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Società benefit: ecco come sviluppare nuovi modelli d’impresa sostenibili

Scopriamo come funziona il sistema delle imprese ibride e delle B Corp, come fare a diventarlo e tutti i vantaggi che questo comporta.

Lettura 11 min.

Società benefit, una storia recente
Dagli Usa al modello italiano
Due strade per le aziende
Le ragioni per diventare un’impresa benefit
Un caso italiano: Omal
Una via per distinguersi
Checklist

Il viaggio nella responsabilità sociale, che è un appuntamento obbligato anche per le piccole imprese, ci ha portato nel cuore delle aziende. E anche lontano, con esempi concreti come gli investimenti in Africa (con l’impostazione come abbiamo appreso nell’ultimo articolo).

In questa nuova tappa, sempre con gli esperti di Altis, eccoci ad affrontare un modello che si sta facendo strada, proprio per coniugare l’evoluzione delle aziende sulla strada della Csr. Una terza via che sta sempre più diffondendosi.

Società benefit, una storia recente

A partire dalla metà del secolo scorso si è assistito a una graduale, ma irreversibile, crescita di attenzione verso l’impatto che le imprese hanno sulla collettività e sull’ambiente naturale.

Clienti, amministrazioni pubbliche, associazioni di categoria, investitori e lavoratori sempre più giudicano le aziende per i loro contributo positivo alla società.

Dalle imprese non ci si attende più la sola generazione di valore per gli azionisti (la cosiddetta massimizzazione del profitto) ma un contributo a uno sviluppo pieno della società (la cosiddetta creazione di valore condiviso). In risposta alle crescenti pressioni a riguardo, alcune imprese hanno volontariamente adottato iniziative per migliorare il proprio contributo allo sviluppo della società.
In alcuni casi le aziende, mosse dal tentativo di legare in modo virtuoso gli aspetti sociali con quelli economici, hanno cercato di superare la classica alternativa tra azienda profit o non profit, dando vita alle cosiddette organizzazioni “ibride”.

Con l’aggettivo “ibride” si identificano quelle situazioni in cui la ricerca di nuovi modelli di business più sostenibili ha portato alla nascita di organizzazioni che combinano in modo nuovo e originale alcuni elementi tipici delle organizzazioni “for profit” e altri del mondo “non profit”.
Le organizzazioni ibride si collocano quindi sulla frontiera dello sviluppo di modelli aziendali e al centro di un ideale continuum tra profit e non profit, così come evidenziato dalla figura qui sotto.

Tra le diverse organizzazioni ibride, le società benefit sono quelle che hanno trovato maggiore diffusione. Queste società sono caratterizzate da un prevalente orientamento alla generazione di profitto al quale si affianca il riconoscimento della necessità di contribuire allo sviluppo della società in cui esse operano.

Si tratta quindi di organizzazioni for profit che rendono esplicita e strutturata la necessità di perseguire uno o più effetti positivi sulla società e/o ridurre gli effetti negativi su una o più categorie di interlocutori (dipendenti, clienti, comunità, e così via). In queste l’impegno volontario all’integrazione delle tematiche sociali e ambientali viene elevato a condizione necessaria per l’operare dell’organizzazione.

Dagli Usa al modello italiano

Vista la progressiva sfocatura dei confini tra il mondo profit e non-profit, la giurisprudenza ha gradualmente cominciato a introdurre nuove forme giuridiche dedicate a queste nascenti aziende.
Il Regno Unito è stato pioniere in tale ambito, tanto che già nel 2004 è stata introdotta la forma societaria della Community Interests Company (CIC), appositamente sviluppata per normare le organizzazioni orientate alla generazione di un impatto sociale sulla comunità, destinando ad azioni sociali i propri profitti, garantendo un equo dividendo agli azionisti.

Successivamente analoghe forme sono state riconosciute in Belgio, con le Social Purpose Company, e negli Stati Uniti d’America, con le Low Profit Limited Liability Company (L3C).

