Aziende in campo
contro il contagio

Articolo. Alta speranza di vita e benessere diffuso, con un esiguo tasso di mortalità infantile e di suicidi. Ma, per numero di medici, infermiere e ostetriche, l’Italia appartiene alla metà del mondo più povera.

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(L’opera di Franco Rivolli Art riprodotta sulla Torre 4 dell’ospedale “Papa Giovanni”)

Un progetto ambizioso che riguarda tutti: governi, amministrazioni, cittadini e imprese, un coinvolgimento difficilmente concepibile prima dello stop imposto dal coronavirus, che ci ha dimostrato come le battaglie più decisive si vincono solo con l’impegno di ognuno.

«Uno sforzo senza precedenti e una consapevolezza nuova» sono invocati dal “Global Compact”, la rete istituita dalle Nazioni Unite tra le più influenti aziende mondiali, per le quali gli obiettivi globali sono visti come un’opportunità di crescita, nuovi mercati, sviluppo tecnologico. Responsabilità e profitto sono due facce della stessa medaglia.

Ci prova la Covestro, la multinazionale tedesca che produce materiali polimerici high tech, la cui sede italiana si trova a Filago e che nel 2018 è stata riconosciuta “lead company” dal Patto mondiale delle Nazioni Unite per le aziende.

Una sezione del sito di Covestro è dedicata agli obiettivi di sviluppo sostenibile, con una grafica che ne misura il grado di coinvolgimento e implementazione e una vetrina delle buone pratiche messe in atto. «Per Covestro il tema della sostenibilità è una scelta, non un obbligo», spiega Mario Ceribelli, ceo di Covestro, responsabile per l’Economia circolare in Federchimica. La produzione di materiale biocompatibile per realizzare le pompe di ossigenazione utilizzate in chirurgia coronarica è solo uno degli esempi di materiale innovativo destinato a migliorare la strumentazione medica. «Il mondo sta cambiando rapidamente. Sfide enormi ci attendono. Covestro aiuta ad affrontarle attraverso tecnologie, prodotti e progetti orientati a ridurre l’impatto sull’ambiente, a beneficio di tutta la società. La filosofia alla base della nostra visione è rendere il mondo un luogo migliore e più sostenibile».

La responsabilità e il ruolo strategico delle aziende sono stati pesantemente rimarcati dalla pandemia provocata dal coronavirus.

Il 19 marzo l’Icc, la Camera di commercio internazionale, con un appello senza precedenti al settore privato, ha raccomandato di considerare prioritari lo sviluppo o l’aggiornamento di piani economici per contenere il contagio, limitando, tra l’altro, la vicinanza fisica e introducendo il telelavoro.

«Ogni azienda ha un ruolo chiave nel ridurre le possibilità di diffusione della malattia e l’impatto sulla società. Misure precoci, coraggiose ed efficienti ridurranno i rischi dei lavoratori e, a lungo termine, i costi economici della pandemia». Etica e welfare aziendale, produzione, bilancio sociale, sostenibilità ambientale: il mondo economico è chiamato a fare la sua parte per evitare i collasso del pianeta, così come l’emergenza coronavirus ci ha insegnato.

Priorità stravolte

Avremmo dovuto inaugurare questa serie di servizi dedicati all’approfondimento degli obiettivi di sviluppo globale – in relazione all’impegno specifico di Covestro – dal primo: sconfiggere la povertà. La cronaca ha stravolto le nostre vite e le priorità. Partiamo allora dal terzo obiettivo, dedicato a raggiungere salute e benessere per tutti, un sogno che, almeno per i Paesi occidentali, sembrava a portata di mano. In questo campo le performance migliori si registrano in Europa. Il sistema sanitario, pur con qualche differenza interna, è mediamente buono, la mortalità infantile in continua diminuzione, l’aspettativa di vita in costante crescita. In Europa, secondo i dati di Eurostat per il 2017, solo l’1,7% della popolazione sopra i 16 anni non aveva accesso a cure mediche. Poi è arrivato il coronavirus: improvvisamente la strada è diventata ripida e la meta si è allontanata.

