Dalla transizione ecologica i lavori del futuro

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Uno su cinque dei nuovi posti di lavoro creati in Italia da oggi al 2023 sarà nelle aziende ecosostenibili. Il Paese avrà bisogno di 481 mila professionisti del verde, recuperando in questo ambito la metà degli occupati persi per la pandemia, soprattutto tra le donne e i più giovani, 945 mila secondo gli ultimi dati Istat (a febbraio 2021 rispetto a febbraio 2020). L’occupazione in questo settore coprirà una quota del 18,9 per cento sul totale del fabbisogno generato, una stima prudenzialmente al ribasso, mentre l’altra tendenza innovativa, quella del digitale, si fermerà a più di 200 mila nuovi impieghi.

La risposta migliore al Covid

Lo sviluppo sostenibile, finalmente al centro dell’attenzione prima della pandemia, resta la risposta migliore anche all’emergenza sanitaria ed economica creata dal Covid. La protezione della salute passa da quella dell’ambiente. La sola possibilità di un ciclo espansivo viene dall’economia verde. L’occupazione riparte per la necessità di molta manodopera qualificata. La transizione ecologica, com’è noto, è al centro del programma del governo Draghi, che, seguendo l’esempio di Francia e Spagna, ha ribattezzato in questo modo il ministero dell’Ambiente, e del Piano nazionale di ripresa e resilienza, basato sui fondi del Next Generation dell’Unione Europea.

Fabrizio Iaconetti

Fabrizio Iaconetti è un professionista con un’esperienza pluriennale, impegnato nel campo dell’innovazione e del cambiamento organizzativo, esperto in marketing e comunicazione, consulente, tra l’altro, del Gruppo Greenthesis, leader in Italia e all’estero nei settori del trattamento, recupero, smaltimento e valorizzazione, anche energetica, dei rifiuti e delle bonifiche ambientali. Ci spiega perché la ripresa post-Covid non rischia di intraprendere scorciatoie all’insegna del vecchio modello economico lineare, che distrugge l’ambiente trasformando le risorse naturali in scarti. Fabrizio Iaconetti ha curato con Luciano Canova il libro Tutto ruota. Viaggio nel mondo dell’economia circolare, edito da Guerini e Associati (dicembre 2020) e promosso dal Gruppo Greenthesis.

Finanza, Europa, sviluppo sostenibile

«Il rischio è scongiurato per molti motivi. Nell’agosto 2019 l’americana BlackRock, la più grande società mondiale di investimento, che gestisce un patrimonio totale di quasi ottomila miliardi di dollari, di cui un terzo in Europa, ha annunciato, in un vertice globale di amministratori delegati, che non investirà più su aziende che non rispettino i parametri Esg, i criteri ambientali, sociali e di governance della finanza sostenibile. Tutte le banche e le grandi imprese, quando chi amministra quelle quantità di denaro si muove, sviluppano, a cascata e in ogni Paese, un senso di urgenza che porta a un’ondata di cambiamento. Secondo motivo: in Europa le ingenti risorse del piano Next Generation Eu devono essere investite principalmente in due canali, il 37 per cento nell’economia verde e il 21 nel digitale. Terzo punto: lo sviluppo sostenibile non è una moda, ma l’unica via per rispondere alla sfida che la Terra ci pone di fronte, perché ogni anno l’umanità impiega le risorse che possono essere rigenerate da quasi due pianeti. L’appello riguarda le comunità internazionali e locali e il mondo delle imprese. Le statistiche, infine, rivelano che le aziende più attente alla sostenibilità sono quelle più resilienti. La pandemia non ha scoraggiato o rallentato questo progresso. Ha dimostrato, al contrario, che questo tipo di strategie porta, nel tempo, alla creazione di maggior valore. L’orientamento deve essere di lungo periodo e condotto in modo serio, evitando il “greenwashing”, il fenomeno ingannevole dei progetti di facciata che, in realtà, non rispettano l’ambiente».