A valle di questi primi tentativi, è nato un movimento di attori economici (associazioni, istituzioni e soggetti privati) accomunati dal desiderio di favorire l’affermazione delle società benefit. Il movimento ha avuto origine negli Stati Uniti e ha velocemente riscosso consenso, tanto che nel 2010 lo stato del Maryland e subito dopo il Vermont, hanno approvato la prima legge al mondo dedicata alle società benefit.

Il riconoscimento della nuova categoria di organizzazioni da un lato ha rappresentato la volontà di legittimare il contributo positivo alla società offerto delle nascenti organizzazioni ibride, dall’altro è stato il tentativo di anticipare la nascita di conflitti tra manager e proprietari dovuti alla compresenza di obiettivi sociali ed economici.
Essere una società benefit comporta, infatti, la continua ricerca di un non semplice equilibrio tra destinazione di risorse al conseguimento di un impatto sociale o alla generazione di profitto degli azionisti.

Seguendo l’esempio degli Stati Uniti, altri Paesi hanno introdotto nei propri ordinamenti la possibilità di costituire delle società benefit o di trasformare società esistenti in quella forma legale, uno di questi Paesi è l’Italia.

Il 28 dicembre 2015 nel diritto italiano ha fatto ingresso una nuova forma di impresa definita “società benefit”.

Con l’approvazione di tale norma l’Italia è stato il secondo paese nel mondo (secondo solo agli Stati Uniti), ad introdurre tale forma.

La normativa ha portato all’introduzione del concetto di doppia missione, con la previsione di un’integrazione del beneficio pubblico perseguito all’interno degli obiettivi aziendali definiti nello statuto. La normativa sulle aziende benefit prevede l’obbligo per la società di pubblicare un report annuale accessibile pubblicamente e possibilmente reso disponibile sul sito web dell’organizzazione.

Il report deve includere tre parti:

  • una prima in cui sono sottolineati gli obiettivi di carattere sociale e ambientale definiti durante l’anno precedente
  • una seconda parte dedicata alla valutazione degli impatti sociali prodotti durante l’anno rendicontati in linea con uno standard sviluppato da terze parti
  • infine la definizione degli obiettivi da conseguire durante l’anno successivo.

Per quanto riguarda gli standard di terze parti, così come definito nella normativa statunitense, essi devono essere esaustivi e ben strutturati, non possono essere partecipati o controllati dalla società benefit e devono essere credibili e trasparenti.

La legge inoltre identifica diverse aree che devono essere rendicontate annualmente

  • la governance, evidenziando il grado di trasparenza e l’allocazione delle responsabilità per il conseguimento degli obiettivi sociali
  • i lavoratori, specificando il sistema salariale e di welfare implementato in azienda, considerando anche i sistemi di training, le opportunità di crescita del personale e gli aspetti connessi alla salute e sicurezza dei lavoratori
  • gli aspetti ambientali, analizzando le risorse utilizzate, il consumo di energia e i materiali e i processi aziendali secondo la logica del life-cycle assessment (valutazione del ciclo di vita);
  • infine deve essere valutato l’impatto prodotto sugli altri stakeholder quali ad esempio i fornitori, la comunità e il mondo del non profit.

Due strade per le aziende

Nei Paesi in cui è stata prevista una normativa dedicata alle società benefit, la possibilità di essere riconosciute dai propri interlocutori come tali è legata all’adozione di una specifica forma legale.

È comunque necessario ribadire come ad oggi tale opportunità non sia offerta in tutti i Paesi.

Il movimento delle società benefit, per ovviare a questo problema, ha promosso la diffusione una certificazione volontaria di terza parte, che offre alle società di ogni Paese (indipendentemente dalla forma legale adottata) la possibilità di essere certificate come società orientate al beneficio comune e di assumere la denominazione B Corp. Il movimento delle aziende che volontariamente si sottopongono a un processo di certificazione per divenire B Corp è in continuo aumento e in rapida evoluzione.

Si è assistito al passaggio da circa 1.500 aziende certificate nel 2014 alle circa 2.800 di oggi.

Ma quale è la differenza tra società benefit e B Corp? La figura qui sotto ne evidenzia elementi comuni e differenti.

