Dall’economia circolare il lavoro del futuro: i giovani si preparino

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La sostenibilità si impara sui banchi di scuola. Con il ritorno dell’educazione civica fra le materie di studio dopo anni di oblio, i temi ambientali entrano nei piani formativi degli istituti di secondo grado al pari della Costituzione e della cittadinanza digitale. Non si tratta solo di dare un futuro al pianeta, ma anche opportunità occupazionali ai giovani. Secondo un’indagine promossa da Legambiente, nel 2019 ben 1,6 milioni di posizioni lavorative aperte erano legate a processi di economia circolare.

Tradotto in parole povere, il tessuto produttivo italiano ha sempre più fame di competenze professionali “verdi” e i ragazzi che nel proprio percorso formativo accresceranno questo tipo di know how avranno un varco privilegiato per entrare nel mercato del lavoro.

Per fornire alle nuove generazioni una bussola sulle buone pratiche per la tutela dell’ambiente e sui cambiamenti che influenzeranno sempre più anche lo scenario economico è nato il progetto “A scuola di economia circolare”, realizzato dalla società di “edutainment” La Fabbrica insieme a Greenthesis Group, uno dei principali operatori integrati della gestione dei rifiuti urbani e industriali e nel settore delle bonifiche ambientali, di cui fa parte anche il termovalorizzatore Rea di Dalmine. L’iniziativa ha avuto il patrocinio sia del Ministero dell’Ambiente sia di Confindustria Cisambiente, a riprova dell’interesse del mondo economico per questi temi.

Oltre 1.400 insegnanti

«Oltre 1.400 insegnanti di tutta Italia hanno partecipato al nostro corso di formazione gratuito – sottolinea Daniele Tranchini, chief executive officer de La Fabbrica – e nella sola provincia di Bergamo sono stati coinvolti 570 studenti delle scuole secondarie di secondo grado. Purtroppo l’emergenza Covid ci ha costretti a trasformare il progetto in un percorso di didattica a distanza, ma l’interesse suscitato dimostra non solo che la scuola è molto ricettiva e aperta al contributo anche da parte dell’impresa privata, ma anche che ambiente e sostenibilità sono temi che ai giovani stanno davvero a cuore, perché riguardano il loro domani. Tra i giovani io vedo voglia, passione, desiderio di crescere e imparare, determinazione ad essere i protagonisti del loro mondo e una sana dose di rabbia nei confronti di noi adulti e della lentezza con cui alcuni cambiamenti per una migliore convivenza con il pianeta stanno avvenendo».

Ma cosa vuol dire fare economia circolare? «Vuol dire – spiega Tranchini – progettare pensando al riutilizzo, diminuire gli sprechi e i rifiuti, utilizzare materie già utilizzate, quindi immaginare un processo virtuoso di rigenerazione. Per ripensare i nostri modi di produzione e consumo, sviluppare nuovi modelli di business e trasformare i rifiuti in risorse ad alto valore aggiunto, servono tecnologie, processi, servizi e modelli imprenditoriali creativi che influenzino il futuro della nostra economia e della nostra società. In sostanza, finisce l’era del capitalismo che ha nel risultato finanziario l’unico parametro di misurazione del valore creato da un’azienda e inizia una nuova era nella quale le 3P, Profit-People-Planet, diventano il nuovo modello di successo». Una sfida importante che può essere vinta solo riuscendo a orientare gli stili di vita per far sì che siano sempre più compatibili con i limiti fisici del pianeta in cui viviamo.

Se ne parla anche in un libro che uscirà a gennaio, intitolato “Tutto ruota”, nato dai contenuti del progetto di Greenthesis Group e La Fabbrica. «È importante – conclude Tranchini – aumentare il livello di consapevolezza sugli impatti negativi che abitudini e scelte di consumo possono avere sullo sfruttamento delle risorse naturali, sull’inquinamento dell’ambiente e sulla società. Ed è fondamentale il ruolo della scuola in questo momento di transizione per educare le nuove generazioni e informarle sui cambiamenti che influiranno anche sulle successive scelte formative e lavorative».

Competenze “green” chieste dal mercato

L’home page del progetto “A scuola di economia circolare”

Le competenze verdi non riguardano solo i lavori in ambiti legati tradizionalmente all’economia circolare, per esempio nell’industria alimentare, nel tessile o nelle società erogatrici di energia, gas e acqua. Figure come cuochi, gestori di B&B e agriturismi, addetti all’assistenza di adulti e bambini, falegnami, estetisti, webmaster mostrano un elevato “indice green”, percentuale che misura il potenziale di risparmio energetico e sostenibilità ambientale della singola professione.

È sorprendente l’alto tasso di competenza verde richiesto per professioni come il cuoco (55%), il barista (44%) o il parrucchiere (44%), ma anche per professioni più tecniche, come i meccanici e i riparatori di biciclette (39%). Anche agli installatori, manutentori e riparatori di apparecchiature informatiche sono richieste buone competenze in materia (58) e persino nel campo dei webmaster, necessari per la gestione e il marketing dei servizi online, l’indice green è del 38%. «L’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale – si legge nel rapporto “Le competenze green” elaborato da Unioncamere – si rivela la prima competenza richiesta dalle imprese subito dopo le cosiddette soft skills».

Altro aspetto da non sottovalutare è il titolo di studio connesso con le competenze green: sono richieste, infatti, non solo a chi possiede un titolo universitario (83,1%), ma anche ai neodiplomati (78,1%) e perfino a chi si affaccia al mondo del lavoro subito dopo la scuola dell’obbligo (79,8%).

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