Innovazione e sostenibilità

L’Italia, del resto, priva com’è di materie prime, resta la decima nazione manifatturiera al mondo grazie alla capacità di recupero e di riciclo dei rifiuti. Nella Bergamasca, in questo campo, sono presenti eccellenze nazionali ed europee. «È vero. Nel nostro Paese esistono aziende grandi e piccole che si sono trasformate, sono eccellenti, creano valore a ogni livello – “people, planet, profit”, sociale, ambientale, finanziario – e sono diventate punti di riferimento. Enel, per esempio, ha avuto la capacità tutta italiana di creare la sezione Innovability, crasi di “innovation” e “sustainability”, una fusione virtuosa. L’innovazione, che è sempre stata la strada maestra per il futuro delle imprese, congiunta con la sostenibilità è la via obbligata in un mercato di maggiore complessità e imprevedibilità».

Le opportunità per i giovani

Quali sono le opportunità per i giovani? «Gli si può rivolgere un messaggio di ottimismo: guardatevi attorno. In Italia c’è la capacità di costituire startup innovative straordinarie. Orange Fiber, per esempio, prende gli scarti della lavorazione delle arance e li trasforma in materie prime seconde in un altro ciclo produttivo, quello dei tessuti a impatto ambientale zero. Ci sono il consorzio, che raccoglie gli pneumatici vecchi e tratta la gomma per creare altri manufatti, quello dell’acciaio, quello dell’alluminio, che rendono il riciclo dei materiali praticamente infinito per altrettanti utilizzi a beneficio della collettività. Il Gruppo Greenthesis sta investendo risorse in progetti innovativi per il recupero di materia ed energia dai suoi impianti di trattamento rifiuti, e non solo, per incentivare la circolarità e sostenibilità dei propri processi industriali. I giovani, vedendo le mosse della politica europea e delle grandi imprese, possono puntare decisamente sull’economia verde».

Le nuove professionalità

Quali sono e saranno sempre più le professionalità richieste dal mercato? «Nuove, che ancora non esistono. Le vecchie e le nuove generazioni, le imprese e le startup le stanno inventando insieme, in un approccio coordinato, che deve essere incoraggiato dalla politica e favorito dal legislatore. Anche la scuola e l’università stanno compiendo passi da gigante per rispondere alle nuove sfide e devono attuare ancora molti. I ragazzi che si sentono di rischiare e di diventare imprenditori possono avviare startup. Possono coltivare le proprie passioni nei vari settori industriali. Quello dell’abbigliamento, per esempio, tradizionalmente uno dei più inquinanti e dai maggiori impatti in termini di disuguaglianza socio-economica sul lavoro, ora crea nuove professioni, dal designer del circolare all’esperto chimico tessile, per prolungare la vita degli indumenti, riducendo la produzione dei rifiuti attraverso l’innovazione dei materiali. Anche professioni già esistenti si evolvono. Il risk manager, per esempio, diventa risk manager ambientale, per garantire il rispetto delle norme in materia ambientale e di sicurezza sul lavoro. Meccanici ed elettrauto, entro il 2023, dovranno diventare meccatronici, unendo competenze di elettronica, meccanica, informatica, pronti per l’evoluzione clamorosa del mercato dell’auto, con il passaggio dal motore a scoppio a quello elettrico. L’agricoltura che rinuncia all’uso aggressivo delle sostanze chimiche può avere opportunità enormi di business in Italia. Il Paese, con il proprio potenziale, può diventare leader in Europa dell’agricoltura pulita, sostenibile, equa, rispettosa dell’ambiente e delle persone. L’educatore ambientale per l’infanzia è una professione umanistica tra quelle tecniche, già prevista dal ministero dell’Ambiente per formare i più piccoli al rispetto del territorio. L’educazione ambientale, combinata con quella civica e offerta con l’istruzione dell’obbligo nella scuola pubblica, può essere una palestra per coltivare la responsabilità sociale. L’economia circolare comporta non solo un modo diverso di produrre, ma anche di consumare e gestire e trattare i rifiuti. Un modo diverso di vivere nelle città e in mezzo alla natura. Se fossi un giovane che progetta il proprio futuro, avrei più la difficoltà di prendere la mira che di essere ottimista».

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