Fonte: elaborazione degli autori

Come illustrato, le società benefit sono aziende che assumono una forma legale. Quest’ultima, sebbene esistano delle differenze tra normative nazionali, porta a riconoscere come parte integrante della propria attività imprenditoriale la creazione di un beneficio a vantaggio della società.
L’adozione di tale forma implica obblighi specifici rispetto ad altre forme legali, tra i quali tipicamente è prevista la pubblicazione di un report annuale avente ad oggetto il conseguimento degli obiettivi sociali identificati. La possibilità di divenire una società benefit è quindi a esclusivo appannaggio delle organizzazioni che operano in Paesi che hanno approvato una normativa specifica.

In parallelo le aziende hanno la possibilità di divenire una B Corp certificata.

Ciò comporta l’adesione a un processo di certificazione offerto a tutte le organizzazioni che intendono dimostrare il proprio impegno alla generazione di un beneficio sociale. Per divenire una B Corp un’azienda si deve sottoporre a un processo di autovalutazione basato su di un questionario (denominato B Impact Assessment) prodotto e sviluppato da un ente indipendente (B Lab).
Una volta effettuata l’autovalutazione, per ottenere la certificazione l’organizzazione dovrà sottoporsi al giudizio di terzi indipendenti che verificheranno le risposte fornite e se l’azienda, concluso il processo di verifica, ha ottenuto un punteggio di almeno 80 (su un totale di 200 punti) questa riceve la relativa certificazione di B Corp.

Una volta conseguita la certificazione, questa deve essere mantenuta attraverso una revisione biennale.

Al cuore della certificazione si trova quindi il B Impact Assessment un questionario orientato a qualificare e quantificare gli impatti di un’organizzazione sulla società con attenzione ai temi di: governance, lavoratori, comunità, ambiente, clienti e indicatori specifici di settore.
Le risposte fornite dalle aziende sono pesate in modo differente in funzione del settore di appartenenza, dell’area geografica di riferimento e della dimensione dell’azienda. Una volta effettuata la valutazione l’impresa riceve informazioni sul proprio posizionamento rispetto ad altre organizzazioni attive in in questo settore.

Quali domande si trovano nel B Impact Assessment? Vediamone alcune insieme

Prendiamo l’area governance. Ecco alcuni quesiti che sono inclusi nel questionario.

  • L’azienda condivide pubblicamente le informazioni sulle proprie performance sociali e/o ambientali? In caso affermativo, come?
  • Prevede un processo formale per condividere le informazioni finanziarie con i propri dipendenti a tempo pieno?
  • Ha un programma espressamente mirato alla formazione dei dipendenti in merito alle informazioni finanziarie condivise?

Altre domande che riguardano invece l’area dei lavoratori, sono queste, ad esempio.

  • Quale multiplo rappresenta il compenso più alto (comprensivo di bonus) rispetto al compenso più basso per i dipendenti a tempo pieno?
  • Esiste una procedura formale uniforme per fornire un feedback sulla performance a tutti i dipendenti di ruolo?
  • Quale percentuale della società è di proprietà di lavoratori a tempo pieno che non sono dirigenti esecutivi e non sono fondatori?

Veniamo alla comunità, terza area in cui si viene “interrogati” nel corso del cammino per la certificazione. Domande che potete dunque trovare.

  • Quanto è cresciuto in percentuale il vostro organico aziendale nel corso degli ultimi 12 mesi?
  • Qual è stato il tasso di abbandono in azienda per i lavoratori a tempo pieno e di ruolo part-time negli ultimi 12 mesi?
  • Qual è stata la percentuale equivalente dei ricavi donati in beneficenza durante l’ultimo esercizio?
  • Qual è la durata media dei rapporti con i fornitori principali della tua azienda?

Per la certificazione, poi, come abbiamo visto, un campo fondamentale non può che essere l’ambiente. E su questo tema siete chiamati a dare risposte anche a questi quesiti.

  • Qual è la percentuale di materiali riciclati, rinnovabili, biodegradabili o altri materiali ambientalmente preferibili all’interno del prodotto?
  • Quale percentuale del consumo di energia è prodotta da fonti rinnovabili a basso impatto ambientale?
  • La tua azienda ha effettuato analisi del ciclo di vita o si è fatta certificare l’impatto ambientale dei prodotti da un organismo indipendente?

