Economia circolare, primato in Europa. Ma la sfida inizia ora

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La transizione ecologica si fonda sull’economia circolare. Le possibilità di evitare una catastrofe climatica, onorando gli impegni dell’Accordo di Parigi del 2015, sono legate al rilancio dell’economia circolare. La sfida, cruciale per il futuro dell’umanità, vede l’Italia in prima linea: il nostro Paese, per il terzo anno consecutivo, è in testa nel confronto sulla circolarità tra le cinque principali economie dell’Unione Europea.

Per il Circular Economy Network l’Italia prevale tra i cinque principali Paesi dell’Unione Europea

L’Italia ottiene 79 punti, seguita dalla Francia con 68, dalla Germania e dalla Spagna con 65 e dalla Polonia con 54. Il punteggio è basato sui risultati raggiunti nelle aree della produzione, del consumo, della gestione circolare dei rifiuti, degli investimenti e dell’occupazione nel recupero, nella riparazione, nel riuso. L’analisi si trova nel 3° Rapporto sull’economia circolare in Italia, realizzato dal Cen, Circular Economy Network, la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con un gruppo di aziende e associazioni di impresa, in collaborazione con Enea. Il documento si focalizza sul contributo che l’economia circolare può offrire alla lotta ai cambiamenti climatici.

Per tagliare i gas serra tutto il mondo deve raddoppiare il tasso di circolarità

Il dossier globale Circularity Gap Report 2021 di Circle Economy, infatti, osserva che, raddoppiando il tasso di circolarità dell’economia mondiale dall’8,6 per cento del 2019 al 17, si possono ridurre i consumi di materia dalle attuali 100 a 79 gigatonnellate e tagliare le emissioni globali di gas serra del 39 per cento all’anno, avvicinandosi all’obiettivo di zero emissioni entro il 2050, previsto dall’Unione Europea per rispettare l’Accordo di Parigi.

L’Italia ha compiuto passi avanti importanti. Nel settembre 2020 sono stati approvati i decreti legislativi di recepimento delle direttive europee in materia di rifiuti contenute nel Pacchetto economia circolare, mirato a prevenirne la produzione, incrementare le materie prime seconde, portare, entro il 2035, il riciclo dei rifiuti urbani ad almeno il 65 per cento e ridurre a meno del 10 lo smaltimento in discarica. Il Programma nazionale di gestione dei rifiuti dovrà essere approvato entro il marzo 2022. Il nuovo Piano Transizione 4.0 prevede specifiche agevolazioni per gli investimenti delle imprese finalizzati all’economia circolare.

Fondazione Symbola e Comieco: avviamento al riciclo al 79%, doppio rispetto alla media Ue

L’Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di avvio al riciclo sulla totalità dei rifiuti, pari al 79 per cento, più che doppia rispetto alla media Ue. Non solo. L’Italia è anche uno dei pochi Paesi europei che dal 2010 al 2018, nonostante un tasso già elevato, ha migliorato le prestazioni (+8,7%) nel riciclo industriale di acciaio, alluminio, carta, vetro, plastica, legno, tessili. Lo documenta il dossier “L’economia circolare italiana per il Next Generation Eu”, realizzato da Fondazione Symbola e Comieco, il Consorzio nazionale per il recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica.

Ridurre i consumi di materia e le emissioni un beneficio per l’ambiente, il fatturato, l’occupazione

In Italia l’intera filiera, dalla raccolta al riciclo industriale, vale oltre 70 miliardi di euro di fatturato, 14,2 miliardi di valore aggiunto e oltre 213 mila occupati. Il recupero di materia nei cicli produttivi permette un risparmio annuo pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate di CO2. L’insieme delle emissioni di CO2 equivalenti evitate attraverso il riciclo di materia vale, nel 2020, l’85% delle emissioni di gas climalteranti generate dalla produzione elettrica, 63 milioni di tonnellate contro 74,5. L’economia circolare è l’unica via per il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di CO2.

«L’industria pagherà i rifiuti. La tassa sparirà»

Roberto Sancinelli

presidente
del gruppo
Montello

Roberto Sancinelli, presidente della Montello, preferisce i fatti alle parole. La sua azienda, nel 2020, ha trattato e riciclato 1 milione di tonnellate di rifiuti, rimettendone l’81 per cento nel sistema produttivo e di consumo e avviandone il resto al recupero energetico. Questi dati superano gli indici prefissati dall’Europa per il 2035. «Non perché sono bravo io – si schermisce Sancinelli da buon bergamasco – ma perché gli obiettivi si raggiungono se alla circolarità si conferisce un’impronta industriale». Alla Montello, che ha la sede nell’omonimo Comune bergamasco, plastica e rifiuti organici entrano come materie prime per produrre beni: nuova plastica, fertilizzanti, energia, biometano.

C’è ancora molta strada per passare dall’avviamento alla circolarità al prodotto rimesso nel sistema di consumo

«Servono gli investimenti e le tecnologie adatti» avverte Sancinelli. «Il 79 per cento di riciclo in Italia è il materiale avviato al recupero. Un dato molto buono, sia chiaro. Ma c’è ancora molta strada per passare dall’avviamento alla circolarità al prodotto rimesso nel sistema di consumo. L’Italia deve razionalizzare la presenza di insediamenti produttivi di riciclo. Mentre al Nord sono anche più della necessità, il Centro-Sud è a macchie, con zone con deficit di impianti o dove sono fermi o inadeguati».

Che cosa occorre? «Meno parole e più fatti. L’Europa ha indicato indirizzi ben precisi, recepiti dall’Italia. Ora tutto il sistema si adoperi perché siano attuati. Le imprese italiane sono maestre nell’arte del riciclo e del riutilizzo. Non avendo materie prime, abbiamo la circolarità nel dna. Il mondo ci guarda come esempio di capacità tecnologica di riciclo».

I problemi esistono perché chi deve compiere un passo indietro, i dominatori dell’economia lineare, forti e potenti, oppongono resistenza. Ma pian piano sta venendo meno

«I problemi – continua – esistono perché chi deve compiere un passo indietro, i dominatori dell’economia lineare, forti e potenti, oppongono resistenza. Ma pian piano sta venendo meno. È una questione più della politica che di investimenti e tecnologie. Si dovrà scontentare qualcuno. Il cambiamento verso la circolarità è irreversibile e diventerà più veloce. Tra dieci, venti anni non ci sarà più la tassa sul rifiuto. Assumerà un valore tale che l’industria lo pagherà per averlo, perché il processo virtuoso si innesca per conto proprio, se il concetto di base dell’economia circolare è il rifiuto anziché la materia prima fossile e naturale per la produzione di manufatti. Man mano che la circolarità prenderà forza, tutto il rifiuto diventerà un valore».

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