Il target 3.3 del terzo obiettivo impone di porre fine alle epidemie di Aids, tubercolosi, malaria, malattie tropicali e “altre malattie trasmissibili”. Il target 3.b impegna a “sostenere la ricerca e lo sviluppo di vaccini e farmaci per le malattie trasmissibili e non trasmissibili che colpiscono soprattutto i Paesi in via di sviluppo, fornire l’accesso ai farmaci essenziali e ai vaccini a prezzi accessibili”. La comunità mondiale promette di “aumentare sostanzialmente il finanziamento della sanità e il reclutamento, lo sviluppo, la formazione e il mantenimento del personale sanitario nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto nei Paesi meno sviluppati e nei piccoli stati insulari in via di sviluppo” (target 3.c).

Sorprese l’Europa e l’Italia

La crisi in atto rivela che, purtroppo, anche l’Europa e l’Italia sono ancora lontane dal conseguimento dell’obiettivo. Ricerca e sviluppo di vaccini dovrebbero contare su maggiori investimenti. Le strutture sanitarie dovrebbero essere in grado di far fronte a possibili emergenze ed epidemie con molto più personale, dispositivi, servizi e medicine delle attuali. «Calcoli economici che si stanno dimostrando fallimentari – commenta Adam Tooz, giornalista del britannico “The Guardian” – dettano gli investimenti e l’organizzazione della sanità». Il Covid-19 ha suonato la sveglia. Lo sviluppo sostenibile riguarda tutti.

Medici Senza Frontiere

Medici Senza Frontiere è tra le organizzazioni in prima linea per l’emergenza sanitaria in atto. Nella Bergamasca è rappresentata da oltre 6.000 donatori e circa venti persone tra volontari – attivi in eventi di sensibilizzazione e raccolta fondi – e operatori umanitari professionali, medici, infermieri, anestesisti, che lavorano in zone di emergenza in tutto il mondo. Il loro motto è “Assistenza medica dove c’è più bisogno”.

«Come organizzazione medico-umanitaria – spiega Stella Egidi, la referente medico di Msf in Italia, che sta coordinando gli interventi sul Covid-19 nel nostro Paese – abbiamo messo a disposizione del governo la nostra esperienza nella gestione di epidemie, come quelle di Ebola o del morbillo. Oggi i nostri team lavorano con gli ospedali nel Lodigiano e, nelle Marche, con le strutture per anziani, le persone più vulnerabili alla malattia. Abbiamo offerto la nostra disponibilità anche in altre regioni, dalle più colpite a quelle in cui le azioni di prevenzione potrebbero avere un impatto importante per limitare i contagi. Speriamo di poter assistere ancora più persone. Supportiamo la lotta contro l’epidemia anche in Spagna, Francia, Belgio, Grecia e Hong Kong. Siamo in contatto con le autorità sanitarie in Afghanistan e in altri Paesi in cui siamo già presenti, dove le nostre équipe si preparano al Covid-19. È auspicabile che l’esperienza italiana sia di esempio e induca a mettere in atto, in tempi utili, tutte le misure necessarie ad evitare che i sistemi sanitari siano coinvolti, come il nostro, in modo così pesante». Intanto Msf continua l’azione per altre emergenze nel mondo con l’impegno in prima linea di operatori internazionali e dello staff locale. Solo nel 2018 Msf ha impiegato oltre 43.000 operatori umanitari, di cui solo 3.800 sono dello staff internazionale mentre 39.500 sono assunti localmente». Quali sono i più urgenti tra i target dell’Agenda 2030? «Sono ugualmente importanti e tutti interconnessi: non si può pensare di porsi come obiettivo l’uno senza lavorare anche sugli altri. Ciò che più importa è che siano davvero l’obiettivo di tutta la comunità globale, così come la gestione della pandemia lo deve essere ora».

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