L’industria 4.0 adotta il pit-stop della Formula 1

Articolo. Il time to market impone di ridurre al minimo il tempo fra ideazione, realizzazione e messa sul mercato di un prodotto. In questo percorso tutte le componenti della creazione del valore sono connesse e comunicano fra di loro attraverso sensori, cloud e intelligenza artificiale. È il primo passo verso la smart factory che riduce o cancella ogni «fermo macchina», il pit-stop della industria 4.0

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L’urgenza di imparare a “non più fare così”

Il vero mantra del patron di Cosberg è questo: «Ogni giorno per un’impresa è un Gran Premio e la sfida si vince al pit-stop».
«La competitività di un’azienda – spiega Gianluigi Viscardi, Ceo di Cosberg, e presidente del Digital Innovation Hub Lombardia e di Intellimech, uno dei maggiori consorzi di ricerca nella meccatronica - trova un parallelo nelle gare di Formula 1, dove vittoria e sconfitta si determinano durante i pit-stop: momenti cruciali in cui emergono le reali capacità strategiche e organizzative dei team e nei quali l’obiettivo principale è ridurre al minimo i tempi di intervento mantenendo al massimo i livelli di performance».

Gianluigi Viscardi

Fondatore e Ceo di Cosberg

L’innovazione è nel dna di Cosberg. L’azienda di Terno d’Isola, fondata nel 1983 da Gianluigi Viscardi con i fratelli Antonino ed Ermanno, progetta e costruisce macchinari per l’assemblaggio automatico di prodotti destinati a settori diversi, dagli accessori per mobili all’automotive, dall’orologeria all’industria elettromeccanica.

Fin da subito Cosberg ha intrapreso un cammino orientato allo sviluppo di prototipi riuscendo a passare in pochi anni dalla dimensione familiare a una internazionale. Oggi Cosberg è un gruppo industriale che conta 105 persone e 22 milioni di fatturato (13 milioni per la sola casa madre) con due filiali europee - in Francia e Slovenia -, una in Brasile e quattro consociate italiane (Cosvic, Automac, MoxMec e Sigimec). Più del 10%del fatturato viene investito nello studio di nuove idee per l’automazione industriale, tant’è che l’azienda ha depositato una quarantina di brevetti e ne registra da 2 a 4 ogni anno. Ma il vantaggio competitivo di un’impresa non si misura soltanto in termini di produttività, è dato anche dai suoi asset immateriali. «La conoscenza è il patrimonio dell’azienda» è uno dei capisaldi del pensiero di Gianluigi Viscardi. Per questo ribadisce che «bisognerebbe abolire la frase “si è sempre fatto così” e invece allenarsi a “imparare a disimparare”, cioè a sviluppare quotidianamente un approccio innovativo, mettendosi costantemente in discussione per riuscire a trovare soluzioni sempre nuove. «L’Industria 4.0 è un percorso, non una moda» è un’altra delle sue ferme convinzioni, come pure «credere nell’innovazione, nell’open innovation e nei giovani».

 

Contaminare per creare open innovation in azienda

Puntare all’innovazione globale. Non c’è più distinzione fra prodotto, processo e servizio: la digitalizzazione ha abbattuto le barriere e fornito gli strumenti per innescare un circolo virtuoso nel mondo dell’industria. «Realizzando macchine per l’automazione il nostro primo obiettivo è fare in modo che si riducano al minimo i fermi macchina – spiega Michele Viscardi, figlio del fondatore Gialuigi e Business Development Director del gruppo Cosberg -. Solo in questo modo è possibile mantenere elevate la produttività e la competitività delle aziende nostre clienti». Ecco perché in Cosberg il macchinario viene considerato alla pari di un’auto di Formula 1 che deve passare meno tempo possibile bloccata al pit-stop, ovvero deve rimanere ferma il meno possibile non solo in caso di guasti, ma anche solo per poter effettuare manutenzione ordinaria, cambi produzione, se non addirittura per fare formazione agli operatori.

