Avanti con le auto elettriche: abbattono gas serra, inquinanti e consumi

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Auto elettrica: una svolta necessaria che ottiene consensi

I bergamaschi sono pronti per l’auto elettrica, come dimostrano le loro risposte alla prima indagine sul mondo delle auto elettriche compiuta da L’Eco di Bergamo e da eco.bergamo, il supplemento di ambiente, ecologia, green economy, in edicola domenica 18 aprile gratis con il quotidiano, dove si possono leggere tutti i risultati del sondaggio.

Approfondiamo il tema dell’auto elettrica con Roberto Sposini, esperto di mobilità, già direttore responsabile di testate nazionali del settore e oggi chief mobility editor di LifeGate.

L’incremento della componente elettrica delle auto aumenta i benefici e taglia i costi d’esercizio
Roberto Sposini

«La scala evolutiva della tecnologia ibrida, dalla mild hybrid alla più efficiente plug-in hybrid, ha livelli di consumi ed emissioni molto diversi tra loro. La valutazione complessiva sull’efficienza è da compiere considerando sia le emissioni climalteranti di CO2, sia dei gas inquinanti nocivi per la salute come gli NOx, gli ossidi di azoto. Questi gas sono prodotti principalmente a seguito delle combustioni dei motori endotermici. Già da qui, per semplificare, si intuisce che su un’auto più la componente elettrica è prioritaria, meno gas nocivi si sviluppano. Un’auto ibrida può ridurre consumi ed emissioni fino a circa il 30 per cento rispetto a motorizzazioni di tipo convenzionale. Poi sono da considerare i contesti di utilizzo, visto che l’ibrido raggiunge il massimo dell’efficienza nelle aree urbane, mentre perde parte dei vantaggi in altre situazioni stradali. Ma un dato rimane: gli ibridi più virtuosi ottengono una riduzione di emissioni di NOx superiore al 90 per cento rispetto ai limiti omologativi previsti dalla legge».

Verso la decarbonizzazione

«Diverso, e per certi versi più complesso, il discorso per le auto elettriche», continua Sposini. «Numerosi studi hanno dimostrato che l’auto elettrica, anche considerando l’intero ciclo di vita, emette meno CO2 di equivalenti auto a combustione interna. Non parliamo, quindi, solo delle emissioni generate durante l’uso del veicolo, in gran parte assenti, ma anche di quelle necessarie a partire dall’estrazione del litio e dalla produzione delle batterie. La progressiva transizione della produzione di energia alle fonti rinnovabili, fino alla piena decarbonizzazione prevista dall’Unione Europea per il 2050, renderà sempre più pulita anche la ricarica delle batterie».

Tecnologie e costi delle ibride ed elettriche

«Le ibride, soprattutto nelle versioni di accesso “mild”, che comunque assicurano già alcuni vantaggi come una maggiore efficienza o l’ingresso nelle ztl, hanno un prezzo molto vicino alle versioni benzina o diesel. E spesso gli incentivi azzerano quasi le differenze. Per le elettriche è il costo delle batterie e delle materie per realizzarle il punto cruciale. Da un recente studio del Mit di Boston è emerso che in trent’anni il costo delle batterie agli ioni di litio è calato del 97 per cento. Molti analisti indicano nel 2023 l’anno di un possibile pareggio tra il prezzo di un’auto elettrica e quello di una corrispettiva con motore endotermico. Vedremo se accadrà davvero».

Una riduzione progressiva dei costi d’esercizio

«I diversi livelli di elettrificazione dell’auto, da mild hybrid a elettrico, consentono una progressiva riduzione dei costi d’esercizio. Quanto? Dipende, i vantaggi sono diversi e da sommare: sconti sull’Rc Auto, possibile esenzione dalla tassa di possesso, che dipende dalla Regione di residenza, parcheggi e accessi in zone a traffico limitato gratuiti, riduzione dei costi di manutenzione solo per le elettriche pure. Nel caso di un’elettrica si aggiunge l’azzeramento del costo del carburante, a cui si sostituisce quello di una ricarica, dai circa 11 euro dalla presa di casa ai 18-20 alle colonnine pubbliche, per un “pieno” di 350 chilometri».

Per le elettriche incentivi fino a 10mila euro

Quali sono gli incentivi per l’acquisto di auto ibride o elettriche? A quanto ammontano? Nel caso dell’Ecobonus, ossia la misura promossa dal ministero dello Sviluppo economico che offre contributi per l’acquisto di veicoli a ridotte emissioni, la cosa migliore è andare sul sito del ministero (https://ecobonus.mise.gov.it/) e verificare la disponibilità residua dei fondi. Al momento di scrivere l’Ecobonus per gli euro 6 (diesel o benzina di ultima generazione) è già agli sgoccioli. Migliore la situazione per chi vuole acquistare mezzi ibridi o elettrici. Gli incentivi ammontano per le auto da 0-20 g/km di CO2 a 6mila euro con rottamazione e 4mila senza; per quelle da 21 a 60 g/km a 2.500 euro con rottamazione e 1.500 senza; a queste cifre possono aggiungersi fino al 31 dicembre ulteriori contributi delle Case, fino a un massimo di 10mila euro per le auto elettriche.

