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L’economia on-demand sta cambiando i ritmi dell’impresa

Articolo. Il post-Covid ha definito anche dimensione e confini di un nuovo modo di consumare prodotti e servizi: il perimetro dell’azione ora è tutto dentro la propria abitazione. E le imprese adeguano le proprie strategie alla nuova domanda e a i suoi tempi

Lettura 7 min.

Aumentano i bisogni di scegliere online

Shut-in economy o economia di chiusura: sarà questa una delle soluzioni che stanno già attuando le piccole e grandi imprese nella nuova vita che caratterizzerà il post-Covid.

Il termine “economia fra i confini” non deve però far pensare all’autarchia, quanto piuttosto ai confini di casa, o ancor più a quelli del proprio salotto. L’ambiente casalingo è diventato spazio in cui si vive, si lavora, si fa didattica e si riscoprono i propri passatempi e, anche se le possibilità di uscire e vivere la propria socialità sono comunque destinati ad aumentare, durante il confinamento la shut-in economy ha comunque posto le radici per il suo successo. Anche futuro.

Lo scorso aprile Gordon Lichfield, direttore di Mit Technology Review, il magazine della corrispondente università americana, scriveva un lungo articolo in cui dichiarava: «Per fermare il coronavirus dovremo cambiare radicalmente quasi tutto quello che facciamo: come lavoriamo, facciamo esercizio fisico, socializziamo, facciamo shopping, gestiamo la nostra salute, educhiamo i nostri figli, ci prendiamo cura dei nostri familiari».
Questo cambiamento in parte è già palpabile. Sono aumentate le necessità on-demand delle persone, il digitale è molto più presente nella vita di ognuno e molte delle comodità riscoperte a casa dall’utente medio possono essere traslate sul luogo di lavoro, trasformando tanti piccoli servizi in “welfare aziendale”, con costi contenuti.

 

La tecnologia più utilizzata in questo settore esiste già, si tratta della realtà virtuale che permette di vivere a distanza le esperienze, siano esse di formazione, di svago, acquisto o benessere. In una recente intervista, infatti, l’investitore americano Adam Draper, ha spiegato che la realtà virtuale ha finalmente trovato un mercato collegandosi al fatto che molte delle soluzioni di shut-in economy trovano nei software di realtà virtuale la propria evoluzione.

Francesco Furnari

Co-founder con Marco Moncalvo della startup VRtuoso

Un esempio concreto della nuova stagione della realtà virtuale lo fornisce la start-up anglo-orobica VRtuoso, fondata da Marco Moncalvo e Francesco Furnari. Con sede a Londra, un ufficio a Bergamo e un terzo negli Stati Uniti, VRtuoso è una società di software di presentazione di realtà virtuale che consente a qualsiasi team interno all’azienda di creare e distribuire rapidamente e facilmente presentazioni aziendali e filmati in realtà virtuale guidati e immersivi, online e offline.

L’80% del loro business si concentra sulla formazione aziendale, soprattutto sul piano della sicurezza, rivolgendosi in particolarmente alle grandi aziende ma, come spiega Francesco Furnari Ceo di Vrtuoso: «C’è un 20% del nostro business che sta crescendo nel settore marketing e eventi, che utilizza la realtà virtuale per sessioni di vendita, gare d’appalto e presentazione di progetti». Gli obiettivi di Vrtuoso sono chiari, la start-up fornisce all’azienda committente gli strumenti e il software per creare in autonomia percorsi di realtà virtuale, permettendo di risparmiare tempo e soldi nella creazione di classi su diverse sedi e in diversi Paesi.«Semplificando al massimo noi creiamo i power point della realtà virtuale - spiega Furnari, - spiegando alle aziende come utilizzarli per la loro formazione interna. Inoltre, forniamo già circa mezzo milione di contenuti che mettiamo disposizione dei clienti per costruire il percorso ottimale, che ogni realtà può personalizzare con contenuti specifici».

Il settore prodotti ed eventi da remoto come offerta da parte delle aziende sta crescendo ad u n ritmo del 20% ogni mese

Focalizzata sulle grandi aziende e recente fornitore di Confindustria Bergamo, VRtuoso in questo periodo ha potuto toccare con mano la crescente attenzione per le soluzioni tecnologiche fornite alle aziende, proprio a causa del lockdown e dell’impossibilità di viaggiare, come conferma Furnari: «In questo periodo registriamo un aumento del 30-35% su vendite e agganci e capiamo che il confinamento forzato ha validato la crescita e il bisogno di tecnologie da remoto».

