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Transizione , sarà lo scontro per l’energia a far nascere la potenza Europa

Articolo. La crisi e il conflitto Russia-Ucraina sta accelerando l’unificazione del Vecchio Continente: politica estera, Difesa ma più di tutto al centro c’è una strategia che lo porterà a una maggiore autonomia delle fonti energetiche. E, dicono le stime, anche a un nuovo primato economico

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Un nuovo scenario si sta definendo

Sarà ancora una guerra, tragicamente, a completare il progetto politico di un’Europa unificata nato sulle ceneri del secondo dopoguerra. Sarà ancora un conflitto a consegnarci anche un’Europa trasformata in nuova potenza economica la cui strategia centrale è la transizione verso un sistema socio economico più resiliente, fondato sui principi di inclusività e sostenibilità. Sarà un’Europa consolidata nei rapporti interni e dagli equilibri globali completamente riscritti che si affaccerà fra tre-cinque anni sul nuovo scenario geopolitico del mondo, pesantemente riperimetrato.
I pilastri di questo scenario si stanno impiantando oggi, nel pieno del conflitto e con le significative accelerazioni dei contesti da cui veniamo, innescati dalla scintilla della Grande Crisi 2008-2011. Poi, a luglio 2012, il «whatever it takes» di Mario Draghi, in riferimento agli sforzi della Bce per difendere l’euro e l’eurozona dalla crisi economica. E che oggi sempre dal comando della Bce, Christine Lagarde, dice di voler riprendere in mano dato che la guerra in Ucraina «pone rischi significativi per la crescita» dell’Eurozona. Priorità per la Bce è stabilizzare l’inflazione al 2%.
Poi il salto al 2020, con l’emergenza sanitaria, e il massiccio piano di aiuti per scongiurare le crisi finanziarie e i fallimenti delle imprese. E quindi l’imponente Next Generation Eu, il Recovery Fund e il New Green Deal, mille miliardi per far fronte all’emergenza ecologica.

Questo il quadro da cui veniamo. «Oggi c’è ancora moltissima incertezza sul destino del conflitto, nessuno sa quanto durerà, impossibile stimare l’impatto esatto sull’economia globale e sui prezzi di energia e materie prime. Ma questa crisi ha dato un forte impulso all’unificazione europea. L’unione monetaria si sta trasformando in un’unione fiscale caratterizzata da un’impronta espansiva. Alla fine diventeremo qualcosa di molto simile agli Stati Uniti d’Europa, un soggetto geopolitico molto importante. La leva principale sarà la strategia energetica. Significa che se riusciamo a superare questa fase negativa per l’economia, le prospettive per l’Europa da qui a tre-cinque anni sono molto incoraggianti. E gli effetti valgono anche per l’Italia».

 

Ad ascoltare queste parole c’è un gruppo di imprenditori riuniti per un incontro tecnico organizzato da Confindustria Bergamo e UniCredit su strumenti e prodotti finanziari per difendersi dal caro-energia. Sono industriali preoccupati dall’altissima pressione sui prezzi delle materie energetiche e di molte altre commodities. Ma lo scenario che Manuela D’Onofrio, responsabile Group Investment Strategy di UniCredit traccia davanti a loro, rilegge la situazione in una chiave diversa.

Manuela D’Onofrio

Responsabile Group Investment Strategy di UniCredit

«Non è mai successo nelle crisi degli ultimi 30 anni un rialzo dei prezzi così verticale e iperbolico su tutte insieme le materie prime. Gli effetti porteranno a ridefinire i pesi fra le superpotenze. Si sta creando un blocco asiatico (Cina in testa) che sarà sempre più rilevante rispetto soprattutto agli Stati Uniti, paese senza un problema energetico, con un costo del denaro prossimo allo zero non più sostenibile dati un’economia forte, un mercato del lavoro in piena occupazione, un’alta pressione salariale, un’inflazione che è quattro volte più alta di prima della pandemia, al 6% dopo aver toccato punte dell’8%. Ma la loro crescita – spiega D’Onofrio - non è a rischio.

E l’Europa? È importante che si trasformi rapidamente e si presenti sulla nuova scena geopolitica come un vero e autorevole soggetto economico e politico. «Ed è quello che sta succedendo. Un’opportunità che dentro la crisi Russia-Ucraina – spiega D’Onofrio - si sta concretizzando nei fatti di queste due settimane».

