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Comuni, a rischio i fondi Pnrr Mancano competenze e tecnici per innovazione e digitale

Articolo. Cresce l’interesse verso città formato smart city, ma nelle amministrazioni locali non ci sono i profili specializzati, i tecnici, gli amministrativi capaci di progettare e seguire i piani di transizione digitale. Sul piatto 10 miliardi, ma in pochi sapranno coglierli per creare città e Comuni data-driven

Lettura 6 min.

La gestione data-driven delle città

Innovazione, nuovi processi digitali, percorso di integrazione tecnologica, tutti fronti bloccati o rallentati non solo in ambito industriale. Anche il mondo dei Comuni e della pubblica amministrazione pagano il ritardo sulla via della transizione digitale per una forte mancanza di competenze tecniche, specialistiche, ma anche amministrative che rischiano di pregiudicare i fondi, oltre 10 miliardi, del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza. E questo succede quando al centro della loro ripartenza vogliono mettere le città, ridisegnandole in una prospettiva di smart city, città intelligenti capaci di far dialogare servizi, cittadini e fruibilità dello spazio urbano in un’ottica di sviluppo sostenibile, di innovazione e rivoluzione verde, di transizione ecologica, e di trasformazione digitale.

È un fronte molto aperto e sensibile, dato che secondo le stime dell’Onu, la percentuale di popolazione che vive nelle città passerà dal 55% di oggi a quasi il 70% a fine 2050. Senza dimenticare le ricadute che questo avrà anche sul territorio intorno. Il concetto smart land, al fianco delle smart city, è infatti il secondo cardine ancora largamente inesplorato di una ripartenza che ha origine dentro la città intelligente e che richiede lo sviluppo di forti sinergie territoriali, sull’interoperabilità tra dati e su un’accelerazione nei processi di digitalizzazione dei servizi pubblici.
Dati e tecnologie digitali saranno motore di modelli di gestione data-driven delle città, sistemi sempre più centrali nelle amministrazioni efficaci ed efficienti di centri urbani e, anche, delle aree limitrofe. Un esempio di dati alla base delle smart city: dalle abitudini dei cittadini, alla rilevazione dei consumi energetici fino al monitoraggio del territorio: le applicazioni smart city consentono di raccogliere moltissime informazioni. Ma se qualche ente già ora lo fa, seppur in modo insufficiente, il 40% dei Comuni non utilizza ancora adeguatamente i dati raccolti.

 

Capire come gestire e ricavare valore da questi dati, al pari di quello che sta succedendo in ambito industriale dove è stata avviata una profonda riflessione sulle strategie da adottare, è quanto sta succedendo anche nella pubblica amministrazione, a cominciare da quelle più vicine ai cittadini – Comuni e Province -, comprendendo che si tratta di un tema sempre più centrale non solo in ottica open data.

Sul tavolo pronti 10 miliardi, ma mancano i progetti

Ma è qui, quando bisogna affondare le mani nella materia che emergono i limiti, quasi in formato paradosso: il Pnrr ha messo sul tavolo finanziamenti dedicati alle città intelligenti che superano i 10 miliardi di euro. Sono fondi distribuiti su diverse delle Missioni che formano il Pnrr, perché gli interventi che rientrano nella sfera di influenza delle città intelligenti sono trasversali a diverse dimensioni: inclusione, transizione ecologica, digitalizzazione.
Ma questo potenziale si scontra con lo stesso ostacolo con cui si sta confrontando l’industria, con l’aggravante che nella pubblica amministrazione il ritardo è decisamente più alto: mancano le competenze corrette, mancano i profili professionali tecnici adeguati dentro la quasi totalità dei Comuni, la carenza di professionalità adeguate è evidente anche per le competenze e il personale amministrativo e tecnico chiamato a seguire i progetti in tutto il loro “ciclo di vita”, dall’uscita del bando alla loro implementazione.

