Covestro orienta
diecimila ragazze
agli studi scientifici

Articolo. La multinazionale tedesca con la sede italiana a Filago
punta alla parità di genere prevista dagli obiettivi dell’Onu.
La successione professionale considera diversità e inclusione.
Donne il 39% della forza lavoro globale, solo il 27% dirigenti.

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«La parità dei sessi non è solo un diritto umano fondamentale, ma la base necessaria per un mondo pacifico, prospero e sostenibile». Con queste parole il portale delle Nazioni Unite introduce l’obiettivo 5, la parità di genere, dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Le donne sono poco meno della metà della popolazione mondiale, il 49,6%, e sono ancora oggi vittime di leggi e pratiche sociali discriminatorie. Sottorappresentate nel mondo politico ed economico, in molti Paesi sono vittime di mutilazioni genitali, sono costrette a sposarsi ancora bambine e non godono del diritto di proprietà.

In 18 Paesi il marito detiene il potere legale di impedire alla moglie di lavorare. In 39 Stati figli e figlie non godono degli stessi diritti ereditari. In 49 Paesi mancano leggi a protezione dalla violenza domestica. Una donna tra i 15 e 49 anni su cinque riporta di aver subito violenza fisica o sessuale dal partner negli ultimi 12 mesi. La piaga della violenza non risparmia l’Italia dove, nel 2019, 133 donne sono state uccise per mano dell’ex partner.

La rappresentanza politica

Al Parlamento europeo le donne sono il 40,4% delle deputate, mentre una donna, Ursula von der Leyen, presiede la Commissione europea. A livello globale la rappresentanza politica femminile è ferma al 23,7%. In Italia le deputate elette a Camera e Senato sono il 35,4%, nei consigli regionali solo il 21,1%. Nel consiglio comunale di Bergamo sono presenti 10 donne su 32 consiglieri, mentre quattro sono gli assessori donna nella giunta di dieci componenti.

Il lavoro di cura

A livello globale le donne rappresentano oggi il 39% della forza lavoro, ma solo il 27% delle lavoratrici ricopre posizioni apicali. Va un po’ meglio in Europa (28,4%) e, sorprendentemente, in Italia: 36,5%. Sono ancora le donne che si dedicano principalmente al lavoro di cura non retribuito per bambini, malati e anziani, per una media di cinque ore al giorno contro le meno di due degli uomini, con un divario di genere da primato europeo (+3,08 ore). ll divario di genere pone l’Italia al 76.o posto della graduatoria 2020 dei 153 Paesi del World Economic Forum, capeggiata dall’Islanda e chiusa dallo Yemen, e suggerisce un preciso rapporto tra economia nazionale e disparità.

Secondo il gap Index Report, ci vorranno 99,5 anni perché si arrivi a una piena parità di genere. La strada è ancora lunga e tutta da giocare sul piano culturale, puntando sulla formazione delle giovani generazioni secondo gli obiettivi dello sviluppo sostenibile.

La diversità valore e risorsa

Ne sono convinti alla Covestro, la multinazionale tedesca che nella sede italiana di Filago produce policarbonato. Per il raggiungimento dell’obiettivo 5 dell’Agenda 2030, la società ha iniziato una collaborazione con l’associazione Greenlightforgirls (“semaforo verde per le ragazze”) per avvicinare le donne agli studi scientifici e alle enormi possibilità che tecnologia e scienza possono rappresentare per la carriera e la vita dei giovani. Dal 2015 oltre sessanta eventi organizzati negli Stati Uniti, in India e in Europa hanno coinvolto più di diecimila ragazze in conferenze e laboratori con l’intento di convincere le studentesse a dedicarsi a studi Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e superare il divario occupazionale di cui soffre il settore, tradizionalmente “maschile”.

Il programma “Diversità e Inclusione” della società – dichiarano alla Covestro – intende sviluppare e promuovere ulteriormente la diversità nel Gruppo, anche attraverso un piano di successione professionale che prende in considerazione proprio l’obiettivo della “diversità”.

DONNE E LAVORO A livello globale le donne rappresentano oggi il 39% della forza lavoro, ma solo il 27% delle lavoratrici ricopre posizioni apicali. Va un po’ meglio in Europa (28,4%) e, sorprendentemente, in Italia: 36,5%

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