Su ogni suo macchinario l’azienda di Terno d’Isola monta decine di sensori – ce ne sono ben 250, per esempio, su una macchina di assemblaggio delle cerniere per mobili –: servono per controllare il processo produttivo e segnalare in modo anche predittivo eventuali anomalie.

Michele Viscardi

Business Developnebt Director di Cosberg

talk

Le nuove tecnologie stanno cambiando i modelli di business. Voi su che cosa puntate?

Secondo noi ne stanno creando di nuovi. Per aziende come la nostra, ad esempio, è fondamentale andare verso la servitizzazione: dall’offerta di prodotti o di sistemi di macchine si passerà sempre più alla vendita di efficienza e servizi.

In che modo avverrà questo passaggio?

Per esempio attraverso strumenti a noleggio: è il passaggio epocale dal possesso di un bene all’accesso a quel bene. Si andrà sempre più verso il pay-per-use: in pratica, oltre a garantire le prestazioni contrattuali di un macchinario, sarà possibile anche ottenere un aumento delle prestazioni. Così ci guadagna il cliente, ma anche il produttore.

E il noleggio ha un impatto anche green, aiuta i processi di economia circolare.

Questo, infatti, è uno dei nostri obiettivi. Se il cliente usa un impianto e dopo un certo tempo lo restituisce, noi lo ricondizioniamo e lo rimettiamo sul mercato per un’altra azienda. Così allunghiamo la vita di un macchinario, invece di dismetterlo, garantendo al tempo stesso un livello tecnologico sempre al passo con i tempi.

L’alleanza decisiva con le startup tecnologiche

Il sistema di monitoraggio, sviluppato in collaborazione con Miraitek, una startup spin-off del Politecnico di Milano, è un alleato prezioso perché permette di tracciare in tempo reale quello che sta avvenendo e intervenire, se necessario. Ma consente anche di fare analisi e comparazioni per valutare interventi di miglioramento delle prestazioni. «È come avere a disposizione contemporaneamente un medico e un personal trainer: il medico ti cura, il personal trainer ti potenzia» dice Viscardi.

Nell’infoigrafica i quattro pilastri per creare una smart factory veramente connessa in tutte le sue componenti per la creazione di valore lungo nei processi produttivi verticali

Per mantenere alte produttività e competitività Cosberg sta puntando, con recenti investimenti, anche sulla realtà aumentata: se si verifica un problema, basta inquadrare con la fotocamera di un tablet la parte interessata e sullo schermo compaiono le indicazioni per porvi rimedio. Ma a ridurre al minimo i tempi dei pit-stop Cosberg pensa già in fase di progettazione sia trovando soluzioni meccaniche innovative, sia semplificando il più possibile l’hardware, per esempio rendendo facilmente accessibili le parti del macchinario soggette a maggiore usura.

La strada dell’innovazione non è solo interna all’azienda. Cosberg promuove progetti di open innovation collaborando con altre aziende, università, consorzi di ricerca, ma anche con enti pubblici come Regione Lombardia, il ministero dello Sviluppo economico e l’Unione europea, in una visione aperta alle sfide e alle possibili soluzioni. Il know-how è tra i valori fondamentali di Cosberg. «Le nostre macchine sono tailor made, fatte su misura per il cliente, perciò ogni ordine che riceviamo ci dà l’opportunità di generare nuove soluzioni – spiega ancora Viscardi -. Il know-how prodotto non deve però andare disperso: per questo abbiamo messo a punto un progetto che abbiamo chiamato “Conoscenza Globale” e che ha portato a un aumento del 30 per cento della nostra efficienza».

In pratica, ogni soluzione tecnica Cosberg viene classificata e archiviata con strumenti digitali per settore, tipologia, tecnologia in modo da renderla facilmente reperibile, aggiornabile e poterla usare come leva per generare nuove soluzioni. Una vera e propria enciclopedia del sapere e del saper fare al tempo dell’Industria 4.0. E per una piccola-media impresa che progetta macchine-prototipi, la conoscenza è il vero, più grande patrimonio aziendale.