Il progetto di unificazione europea ha registrato un’accelerazione sulle scelte strategiche, di politica estera e di difesa comune «una decisione epocale, che comporterà maggiori investimenti anche in ricerca e in nuove tecnologie». Colpiscono compattezza e velocità con cui «i leader europei hanno deciso ogni contromisura, un fatto nuovo e che ha sorpreso – sottolinea D’Onofrio -, a dimostrare l’ampia convergenza sulla direzione scelta». Quella che porta al secondo fronte, dentro la guerra del gas e dell’ulteriore aggravarsi della crisi energetica. «In meno di dieci giorni si sono decisi quattro pacchetti di sanzioni pesantissime contro la Russia, che certo stiamo pagando anche noi europei e con cui continueremo a fare i conti anche dopo la fine del conflitto. Difficile che i prezzi possano tornare ai livelli dell’anno scorso in tempi rapidi».

 

Poi c’è il secondo punto. «Tutte le scelte dell’Europa ribadiscono la linea verso una maggiore indipendenza energetica. La crisi ha accelerato questo processo di ammodernamento e di diversificazione delle fonti di approvigionamento dal resto del mondo» e soprattutto dalla Russia con un taglio già in atto di un terzo delle forniture entro fine anno. «Investimenti nuovi e risorse dedicate ci sono già, i tempi di transizione europea alla green economy saranno più veloci – spiega D’Onofrio - sia in termini di riduzione dei consumi e di adozione di nuove tecnologie, sia di nuovi investimenti in impianti, imprese e processi industriali più sostenibili».
Ma l’Europa si sta già attrezzando anche su altri fronti strategici già rilevati come fattori di criticità e troppo vincolanti dall’estero: «Le catene di fornitura messe in crisi dai lockdown hanno rappresentato un fenomeno eclatante, che ha dimostrato come supply chain molto distanti mettano a rischio le nostre industrie. Ancora oggi – spiega D’Onofrio - la crisi dei semiconduttori, con una produzione di oltre il 50% nelle mani di due soli paesi, Taiwan e Corea del Sud, sta frenando l’automotive europeo».

L’Europa si rafforza anche in questo con il recente Chips Act per favorire investimenti nel settore cui ha fatto seguito l’annuncio di Intel di investire fino a 80 miliardi di euro nel prossimo decennio nella catena dei semiconduttori. «Tutto questo riproporrà un’Europa nuova – conclude D’Onofrio - come nuovo soggetto politico e potenza economica, al pari delle altre due superpotenze».

Pills

La strategia in 9 mosse Ecco in sisntesi le misure principali approvate dalla Commissione Ue per ridurre di un terzo i rifornimenti di gas russo verso i Paesi europei già entro la fine di quest’anno. Il programma è stato definito RepPowerEu.

1 - Stop al gas russo

Nessun nuovo contratto di fornitura di gas stipulato con la Russia di Putin.

2 - Fornitori alternativi

Sostituire i l gas dalla Russia con nuovi contratti con altri Paesi fornitori.

3 - Scorte minime vincolate

Quote minime obbligatorie di scorte in modo da aumentare la resilienza del mercato.

4 - Più impianti alternativi

Accelerare la sostituzione dei sistemi e impianti alimentati a gas con sistema a pompe di calore.

5 - Energia da sole e vento

Aumentare l’autoproduzione con l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici.

6 - Diversificare fonti fossili

Accelerare la diversificazione e la decarbonizzazione delle fonti energetiche.

7 - Bioenergia e nucleare

Massimizzare la generazione da fonti a basse emissioni: bioenergia e nucleare

8 - Ristori contro i dazi

Misure straordinarie per proteggere i consumatori più fragili dal balzo dei prezzi.

9 - Maggiore efficienza

Supportare in ogni modo l’efficientamento energetico delle abitazioni e delle industrie.

Il caro-bollette si mangia il 26% del valore aggiunto

Le imprese bergamasche sono fra le più colpite dal picco dei prezzi dell’energia. E sono a Bergamo le 184 imprese fra le più energivore d’Italia, facendo del territorio orobico il terzo più densamente ricco di aziende consumatrici di energia a livello nazionale. Intanto in Lombardia lo schock energetico ha già fermato oltre 310 imprese: costi così alti che non conviene più stare sul mercato.
È proprio il caro-bolletta a preoccupare di più, con un peso sui bilanci aziendali che viene rivisto ogni settimana tanto è alta la velocità con cui corrono le quotazioni e i prezzi di tutte le commodities, non solo di gas ed elettricità, ma delle numerose materie prime determinanti l’attività produttiva. Sulla base dei prezzi della prima settimana, Confindustria Bergamo ha stimato che il mese di marzo costerà alle imprese del territorio oltre 2,2 miliardi di euro in materie prime energetiche, ben oltre l’1,6 miliardi pagati meno di un mese fa con il rialzo dei prezzi già in corsa, prima del conflitto e con un aumento che già incorporava una componente collegata ai processi di transizione energetica.