Infine, quinta area è quella costituita dal modello di business. Anche in questo caso verrete “esaminati” con una serie di interrogativi a cui dovrete dare riscontro.

  • La vostra azienda è stata creata con un modello di business intenzionale progettato per risolvere un problema sociale o ambientale? Se è così, quali dei seguenti obiettivi sono pertinenti all’intenzione del vostro modello di business?
  • A parte una mission aziendale, la tua azienda ha attuato una delle seguenti misure al fine di garantire legalmente che la sua mission sociale o ambientale sarà mantenuta nel tempo, indipendentemente dalla proprietà dell’azienda?

Le ragioni per divenire un’azienda benefit

L’adozione di una forma di società benefit o la scelta di certificarsi B Corp comporta l’insorgere di oneri aggiuntivi a carico dell’azienda.

 

Ad esempio, oltre alla dispendiosa redazione iniziale del B Impact Assessment, l’azienda sostiene annualmente costi per la produzione di report e bilanci in cui rendicontare l’impatto sociale e ambientale generato. Partendo da tale considerazione e dal crescente numero di società che compiono tale scelta, è ragionevole domandarsi

Quali sono le opportunità che portano una organizzazione a decidere per l’adozione di una forma di società Benefit o B Corp

Differenti sono le sfaccettature e le risposte che le organizzazioni hanno dato.

Da un lato, la scelta di divenire una società benefit è legata alla presenza di proprietari (o la maggioranza di essi) caratterizzati da un personale orientamento sociale che naturalmente incide sulla loro azione imprenditoriale. O assumere la forma di società benefit può essere una scelta di carattere economico, basata sulla possibilità di conseguire benefici superiori ai costi sostenuti.

In particolare, divenire società benefit permette di ottenere benefici in termini di:

  • miglioramento della trasparenza aziendale, favorendo un più puntuale allineamento tra le attività aziendali svolte e le richieste degli stakeholder riguardo impatti sociali e ambientali;
  • rafforzamento dei sistemi di corporate governance, con una più semplice e naturale integrazione delle attese degli stakeholder nel sistema di governo dell’azienda;
  • capacità di attirare talenti e motivare i propri lavoratori, permettendo di attirare i talenti che si identificano nei valori delle società benefit e garantirne il soddisfacimento personale dato dalla soddisfazione di valori personali;
  • rete di contatti, potendo interagire con il mondo delle società benefit le quali, essendo naturalmente aperte al dialogo, favoriscono lo sviluppo di idee così come di attività;
  • sviluppo di strategie innovative di accesso alle risorse, potendo implementare strategie innovative che favoriscano un accesso privilegiato a risorse strategiche o di scarsa disponibilità. Le società benefit possono far leva sulla propria missione sociale e sulla predisposizione positiva degli interlocutori aziendali, ottenendo così risorse che non sono facilmente reperibili, o che hanno un costo di acquisizione elevato.

Un caso italiano: Omal

Avendo presentato una panoramica delle principali opportunità che vengono generate dall’essere società benefit, ed in particolare dall’ottenimento della certificazione B Corp, sembra utile portare un esempio di un’azienda che ha deciso di adottare tale forma legale. A titolo esemplificativo si vuole portare il caso della Omal spa, un’azienda produttiva tipica del tessuto imprenditoriale italiano in quanto impegnata nella progettazione e produzione di valvole.

 

L’azienda, divenuta B Corp nel 2017, nella valutazione del B Impact Assessment ha totalizzato un risultato, nella sezione “ambiente”, di oltre 10 punti percentuali sopra la media mondiale delle B Corp (2018).
Attraverso la breve descrizione del caso, si vuole offrire un maggior dettaglio sull’azienda e sulle attività di impatto sociale e ambientale implementate.

Certificata dal settembre 2017, ha la sede legale a Rodengo Saiano, in provincia di Brescia. Fondata nel 1981, nell’ultimo anno ha registrato un fatturato di 29 milioni di euro. Ecco l’ultimo B Impact report.

 

Omal spa opera nel settore meccanico: disegna e produce valvole e attuatori per il controllo dei fluidi. Dal 1981 la produzione di tali prodotti è realizzata interamente in Italia, con una forte attenzione ambientale e soluzioni durevoli nel tempo.

