L’Europa riconosce Bergamo: l’industria sostenibile è un’eccellenza

Articolo. All’iniziativa di Skille-L’Eco e Ansa ad Astino gli imprenditori orobici protagonisti
dei principi della blue economy. Primo evento pubblico che ha messo in evidenza tecnologie e principi dello sviluppo sostenibile. Ma da Bruxelles un appello alle aziende: l’economia circolare crea valore aumentando la collaborazione e la condivisione industriale

Lettura 4 min.

Creatività e genialità degli imprenditori: avanguardia dell’economia circolare

«Le nostre imprese sono l’avanguardia dell’economia circolare. In un Paese con scarsità di risorse e di materia prima, imprese flessibili e reattive hanno saputo mettere a punto con estrema genialità e capacità creativa processi e tecnologie che potessero recuperare ogni scarto di produzione o che trasformassero i rifiuti di un settore in materia prima per un altro». Paola Migliorini ascolta le parole che pronuncia Olivo Foglieni, imprenditore e titolare della Fecs, azienda che rivitalizza l’alluminio, e vicepresidente di Confindustria Bergamo. Le pronuncia davanti al capo unità aggiunto dell’Unità produzione, prodotti e consumo sostenibili della Direzione generale Ambiente della commissione europea. Quella stessa nuova Commissione Ue che proprio oggi a Madrid dove inizia Forum Onu sull’emergenza climatica si insedia e inizia a lavorare sui contenuti del nuovo patto per l’ambiente, quel Green Deal che darà piena attuazione a un percorso sempre più di transizione verso processi industriali e produzioni secondo criteri di sostenibilità ed economia circolare a zero emissioni. Migliorini ascolta. E conferma l’effettiva genialità degli imprenditori italiani, in alcuni casi li definisce avanguardia, sicuramente eccellenze ma li sprona ancora di più a considerare la nuova visione dell’economia sostenibile una grande opportunità di crescita, di occupazione, di sviluppo. E anche di business.

 

Paola Migliorini, capo unità aggiunto dell’Unità produzione, prodotti e consumo sostenibili della Direzione generale Ambiente della commissione europea.

Dal tessile alla chimica, dall’edilizia alle costruzioni, dall’agricoltura alla siderurgia, la missione è sempre più chiara: dare più attenzione al modo in cui si imposta il nuovo sviluppo economico. Da TenarisDalmine a Italcementi, da RadiciGroup alla Montello, dalla Siad alla Ing o alla Vanoncini fino alla Fecs e a molte delle piccole imprese di Confartigianato Bergamo, l’impresa bergamasca, per gran parte, è racchiusa proprio in quella frase efficace di Olivo Foglieni, titolare della Fecs, azienda leader nella rivalorizzazione dell’alluminio. Sono parole che offrono una sintesi forse la più efficace e rappresentativa di una serata intensa di racconti, di testimonianze, di buone pratiche industriali.

 

Un momento dell’incontro nell’ex monastero di Astino fra oltre 100 imprenditori bergamaschi della blue economy

Il concetto di «Ri» della nuova industria green

È la prima volta che un evento pubblico sul territorio permette di raccontare nuovi modelli imprenditoriali per rilanciare con concretezza paradigmi già adottati e implementati di uno sviluppo sostenibile, di un’industria che ha messo al centro l’efficienza dei processi e la sostenibilità dei prodotti. Un modo di fare impresa che ha messo come punto di riferimento stabile i principi dell’economia circolare. Ri-usare, ri-ciclare, cancellare gli sprechi, ridurre i consumi energetici, puntare su energia verde e fonti rinnovabili sono state le parole e i concetti che più si sono ascoltati dagli imprenditori nel loro raccontarsi e per descrivere il percorso del proprio «Rinascimento sostenibile».

Una platea di quasi 100 imprese - 14 gli imprenditori a cui è stato consegnato un attestato di riconoscimento - che venerdì sera, nell’ex monastero di Astino all’evento organizzato da Skille-L’Eco di Bergamo in collaborazione con l’Ansa, l’agenzia giornalistica nazionale che proprio in questa occasione ha annunciato un nuovo canale di informazione interamente dedicato all’economia circolare, e Deloitte, società di consulenza aziendale, si sono presi una nuova rivincita anche sull’economia globale, mettendo in evidenza come quest’ultima sia soprattutto economia locale. Sono stati riconosciuti per le loro buone pratiche. E “premiati” anche davanti all’Europa: in sala Paola Migliorini, non era solo rappresentante istituzionale della Commisssione Ue, ma anche un’italiana che da Bruxelles sta tracciando le strategie per le nuove linee d’azione 2020-2024 dell’economia circolare, partendo da due settori ritenuti prioritari, il tessile e le costruzioni. Aggiungendo anche un appello diretto agli stessi imprenditori: «L’eccellenza dell’economia circolare - ha detto - si costruisce anche con la cooperazione industriale superando la contrapposizione. La condivisione di tecnologie, di percorsi produttivi sono uno dei passi che le imprese devono fare per creare sistema sul territorio».