 

Ma il vero confronto è rispetto a solo un anno fa quando, quando il sistema del manifatturiero aggregato, a fronte di un giro di ricavi di poco inferiore ai 30 miliardi, scontava una bolletta energetica di “soli” 300 milioni di euro. La stangata è netta. Quasi 2 miliardi in più in meno di dodici mesi. Ma è sul valore aggiunto che ancora di più emerge il senso dell’emergenza e la pressione sui margini aziendali erosi dai costi dell’energia. Un anno fa, su 8,4 miliardi di valore aggiunto creato il caro-energia pesava fino al 3,5%. L’incidenza è salita fino a un mese fa con un primo balzo fino al 19%,sempre prima dell’inizio della crisi ucraina, da quando i prezzi sono aumentati passando da un +50% a un +300%.

Massimo Longhi

Responsabile dell’area Studi, territorio, competitività e internazionalizzazione di Confindustria Bergamo

Ma poi sono esplosi letteralmente da un mese a oggi fino a incidere per più di un quarto (il 26,1%) sull’intero valore aggiunto prodotto dal sistema imprese. Imprese ora in difficoltà a traslare i costi degli approvigionamenti sul mercato finale. «È quindi comprensibile il disorientamento degli imprenditori di fronte a situazioni così pesanti e all’interno di uno spettro produttivo bergamasco estremamente ampio e variegato, che va dal settore dei polimeri all’acciaio, dalla plastica fino al grano – spiega Massimo Longhi, responsabile dell’area Studi, territorio, competitività e internazionalizzazione di Confindustria Bergamo -. Settori differenti a cui va aggiunta la difficoltà a individuare in uno scenario cosi imprevisto e imprevedibile lo strumento più efficace per gestire una strategia di approvigionamento altrettanto efficace ma che ogni istante è costretta a tenere conto dei cambiamenti dei suoi fondamentali, sia di prezzo sia di quantità».

 

Imprenditori di fronte alle quotazioni con la sensazione di stare seduti su un ottovolante. E con un territorio per di più non certo monospecializzato, ma denso di settori industriali ad alta intensità e consumi energetici come l’acciaio e la carta, la meccanica, la gomma-plastica, il tessile, la chimica. Lo raccontano i numeri: nel sistema economico bergamasche sono almeno 184 le imprese registrate nella classifica Csea, la Cassa per i servizi energetici e ambientali, delle aziende più energivore per la specifica tipologia produttiva. Bergamo è la terza provincia d’Italia più energivora dopo Brescia (con 236 industrie e una forte attività siderurgica) e Modena (distretto della ceramica, e 98 imprese). A portarla in vetta alla classifica sono gli oltre 7.500 kwh di consumo energetico di cui almeno il 60-65% è imputabile al settore della manifattura, e che oggi dà lavoro a quasi 118mila persone.

Le misure del governo contro il caro-energia

La guerra in Ucraina potrebbe tagliare la crescita mondiale di un punto percentuale in un anno. Lo sostiene l’Ocse. Secondo l’organismo per lo sviluppo e la cooperazione economica internazionale con sede a Parigi, la guerra in Ucraina rischia di costare un punto alla crescita mondiale in un anno se gli effetti sui mercati energetici e finanziari dovessero rivelarsi duraturi. Sempre secondo l’Ocse, questo potrebbe far aumentare l’inflazione di 2,5 punti supplementari.
L’Europa dovrebbe essere la regione più colpita dalle conseguenze economiche dell’invasione russa, prosegue l’organizzazione, evocando forti legami economici ed energetici con Mosca, in particolare, nei Paesi frontalieri di Russia e Ucraina.
Il governo Italiano per far fronte all’emergenza economica del caro-energia e dell’impennata dei prezzi delle materie prime ha approvato un decreto i cui effetti dovrebbe scattare già domani. A cominciare dalla riduzione del prezzo dei carburanti. Ecco in sintesi le misure:

