secondo il report «Protected Planet» al 16,64%, vicine al traguardo del 17%, mentre solo il 7,74 % delle aree costiere è salvaguardato, contro il 10% auspicato.

L’Europa protegge il 13,37% dell’ambiente terrestre e l’8,49% di coste e mare. L’indice del consumo di suolo del 2018 segna un preoccupante +8% rispetto al 2006: oggi il terreno impermeabilizzato ricopre un’area di poco inferiore alla Repubblica Ceca. Eppure, il 43,5% del territorio europeo è coperto da foreste e sono europei i 4 Stati più vicini alle mete dell’Obiettivo 15: Lettonia, Estonia, Lituania, Polonia.

In Italia il 21,5% del territorio e il 9,74% delle aree costiere e marine sono protetti; le foreste coprono il 37% della superficie e crescono (+0,6% all’anno dal 2000 al 2015), ma spesso solo per incuria. Il consumo del suolo, al 7,1% del territorio, la sua frammentazione e la perdita di biodiversità preoccupano, mettendo a rischio oltre il 30% delle specie di vertebrati e circa il 20% degli insetti, mentre crescono le specie aliene invasive (+11% all’anno dal 2000 al 2017). Coperta al 18,3% da boschi, con 31 aree protette, la provincia di Bergamo soffre per l’alto indice di consumo di suolo, l’11,8%. Nel Comune di Bergamo il suolo impermeabilizzato arriva addirittura al 44,5% della superficie totale.

L’esempio di Covestro, azienda impegnata a fermare gli impatti dei prodotti sull’ecosistema

Lo stato critico degli ecosistemi chiama tutti ad agire per raggiungere i traguardi contenuti nell’Obiettivo 15. Una responsabilità avvertita da Covestro, l’azienda leader nella produzione di polimeri, che ha scelto la prevenzione come «principale contributo all’obiettivo della “Vita sulla terra”». Secondo la multinazionale tedesca con sede a Filago, sono le misure preventive quelle con cui sostenere «la protezione, il ripristino e l’uso sostenibile delle vie d’acqua interne e degli ecosistemi terrestri». Nella pratica, l’impegno si traduce nella misurazione e nella gestione dell’impatto ambientale lungo tutta la filiera produttiva: «Questo include il lavoro per ridurre gli impatti negativi che alcuni dei nostri prodotti possono avere sugli ecosistemi e sulla biodiversità, migliorandone la composizione ma garantendo il design, attraverso una migliore gestione operativa, al fine di fermare la distruzione ambientale e proteggere gli ecosistemi».

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