Un fattore che potrebbe incidere negativamente sia sui tempi di esecuzione che sui risultati degli interventi: con scadenze ristrette e target finali da raggiungere entro il 2026, le risorse potrebbero non trovare l’impiego più efficace per raggiungere gli obiettivi iniziali.
Obiettivi a cui invece dicono di puntare fortemente i Comuni: i fondi del Pnrr sono un’occasione da sfruttare fortemente per due ragioni: puntare alla digitalizzazione e alla sostenibilità. La maggioranza delle amministrazioni (69%) si dichiara pronta a ricorrere ai fondi, investendo soprattutto nella digitalizzazione e nell’innovazione, nella rivoluzione verde e transizione ecologica.

 

Ma occorre fare i conti con i vuoti nelle posizioni professionali necessarie, la mancanza di competenze interessa quasi un Comune su due, il 47% degli enti, e la mancanza di risorse economiche riguarda il 43%, mentre, e suona come un paradosso, hanno un peso inferiore le complessità burocratiche (24%), le difficoltà di coordinamento con altri attori (14%) e le resistenze interne al comune (9%).

Giulio Salvadori

Direttore dell’Osservatorio Smart City della School of Management del Politecnico di Milano

«La Smart City continua a crescere in Italia e si afferma nel dibattito il modello di città data-driven, in cui l’interoperabilità dei dati, la collaborazione tra attori pubblici e privati e i problemi legati alla privacy diventano sempre più centrali – spiega Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Smart City nel presentare gli ultimi risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart City della School of Management del Politecnico di Milano -. Segnali positivi arrivano dai Comuni, in cui aumentano i progetti esecutivi e si riducono le tradizionali barriere. Emerge, però, una forte differenziazione a seconda della dimensione della realtà urbana, perché sono soprattutto le città sopra i 15.000 abitanti a dotarsi di tecnologie e soluzioni smart».

I vuoti di competenza nei Comuni

Matteo Risi

Ricercatore dell’Osservatorio Smart City

C’è un altro dato in chiave progetti Smart City. La presenza di una figura dedicata dentro le amministrazioni comunali è un ulteriore fattore di criticità. «L’80% delle città con più di 15.000 abitanti considera il tema smart city come molto rilevante, se non fondamentale, mentre solo il 40% dei Comuni di minori dimensioni percepisce l’importanza di questi progetti – spiega Matteo Risi, ricercatore dell’Osservatorio Smart City -. La diversa sensibilità tra “grandi” e “piccoli” si ripercuote anche nella presenza di professionisti dedicati a questo settore. Nel 72% delle grandi città, infatti, è presente un referente per la Smart City, che si trova solo nel 31% dei comuni più piccoli».

 

E così, nonostante la generale diminuzione negli ostacoli burocratici, il livello insufficiente di competenze rimane una problematica non indifferente, tanto da influire in maniera significativa su altri fattori di sviluppo di iniziative smart. A fronte di una maggiore disponibilità di risorse, grazie al Pnrr, crescono in parallelo anche le difficoltà legate all’utilizzo delle risorse (12% contro il 4%), strettamente legate a competenze insufficienti nelle amministrazioni.

Il ritardi dei piccoli centri: cittadini sconfitti

Tutto questo succede in un quadro di crescita di interesse per progetti smart city. I dati dell’Osservatorio indicano quasi un comune su tre (il 28%) ha avviato almeno un progetto nell’ultimo triennio, sale al 50% in quelli più grandi, con oltre 15mila abitanti.Percentuale destinata a crescere ancora nel prossimo triennio, con il 33% dei Comuni che vuole investire nelle città intelligenti entro il 2024. Metà dei progetti di smart city poi si trova in fase esecutiva, nel 2020 erano solo 1 su 4, «segnale di un consolidamento delle soluzioni, che non sono più semplici sperimentazioni» spiegano gli analisti dell’Osservatorio. I progetti attivi riguardano in maggioranza la sicurezza e il controllo del territorio (58% di quelli censiti), la smart mobility (57%) e l’illuminazione pubblica (56%).