Per i veicoli ad alimentazione tradizionale Euro 6, con emissioni fra 61 e 135 g/km, l’incentivo è pari a 1.500 euro ma solo con rottamazione, a cui si aggiungono ulteriori sconti del venditore pari ad almeno 2mila euro; l’incentivo è da richiedere entro il 31 dicembre.

Si ricordi che solo il concessionario può verificare, prenotare ed eventualmente accedere agli Ecobonus.

Un’opportunità ulteriore è rappresentata dalle Regioni e dai Comuni che hanno stanziato per i propri residenti fondi a sostegno della mobilità sostenibile.

Colonnine di ricarica: tempi, card, applicazioni

Di quali detrazioni fiscali si gode per l’installazione di colonnine di ricarica in un box privato o in un parcheggio condominiale?

«L’installazione di infrastrutture di ricarica per veicoli alimentati a energia elettrica nei condomini beneficia di una detrazione del 50 per cento, da calcolare su un limite di spesa variabile fra 1.500 e i 3mila euro. L’installazione delle colonnine beneficia anche del Superbonus 110%, ma solo se è eseguita congiuntamente agli altri interventi previsti per l’efficientamento energetico dell’immobile. Talvolta le Case automobilistiche offrono wall box in omaggio o a prezzi agevolati a chi sceglie un’auto elettrica».

A che punto è oggi in Italia la diffusione di colonnine di ricarica in luogo pubblico? E in Lombardia? Com’è la situazione sulle autostrade?

«Secondo le ultime rilevazioni aggiornate al 31 marzo 2021, sul suolo nazionale oggi sono presenti 20.757 punti di ricarica in 10.351 stazioni accessibili al pubblico, distribuiti fra strade, supermercati e centri commerciali. Il 57 per cento circa sono nel Nord Italia, il 23 nel Centro mentre il restante 20 fra Sud e isole. La Lombardia è la regione con più punti di ricarica, il 17 per cento con 3.555 installazioni. Seguono Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Veneto e Toscana. Purtroppo la disponibilità nelle aree di servizio lungo le autostrade è ancora scarsa, un problema per chi vuole utilizzare un veicolo elettrico anche fuori dalla città».

Spieghiamo come avviene la ricarica alle colonnine. Sono necessarie una card e un’applicazione su dispositivo mobile per ogni gestore?

«Molte case automobilistiche offrono le proprie tessere per la ricarica con relativa app da installare sul telefono. Le colonnine pubbliche non sono come il benzinaio: non si possono usare né contanti, né carte di credito. I pagamenti sono possibili solo tramite app e grazie alle diverse tessere associate al profilo nella applicazione, ognuna con le relative informazioni di pagamento. Chi possiede un’auto elettrica può, dunque, utilizzare sia gli strumenti di ricarica proposti dalla Casa automobilistica o affidarsi a network a diffusione nazionale come Enel X, Duferco, Be Charge, A2A e Ionity».

Parliamo dei tempi di ricarica.

«Facciamo un esempio concreto: un’auto con una batteria da 50 kWh (come la nuova Opel Corsa-e, 337 km di autonomia dichiarata) può essere ricaricata all’80 per cento in 30 minuti presso una stazione di ricarica rapida pubblica. Con una wall box servono circa 5 ore, che diventano una notte intera con la presa domestica».

E l’autonomia chilometrica?

«La media dei modelli attuali si aggira attorno ai 350 chilometri, con un minimo di 200 chilometri e picchi di oltre 500 per modelli premium. Si tratta di valori medi, ottenuti considerando ciclo urbano, extraurbano e autostradale, ma che non considerano “variabili” importanti come stili di guida esuberanti, uso intenso del climatizzatore, temperature basse o percorsi in salita, tutti aspetti che possono incidere anche molto sull’autonomia dichiarata».

Il primo passo: le mild hybrid

Le mild hybrid sono il primo step dell’universo dell’elettrificazione: combinano un motore a combustione con una batteria da 12 o da 48V e un motore/generatore elettrico, che può sostituire il motorino di avviamento, una sorta di aiuto in fase di accelerazione. La riduzione di consumi ed emissioni (circa il 10 per cento) è modesta. Presenta alcuni vantaggi come l’ingresso nelle ztl.

Full hybrid, pochi km in elettrico

Le hev o full hybrid hanno un motore a combustione interna (benzina, raramente diesel) e uno o più elettrici. Il tutto è associato a un pacco batterie agli ioni di litio. In questo caso la riduzione di emissioni e consumi è più consistente, soprattutto in città. L’autonomia in solo elettrico è limitata a pochi chilometri.

Plug-in hybrid, autonomia di 50 chilometri

Le plug-in hybrid sono la massima evoluzione delle ibride. Dispongono di una batteria al litio di maggiori dimensioni e hanno la possibilità della ricarica da una presa elettrica o da una colonnina con l’ausilio di un cavo.La maggiore capacità della batteria permette di avere una vera autonomia elettrica, di solito attorno ai 50 chilometri.

Solo elettriche, niente emissioni

Le bev, acronimo di Battery electric vehicle, sono le auto completamente elettriche: a differenza di mild, full e plug-in hybrid, non hanno nessun motore endotermico e sono le uniche a non avere emissioni, nemmeno acustiche. Hanno un motore elettrico e un pacco batterie. Per la ricarica, oltre alla rigenerazione in frenata e in discesa, hanno bisogno di una sorgente esterna e di un cavo.

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