  • Ocse, guerra rischia tagliare crescita mondo di un punto
    La guerra in Ucraina potrebbe tagliare la crescita mondiale di un punto percentuale in un anno. Lo sostiene l’Ocse. Secondo l’organismo per lo sviluppo e la cooperazione economica internazionale con sede a Parigi, la guerra in Ucraina rischia di costare un punto alla crescita mondiale in un anno se gli effetti sui mercati energetici e finanziari dovessero rivelarsi duraturi. Sempre secondo l’Ocse, questo potrebbe far aumentare l’inflazione di 2,5 punti supplementari. L’Europa dovrebbe essere la regione più colpita dalle conseguenze economiche dell’invasione russa, prosegue l’organizzazione, evocando forti legami economici ed energetici con Mosca, in particolare, nei Paesi frontalieri di Russia e Ucraina.
  • Credito d’imposta contro le maxi bollette
    Per garantire un’ulteriore boccata d’ossigeno alle aziende, verrà esteso il credito d’imposta, già previsto nel secondo trimestre per energivori e grandi consumatori di gas, anche alle altre imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas. La norma eleva al 25% il bonus per le energivore e al 20% quello per chi consuma gas prevista dai decreti bollette di inizio anno. L’intenzione è di ampliare anche la platea di aziende ammesse allo sconto. L’accesso scatterà se il prezzo della luce, calcolato sulla base della media riferita al primo trimestre 2022, al netto delle imposte e degli eventuali sussidi, subirà un incremento del costo per kilowattora superiore al 30% del prezzo riferito allo stesso trimestre nel 2019. Sul versante del gas, invece, il prezzo nel primo trimestre 2022, dei prezzi di riferimento del mercato infra-giornaliero pubblicato dal Gme dovrà aver subito un rialzo superiore al 30% del livello registrato negli stessi tre mesi del 2019.
 
  • Bollette in 24 rate per imprese in difficoltà
    Arriva la rateizzazione delle bollette anche per le imprese. Le aziende potranno quindi beneficiarne, opportunità già accordata alle famiglie, per le fatture di maggio e giugno e per 24 rate al massimo. La norma prevede poi che per sostenere le esigenze di liquidità dei venditori scenda in campo la Sace che potrà rilasciare le proprie garanzie a banche, istituzioni finanziarie nazionali e internazionali e agli altri soggetti abilitati all’esercizio del credito, entro un limite massimo di impegni pari a 9 miliardi. La controllata del Mef potrà inoltre intervenire a sostegno delle assicurazioni per le esposizioni relative ai crediti vantati dai fornitori di luce e gas, con una garanzia pari al 90% degli indennizzi, «per effetto dell’inadempimento da parte delle imprese, con fatturato non superiore ai 50 milioni al 31 dicembre 2021, del debito risultante dalle fatture emesse entro il 30 giugno 2023 e relative ai consumi energetici sostenuti fino a fine del 2022».
  • Autotrasporti, 20 milioni contro il caro-pedaggi
    Per il settore dell’autotrasporto approvato un pacchetto di misure che prevede lo stanziamento di 20 milioni per ridurre il costo dei pedaggi autostradali, una clausola di adeguamento dei contratti in caso di rincari eccessivi e l’esonero dal versamento dei contributi Art (Autorità di regolazione dei trasporti). La clausola di adeguamento al costo del carburante prevede, «sulla base delle variazioni intervenute nel prezzo del gasolio da autotrazione a seguito delle rilevazioni mensili del ministero della Transizione ecologica, l’adeguamento del corrispettivo qualora dette variazioni superino del 2% il valore preso a riferimento al momento della sottoscrizione del contratto stesso o dell’ultimo adeguamento effettuato». Infine il settore non dovrà versale il contributo dovuto per il funzionamento dell’Autorità di regolazione dei trasporti.
 
  • Pronti 150 milioni per la Cassa integrazione
    Nuovo intervento per sostenere il lavoro e la cassa integrazione. Le imprese industriali, colpite da caro energia e materie prime, e quindi in particolare difficoltà economica, che hanno finito i contatori (cioè che non possono più ricorrere a trattamenti di integrazione salariale perché hanno esaurito i limiti di durata) potranno contare su 26 nuove settimane di ammortizzatore ordinario fruibili fino al 31 dicembre 2022. Stanziati 150 milioni di euro. Prevista anche una norma che estende lo sgravio per le imprese che assumono lavoratori da imprese in crisi anche ai «lavoratori licenziati per riduzione di personale da dette imprese nei sei mesi precedenti, ovvero lavoratori impiegati in rami di azienda oggetto di trasferimento da parte delle imprese suddette». La misura è finanziata con 2,1 milioni quest’anno, 5,5 per il 2023 e 4,2 per il 2024.
  • Opere pubbliche e revisione dei prezzi
    Nel decreto legge previste norme che consentono le compensazioni dei rincari dei materiali e anche dei prodotti energetici nel settore delle opere pubbliche, con la possibilità per il ministro delle Infrastrutture di anticipare per interventi urgenti fino al 50% del fondo da 100 milioni destinato alle opere del Pnrr. Prevista la possibilità al responsabile unico del procedimento di accertare di dichiarare la causa di forza maggiore per consentire la realizzazione delle opere o anche l’allungamento dei termini qualora l’aumento dei prezzi dei materiali o dei carburanti (in una percentuale ancora da definire) impediscano, anche solo parzialmente, il regolare svolgimento dei lavori o la regolare esecuzione dei servizi o delle forniture.