Le storie degli imprenditori, fonte di nuovi modelli

Le storie dei nostri imprenditori hanno dimostrato che credono in questa sfida, l’hanno raccolta e oggi stanno già creando un nuovo impatto non solo sul proprio territorio di riferimento, in termini di valore e di creazione di lavoro. Ma anche per una diffusa leadership imprenditoriale sostenibile. I protagonisti bergamaschi della «blue economy», l’economia più avanzata delle produzioni green hanno dimostrato anche un secondo livello, l’importanza di potersi incontrare, confrontarsi, mettere a fattor comune i loro percorsi. E oggi, rivisti da rilevanti innovazioni, anche i nuovi modelli di business.

 

Da sinsitra, Olivo Foglieni (Fecs), Michele della Briotta (TenarisDalmine), Roberto Sancinelli (Montello) e Luigi Cardinetti (Laf)

 

Da sinistra, Irene Ferrari (Officine Meccaniche), Gabriele Gherardi (Ing) e Guido Barcella (Barcella Elettroforniture)

Una vetrina continua di eccellenze, raggruppate e presentate secondo quattro aree tematiche – «Alberi», «Sole e aria», «Ri-nascimento» e «Cooperazione» – ha permesso di conoscere come per RadiciGroup, azienda che da quindici anni pubblica il proprio bilancio sociale, essere sostenibili è una condizione imprescindibile. La circolarità dell’economia per il gruppo - che spazia dalla chimica, ai polimeri, ai filati - è nell’intero processo: dall’ecodesign all’utilizzo di risorse ed energia rinnovabili; è nell’attenzione all’impatto sull’ambiente e a prodotti che possano avere una seconda vita. Lo stesso approccio che per Italcementi ha trasformato la sfida alla sostenibilità in un primo driver di innovazione nei materiali per le costruzioni e la ricerca come sviluppo di nuovi materiali cementizi. In edilizia e nel mondo dell’abitare sostenibile da Vanoncini a Ing fino a Fecs e alla filiera specializzata delle imprese artigiane hanno portato la progettazione integrata, l’impiantistica strutturale e architettonica a diventare elemento e perno fondante della loro attività.

Ma il valore di ridurre gli impatti ambientali con materiali innovativi è la caratteristica di Grifal che del materiale riciclabile come il cartone sta rivoluzionando il mondo degli imballaggi e soprattutto della plastica. Catturare, impedire che si diffonda nell’atmosfera, e recuperare CO2 per trasformarla in nuova materia prima per altre tipologie di produzione è una delle innovazioni «green» di Siad, appena premiata per aver applicato questa tecnologia nel proprio impianto Solvay a Rosignano.

 
Da sinistra, Chiara Ferraris (RadiciGroup), Valerio Rubin (Vanoncini), Lorenzo Colombo (Italcementi) e Fabio Gritti (Grifal)

 

Da sinistra, Adriano Galizzi (Agrifal), Gian Giacomo Caldara (Siad) e Giacinto Giambellini (Confartigianato Imprese Bergamo)

Industrie, imprese ma anche aziende agricole. Segnalate e riconosciute come dense di questo principio della sostenibilità, a maggior ragione quando a fondarla e a svilupparla si è messo alla sua guida un giovane dei 28 anni. Adriano Galizzi, laureato in ingegneria gestionale, non ha avuto dubbi. E non ha esitato a farsi catturare dal richiamo della terra, la sua grande passione. Oggi guida Agrigal, un’azienda agricola di Leffe dove «sostenibilità e circolarità della nostra produzione - racconta Galizzi - sono i presupposti fondanti. Nulla delle risorse e delle materie prime che noi utilizziamo va sprecato».

«Siamo all’inizio, abbiamo davanti piccole e medie imprese - ha sottolineato in conclusione Franco Amelio, partner ed esperto in sostenibilità di Deloitte - ma hanno una buonissima reattività, tante iniziative che però restano piccole e che invece avrebbero la necessità di allargarsi e consolidarsi in forme aggregate per rendere più consistenti anche i loro mercati di sbocco». Le storie e le visioni che hanno raccontato lo confermano ancora una volta.