Auto elettrica, l’Europa detta la linea sul riciclo delle batterie

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Lo smontaggio delle batterie di un’auto elettrica

In Italia nel 2020, durante la pandemia, è stato registrato un aumento del 250% della vendita delle auto elettriche e ibride plug-in. I nuovi veicoli sono essenziali per ridurre le emissioni di anidride carbonica che alterano il clima. Il recupero delle materie prime delle batterie è altrettanto importante per rendere la nuova motorizzazione coerente con l’economia circolare. «Il riciclo delle batterie non è un vezzo ambientalista», spiega Luigi De Rocchi, responsabile di ricerca e sviluppo di Cobat, il consorzio di servizi per l’economia circolare.

Il nuovo regolamento renderà più stringenti le norme per il riuso delle materie prime di pile e accumulatori

«Il decreto legislativo 188 del 2008, recependo la direttiva comunitaria 2006/66, stabilisce come le batterie debbano essere costruite e riciclate. Il principio della responsabilità estesa del produttore lo obbliga alla corretta gestione della fine vita del prodotto. Un dovere assolto in autonomia oppure, il più delle volte, aderendo a una piattaforma di raccolta come Cobat. Un nuovo regolamento aggiornerà la norma europea, prevedendo prestazioni crescenti, dal 2025 al 2030, per il recupero dei metalli contenuti nelle batterie, litio, cobalto, nichel, materie prime non presenti in Europa». Il riciclo affranca dalla dipendenza dal mercato extracomunitario.

«La European Battery Alliance è un’iniziativa indetta per favorire la realizzazione nel continente dei sistemi di accumulo e mitigare la dipendenza del mercato automobilistico da quello asiatico per la produzione dei pacchi batteria. La sudditanza economica esiste anche per l’approvvigionamento delle materie prime. La Cina è il Paese maggiormente presente in Africa nell’acquisto dalle miniere e dalle cave. È fondamentale che l’Europa si renda il più possibile autonoma nella pianificazione della propria attività produttiva, introducendo l’approvvigionamento alternativo da riciclo a pieno titolo nella strategia industriale. Non possiamo produrre le batterie con i metalli primari, ma possiamo massimizzarne il recupero grazie alle tecnologie. Il sistema è interconnesso: incrementare il riciclo permette di avere una fonte secondaria che, anche se non risponderà a tutte le esigenze produttive europee, conferirà la forza di negoziare i prezzi con le miniere nel Congo, in Sud America e negli altri poli produttivi dei minerali».

Le tecniche di recupero sono la pirometallurgia e l’idrometallurgia, che lo rende più completo

Le tecniche di riciclo sono la pirometallurgia, l’idrometallurgia e il riciclo diretto, che si sta sperimentando e sarà praticabile in futuro. De Rocchi ci parla delle prime due. «La pirometallurgia utilizza il calore per stabilizzare la batteria nella fase di trattamento meccanico. La batteria al litio può incendiarsi ed è resa inerte in un forno a 250 gradi, dove libera i gas. Dopo questo passaggio può essere macinata per il recupero dei metalli. Questa lavorazione determina purtroppo la perdita del litio, molto volatile. Il sistema idrometallurgico agisce con processi chimici sulla black mass, la pasta nera della batteria, ed è in grado di massimizzare il recupero, perché non comprende una fase precedente termica. La tecnologia consente la separazione con il liquido dei vari metalli, il litio in forma di carbonato, il cobalto, il nichel. Alluminio e rame degli elettrodi della batteria, puliti dal bagno acido, sono di ottima qualità e si possono recuperare e rivendere».

Il consorzio Cobat al lavoro per un impianto per il recupero in Italia

Per ora in Italia non sono presenti centri per il recupero. Quelli sparsi per l’Europa sono di tipo pirometallurgico. La pasta nera è trattata generalmente in Estremo Oriente. «La bozza del nuovo regolamento europeo – annuncia De Rocchi – ha messo in preallarme gli impianti. Ora le associazioni di categoria stanno battagliando sulle soglie di recupero per ottenerne di meno sfidanti. Ma non si torna indietro. La regolamentazione spingerà gli impianti a massimizzare il recupero. Cobat è già un passo avanti. Ha un brevetto, frutto di uno studio con il Cnr di Firenze, per il trattamento puramente idrometallurgico della black mass. Per l’impianto ha una partnership industriale per realizzare entro quest’anno la prima verifica dei dati di laboratorio. Un secondo brevetto del partner industriale riguarda la macinazione, coprendo così tutto il processo di trattamento, da quello meccanico a quello chimico. L’impianto sarà in Centro Italia: l’iter autorizzativo sta per essere ultimato. Le interlocuzioni con i ministeri competenti sono state già avviate in vista del Pnrr e saranno reiterate, per rendere l’Italia autonoma dagli impianti esteri nella gestione della fine vita delle batterie».

Accumulo di energia rinnovabile

Una batteria dismessa da un veicolo elettrico mantiene il 70-75% della propria capacità. Questa disponibilità, in un’ottica di economia circolare, ne favorisce il riuso, rispondendo alla domanda di accumulo energetico dei prossimi anni, dovuta allo sviluppo delle rinnovabili, e creando un sistema virtuoso di riutilizzo. «Un riuso più efficiente – spiega Luigi De Rocchi di Cobat – si può ottenere aprendo il pacco batterie e verificando quali siano le celle in condizioni migliori. Per poterlo fare servono i criteri della qualifica di “end of waste” per le batterie, così che la materia prima seconda possa diventare un nuovo bene. La Commissione europea, dopo il nuovo regolamento, ne stabilirà i requisiti con un decreto attuativo. Si dovrà definire anche il passaggio della responsabilità dal produttore dell’auto allo sviluppatore della materia prima seconda».

Piattaforma di economia circolare

Cobat è una piattaforma di servizi per l’economia circolare. Garantisce alle aziende raccolta, stoccaggio e avvio al riciclo dei rifiuti. Grazie a tre consorzi dedicati, per pile e accumulatori, per apparecchiature elettriche ed elettroniche e per pneumatici fuori uso, Cobat assicura la corretta gestione della fine vita dei prodotti immessi al consumo, la manleva dal principio di responsabilità estesa in materia di rifiuti e la sostenibilità ambientale.

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