Qual è la sua vision?

Contribuire a migliorare la nostra vita e quella dell’ambiente costantemente e concretamente in accordo con i nostri valori: Passione, Senso del Dovere e Rispetto. Rispettare le generazioni future e garantire maggiore sicurezza alla comunità

Partendo da una chiara visione d’impresa, Omal S.p.a. è diventata B Corp nel 2017 per essere un riferimento sicuro e affidabile per i propri partner nel rispetto di elevati standard di responsabilità e trasparenza. Questo obiettivo generale è stato declinato in una serie di attività ad alto impatto sociale sulla comunità, sui propri dipendenti ed infine sull’ambiente.

Numerosi gli esempi di iniziative di valore. Ne presentiamo alcuni per far capire meglio l’impegno in questa direzione.

  • formazione ed educazione sui temi di sostenibilità ai propri dipendenti, e percorsi educativi sull’ambiente e l’ecologia per bambini di scuole elementari;
  • attività di volontariato dei propri dipendenti verso associazioni e onlus della comunità locale;
  • attività culturali sull’arte e teatro per la comunità di Brescia, che hanno portato a realizzare mostre ed eventi pubblici gratuiti;
  • attività e politiche ambientali attuate tramite l’ottenimento di molte certificazioni lungo tutta la catena del valore, dalla prevenzione dell’inquinamento fino alla gestione efficace ed efficiente dei propri rifiuti

Una via per distinguersi

La crescente affermazione delle organizzazioni ibride, e in particolare delle società benefit, sta cambiando in maniera repentina il panorama economico e sociale mondiale.

Le imprese, come già è stato illustrato, non si misurano più solo con obiettivi di massimizzazione del fatturato e dei profitti, ma sempre più con obiettivi sociali e ambientali.

Questi obiettivi trovano una solida strutturazione nelle società benefit, e nella certificazione B Corp, in quanto obiettivi sociali e ambientali diventano parte delle strategie di crescita delle stesse imprese.
Ad oggi, dunque, un’azienda che miri ad ottenere un vantaggio competitivo in un ambiente di forte discontinuità e cambiamento, non può non considerare le opportunità generate dall’esser società benefit. Infatti, attivando quest’orientamento sociale e ambientale, e riconoscendosi sempre più parte della comunità e della società stessa, le imprese avranno una chance importante.

Potranno distinguersi nel panorama italiano e mondiale.

Inoltre, fondando la propria attività d’impresa a supporto proprio delle persone, sempre più saranno capaci di beneficiare di vantaggi legati alla natura benefit. Nel caso di Omal spa l’impatto ambientale è stato un fattore che ha elevato tale impresa portandola ad essere riconosciuta come eccellenza nel panorama mondiale.

 

Omal è un’azienda che ha scelto di distinguersi sulla strada delle B Corp

Questo breve esempio, evidenzia come i tratti della strada da seguire sono ormai ben delineati, e spetta quindi alle diverse aziende decidere come posizionarsi rispetto a questo radicale cambiamento nel modo di fare impresa. In questo modo potranno decidere verso il sempre più vantaggioso connubio di obiettivi e logiche sociali e finanziarie, che da ultimo può aiutarle in una crescita e nel continuo perseguimento del proprio vantaggio competitivo.

Checklist

  1. Se la tua azienda è fortemente improntata alla Csr

    valuta di diventare una società benefit

  2. Ti devi preparare ad affrontare costi aggiuntivi

    che comporteranno però anche benefici superiori

  3. Devi migliorare la trasparenza aziendale

    per dare più risposte puntuali agli stakeholder

  4. Se sviluppi strategie innovative di accesso alle risorse

    avrai un accesso privilegiato a quelle strategiche o meno disponibili

  5. Sottoponiti al processo di autovalutazione certificato

    per divenire una B Corp certificata

  6. Per fare questo devi essere pronto a rispondere

    su aree strategiche come governance, ambiente, lavoratori e altri indicatori

  7. Se scegli di diventare una società benefit in base alla normativa italiana

    preparati a pubblicare un report annuale accessibile

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