 
Luca Gastaldi

Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart City

«Questi fondi sono distribuiti sulle diverse Missioni del Pnrr, perché gli interventi che rientrano nella sfera di influenza delle città intelligenti coprono molte delle dimensioni trattate - spiega Luca Gastaldi, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart City -. Il potenziale dei progetti previsti dal Piano è molto alto, ma ancora da districare. Nei prossimi anni saranno disponibili molte risorse, ma i comuni dovranno essere in grado di sopperire alla carenza di competenze e di personale amministrativo e tecnico, che deve seguire i progetti in tutto il loro “ciclo di vita”, dall’uscita del bando alla loro implementazione. Un fattore che potrebbe incidere negativamente sui tempi di esecuzione e sui risultati degli interventi».

Il valore del dato per la transizione ecologica

E così resta ancora il problema principale, in un ottica di costruzione digitalizzata della smart city: capire il valore tecnologico e digitale dei dati, portata che ancora i Comuni (e in buona parte succede ancora anche nel mondo dell’impresa) fanno fatica a cogliere. Il 40% dei Comuni non utilizza ancora adeguatamente i dati raccolti, il 33% ha intenzione di farlo in futuro, riconoscendone l’importanza strategica e dando segnali positivi per i prossimi anni. Anni in cui dovranno essere più che pronti, dato che le applicazioni di smart city consentono di generare e raccogliere moltissimi dati. Dalle abitudini dei cittadini, alla rilevazione dei consumi energetici fino al monitoraggio del territorio. «Una vera e propria miniera d’oro, che se attentamente studiata e analizzata può generare valore ed essere utilizzata per migliorare la vita dei cittadini» sottolineano gli analisti.

E per rafforzare questa indicazione, la ricerca dell’Osservatorio Polimi ha formalizzate 6 modalità di valorizzazione dei dati derivanti da progetti di smart city che possono essere implementate sia da enti pubblici sia da attori privati:

  • ottimizzazione dei processi,
  • supporto alla definizione di politiche pubbliche,
  • nuova generazione e personalizzazione di prodotti/servizi,
  • monetizzazione diretta dei dati;
  • advertising mirato.

Per esempio, grazie al monitoraggio in tempo reale dello stato di funzionamento del sistema di illuminazione urbano, in caso di guasto è possibile gestire un intervento preventivo o in tempi brevi, riducendo i costi di gestione e garantendo un migliore servizio ai cittadini.

 

Ma non solo. Nella Missione 2 del Pnrr, per esempio, sono previsti anche interventi per lo sviluppo di un trasporto pubblico locale più sostenibile, con il rafforzamento della mobilità ciclistica, del trasporto rapido di massa e delle infrastrutture di ricarica elettrica.

Il futuro della piattaforma per i Comuni

Progetti di smart city, in particolare di smart building, rientrano anche nei fondi stanziati per l’efficienza energetica e la riqualificazione di edifici pubblici come scuole, sedi giudiziarie ed unità abitative pubbliche, in cui tecnologie IoT e di smart metering saranno impiegate per ridurre i relativi consumi energetici. La Missione 5 prevede lo sviluppo di piani urbani integrati, che prevedono progetti di rigenerazione urbana con l’obiettivo di trasformare territori vulnerabili in città smart e sostenibili. L’Osservatorio ha formalizzato sei modalità di valorizzazione dei dati derivanti da progetti Smart City che possono essere implementate sia da enti pubblici sia da attori privati. Ma l’ottimizzazione dei processi resta il modo più immediato per sfruttare i dati di una Smart City. «Migliorarne i processi nei singoli ambiti applicativi, con ricadute positive in termini di aumento di efficienza (riduzione tempi e costi) e di efficacia (servizi agli utenti)» osservano gli analisti è la via principale. Capace di garantire al tempo stesso, oltre al risparmio e all’efficienza, anche un migliore servizio ai cittadini.

Angela Tumino

Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart City

«Tra le iniziative che puntano maggiormente alla piena valorizzazione dei dati, grazie all’instaurazione di una forte interoperabilità e di piattaforme integrate e condivise, ci sono le Smart Control Room – spiega Angela Tumino, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart City -. Sono centri di controllo che utilizzano una piattaforma tecnologica in grado di raccogliere dati da tutti i sistemi della città e, tramite tecnologie per l’analisi di big data, renderli disponibili agli amministratori e agli operatori che possono utilizzarli per analisi predittive, simulazioni e interventi mirati in città».

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