Il Ceo di VRtuoso sa che la via segnata non permette ripensamenti: «Anche lì dove si ritornerà alla normalità, per il business aziendale sarà una normalità diversa. Le aziende si sono rese conto che utilizzare altri modelli di lavoro, non solo agevola i dipendenti, ma procura dei risparmi». In merito alle piccole realtà, infine, Furnari dichiara: «In queste settimane abbiamo avuto tante richieste da piccole e medie imprese, soprattutto del mercato educational e, pur avendo il prodotto per loro, ancora non abbiamo l’offerta commerciale adeguata, per questo a breve partiremo con un progetto pilota, che renderà queste tecnologie molto più accessibili anche alle piccole imprese».

Il fitness diventa virtuale ed entra anche in azienda

Il caso RealVt: si moltiplicano i corsi per intercettare più clienti

Dal mondo della tecnica audio e video arrivano i fondatori di Real Vt, start-up emiliana nata lo scorso anno come spin off di un’altra azienda e dedita al fitness da remoto. Roberto Valentino, uno dei tre soci fondatori della start-up spiega l’origine dell’idea: «Il virtual training è un modello già esistente e radicato soprattutto in Germania, dove gli orari di lavoro sono più flessibili e quasi tutti i centri sportivi ne sono dotati. Noi abbiamo cercato di farne una versione più accessibile e democratica per poter entrare in competizione con questi colossi del fitness».

Video e una piattaforma digitale sono i primi elementi per usufruire di servizi come le lezioni da casa o dall’ufficio sia online sia offline

Il virtual traning, di fatto, consiste in una sessione di allenamento guidata da un trainer virtuale. Tutto avviene davanti allo schermo, in maniera similare al fitness casalingo riscoperto da molti durante i mesi di confinamento. La realtà emiliana realizza i video degli allenamenti in alta qualità grazie alle competenze di partenza dei fondatori e, contemporaneamente, ha lavorato allo sviluppo di un software che gestisce la piattaforma a cui si collegano tutti gli utenti, potendo usufruire delle lezioni sia in modalità online che offline. Tutto ciò di cui la struttura cliente necessita, invece, è una parete su cui trasmettere il video e una sala dedicata.

Roberto Valentino

Fondatore con altri due soci della startup Rela Vt

Real Vt lavora anche nella creazione di contenuti per clienti singoli, ma il suo business principale sta nella creazione di servizi per palestre, alberghi e tutte quelle realtà, anche aziendali, che vogliono offrire la possibilità, ai propri clienti o dipendenti di avere uno spazio dedicato per l’allenamento. «Si tratta di due prodotti differenti, non necessariamente scollegati- spiega Valentino, - sempre più, infatti, le palestre stanno pensando di proporre abbonamenti misti che, oltre alle sedute in palestra, mettono a disposizione dell’utente sessioni di allenamento virtuale da poter realizzare a casa».
I vantaggi di questa tipologia di traning erano evidenti già prima della pandemia; le lezioni virtuali infatti possono ripetersi continuamente durante la giornata, moltiplicando la quantità di corsi disponibili nelle diverse fasce orarie e dando la possibilità di allenarsi con un numero ridotto di compagni di sessione. Qualità che, nella Fase 2, diventano essenziali per il mantenimento di questo business, tanto che Roberto Valentino conferma: «I nostri ordini si sono quadruplicati sostenuti dalle iniziative che questa chiusura ha prodotto nelle strategie di molti imprenditori. E il primo effetto è stata una spinta alla digitalizzazione di questo settore».

 

Contemporaneamente allo sviluppo di questa modalità di fitness, la start-up emiliana sta sviluppando i primi prototipi di allenamenti in realtà virtuale, in attesa che arrivi l’hardware adatto per usufruirne appieno. Ad oggi infatti i dispositivi oculari sul mercato sono troppo pesanti e non adatti allo sforzo fisico, ma Valentino è convinto che le necessità date dalla spinta del mercato permetteranno di avere presto dei sistemi migliori, più piccoli e leggeri. Non solo, la Real Vt ha già progettato un’esperienza immersiva per il relax e per tutto il settore wellness.
«A febbraio abbiamo presentato la nostra idea legata al benessere e ai massaggi. In questo caso la realtà virtuale permette di potenziare il rilassamento grazie all’immersione in luoghi particolarmente adatti, come spiagge con mari cristallini o paesaggi naturali. Inizieremo la commercializzazione appena il settore ripartirà».

Il tour digitale in fabbrica informa la filiera e i clienti

Il caso Visual: la vie digitali all’e-commerce nel settore retail

«Il tour virtuale non è funzionale solo al settore retail, sempre più frequentemente è usato anche in ambito culturale e turistico per la promozione di territori e musei e ha una enorme potenzialità che ancora i clienti faticano a cogliere per la scarsa preparazione digitale».

Piero Annoni

Fotografo certificato Google e specializzato nella comunicazione industriale

A parlare è Piero Annoni fotografo certificato Google, specializzato nella comunicazione industriale, attivo in Italia e all’estero. Annoni dal 2012 si è specializzato con il suo team proprio nella realizzazione di tour virtuali, un prodotto che in questo periodo viene percepito in maniera differente: «Sono otto anni che realizzo video di questo tipo e non sempre le persone con cui mi interfaccio hanno dimestichezza con la questa tecnologia e le sue potenzialità. La recente situazione, però, ha accelerato un processo. Tantissime persone si sono ritrovate a cercare informazioni in rete e a scoprire l’utilità dei tour virtuali, questo ha fatto si che la richiesta aumentasse».

 

Il tour da remoto di un ambiente, un negozio o un particolare angolo di territorio, permette al visitatore di avere una percezione realistica dello spazio senza muoversi dalla sedia. Questi video si dividono essenzialmente in due modelli, corrispondenti ad altrettanti livelli di interattività.
Da una parte c’è la visita passiva dell’utente che è immerso a 360 gradi nell’ambiente che sta visitando, in maniera simile alla modalità “street view” di Maps, l’applicazione di Google per la geolocalizzazione; dall’altra parte si può creare interattività con l’utente.

«Sono questi ultimi i tour che funzionano meglio e che danno un valore aggiunto alla realtà commerciale o turistica» spiega Annoni. In pratica l’utente entra virtualmente in un negozio e avvicinandosi agli oggetti che catturano la sua curiosità ottiene altre informazioni, come le caratteristiche tecniche, foto aggiuntive e la possibilità di ritrovare il prodotto con un link diretto nell’e-commerce. Allo stesso modo il tour può mostrare le stanze di un hotel o un ristorante con le varie tipologie di menù, dando indicazioni sulle modalità di prenotazione o sulla creazione di un pacchetto vacanza.

La presenza più ampia del digitale nelle vite di ciascuno di noi ha aumentato la domanda di servizi on-demand anche nel welfare aziendale

Le potenzialità sono molte e tante la quantità di informazioni che un visita virtuale può contenere, ma la tecnologia si scontra ancora con la scarsa digitalizzazione di alcuni settori. «Il settore immobiliare può ottenere tantissimo dai tour virtuali e nei paesi anglosassoni è uno strumento molto usato, ma le scarse conoscenze digitali del settore condizionano molto i risultati» spiega Annoni, che aggiunge: «Si tratta di uno strumento di conoscenza reale, attraverso cui non si vende, ma si crea emozione e si apprendono nozioni, non una mera passeggiata.

Sarebbe possibile, per esempio, collegarsi al sito di un museo, ascoltare o leggere la spiegazione delle opere, approfondire il periodo storico e connettersi al book shop virtuale per acquistare direttamente cataloghi o stampe. A livello turistico sono vetrine pensate proprio per attirare visitatori e in questo caso le piccole realtà hanno la possibilità di mostrarsi e farsi conoscere».

Le parole chiave dell’economia chiusa

 
  • La nuova importanza degli aspetti psicologici dei consumatori
    La crisi sanitaria ha imposto maggiore importanza a questi aspetti che non ad altre variabili di profilazione. Torna essenziale comunicare alle persone con le lingue giuste per ottenere fiducia, impegno e lealtà.
  • La crescita dell’online: baricentro del nuovo business
    Imprese e operatori economici con uno spazio online stanno vivendo una crescita straordinaria. I consumatori sposteranno sempre di più i loro acquisti su canali digitali. Essere online sarà un imperativo.
  • Cambiano i valori: cresce la componente sicurezza
    Nell’interagire con i marchi da parte del consumatori la ricerca di velocità e della personalizzazione del prodotto non occupa più una posizione così ossessiva: cresce soprattutto il bisogno di sicurezza.
  • Entra la componente ludica nella ricerca del prodotto
    Il sistema di sicurezza imposto dal Covid sta costringendo ad affrontare nuovi processi di ricerca e i consumatori aumentano la propensione ad esplorare, mentre cercano la componente ludica.
  • Innovazione dell’esperienza del cliente online
    Informare sempre di più per coinvolgere il cliente. È il primo passo per ottimizzare l’esperienza di un consumatore e per incontrare nuovi clienti in arrivo sul canale digitale per l’acquisto di prodotti.
  • Fisico e digitale: due canali di vendita da tenere distinti
    Il canale online dovrebbe (quasi) diventare indipendente da quello fisico: i canali online sono il punto di contatto del marchio in cui i consumatori possono trascorrere la maggior parte del loro tempo.

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