Greenthesis insegna l’economia circolare

Articolo. I dati come terapia, antidoto ai luoghi comuni, bussola per orientare le nuove generazioni sui temi della “green economy”. Greenthesis Group, leader nei servizi ambientali, come bonifiche, valorizzazione energetica, trattamento e recupero di rifiuti prodotti da utenze civili e industriali, sostiene un progetto per spiegare l’economia circolare a docenti e studenti.

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«La divulgazione scientifica – spiega l’economista Luciano Canova, che ha collaborato alla stesura del corso con la società di “edutainment” La Fabbrica – deve essere compiuta da chi ha le carte in regola. Deve partire dai dati di pubblicazioni scientifiche sottoposte a una revisione paritaria». «Nei programmi ministeriali – evidenzia Canova – si registra un ritardo nell’insegnamento dell’educazione ambientale, anche in relazione alle sue ricadute economiche. La lacuna può essere colmata con progetti come questo. A 18 anni si diventa elettori. Serve un maggiore sforzo educativo. L’Italia è un Paese non sufficientemente preparato nella cultura scientifica basata sui dati, anche al livello accademico e istituzionale. Lo si è constatato di fronte all’emergenza coronavirus nella mancata capacità di lettura delle informazioni sulla mortalità dovuta all’influenza stagionale, sovrastimata da una fonte autorevole».

Le giovani generazioni hanno suonato la sveglia

Le giovani generazioni hanno suonato la sveglia al mondo intero. «Sono state capaci di porre la crisi climatica e lo sviluppo sostenibile al centro dell’attenzione globale in modo chiaro per tutti, come non era mai accaduto prima. La comunità scientifica deve saper esprimersi in modo più semplice ed efficace. Ora è essenziale che determinate scelte diventino convenienti. Le auto ibride ed elettriche, per esempio, costano ancora troppo. Non si deve condurre una crociata contro la plastica, anche se la direttiva sulla monouso è corretta. Occorre comunicare come i rifiuti debbano essere gestiti e riconvertiti. Abolirli è un’utopia: devono entrare di nuovo nel ciclo produttivo. I termovalorizzatori sono ancora utili durante la transizione. L’economia circolare combina lo sviluppo con la produzione sostenibile di beni, tagliando le emissioni di anidride carbonica. I cittadini devono essere responsabilizzati, a partire dagli studenti, mentre si creano le condizioni per la convenienza politica ed economica di nuove scelte. Gli incentivi possono modificare i comportamenti. Sia il Green New Deal europeo sia l’Accordo di Parigi sono obiettivi alti che, per essere raggiunti, hanno bisogno di incentivi».

«Gli studenti, dopo le manifestazioni, ora devono capire – conclude Canova – le modalità con cui si possono raggiungere gli obiettivi, imparando a conoscere i processi produttivi e come il trasformarli richieda tempo e costi. Il progetto serve a educare al pragmatismo ambientalista».

Il corso “A scuola di economia circolare”

Il corso “A scuola di economia circolare”, accessibile ai docenti sulla piattaforma “S.O.F.I.A.” del Ministero dell’Istruzione e su scuola.net, valido per la formazione obbligatoria, ha ricevuto quasi 800 iscrizioni nelle prime settimane. Il primo incontro per gli studenti – se non sarà rinviato a causa delle misure adottate per limitare la diffusione del coronavirus – è in programma a Bergamo il 31 marzo, nella Sala Oggioni del Centro Congressi Giovanni XXIII.

L’economia della ciambella: dal modello lineare di produzione a quello circolare

 

Il primo modulo del corso affronta il tema dell’economia circolare nel suo insieme. Dopo aver analizzato il Pil e alcuni indicatori economici complessi, si introduce il concetto di “sistema” all’interno di un’economia dinamica e in evoluzione, per poi concludere con un confronto tra l’economia lineare e il modello della nuova economia circolare.

Dall’agenda Onu 2030 alla sfida verso una transizione energetica sostenibile

 

Questo modulo descrive i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile approvati dall’Onu e adottati come riferimento per una roadmap mondiale che guidi l’intera umanità verso un futuro più sostenibile. Tra i passi necessari per raggiungere questo traguardo, sono qui trattati la transizione energetica, la gestione integrata dei rifiuti e la riforestazione.

I rifiuti: il cambio di paradigma dell’europa. Leggi, direttive europee e classificazione

 

Il terzo modulo esamina la normativa italiana e quella europea sui rifiuti, partendo dal grande problema della loro classificazione, il nodo fondamentale per ogni politica al riguardo. La questione della classificazione dei rifiuti, infatti, determina il tipo di gestione necessaria al loro trattamento o smaltimento, con costi differenti in base alle diverse destinazioni. Lo sguardo si amplia poi al più generale problema dei rifiuti su scala globale: si analizzano i principali trend a livello mondiale, fino a trattare in conclusione il concetto di “end of waste”, la fine dei rifiuti. Anche in virtù dell’idea stessa di economia circolare, infatti, il concetto di “rifiuto” non dovrebbe più essere utilizzato, poiché si va incontro a una politica di minimizzazione degli scarti.

Creare valore dallo scarto. innovazione e tecnologia per la sostenibilità

 

In questo modulo si presentano alcuni dei molti esempi virtuosi di riconversione di un business in senso circolare. Si parla poi della rivoluzione digitale e delle ripercussioni che ha sulla produzione e sul consumo di beni, con effetti importanti per quanto riguarda l’efficienza dei processi e – dunque – l’economia circolare. Infine, si affrontano i risvolti economici della green economy, dal rischio per l’impiego rappresentato dall’automazione alla nascita di nuove professioni “green” ad alta specializzazione.

I comportamenti micro e macro per agevolare il cambiamento

 

L’ultimo modulo affronta il tema dei comportamenti, quelle azioni grandi e piccole che possono portare al concreto cambiamento. Il primo capitolo è dedicato alla modalità di approccio volto a incoraggiare un’azione migliorativa del contesto definita come “nudge”, spinta gentile; il secondo riguarda invece la sindrome “nimby” (“not in my back yard, “non nel mio cortile”), con cui si indica la protesta di una comunità contro la costruzione di opere di interesse pubblico nel proprio territorio (per esempio, strade e termovalorizzatori). Infine, si parla di “factfulness”, una metodologia per l’analisi dei dati che insegna a presentarli correttamente, a evitare catastrofismi e banalizzazioni e a leggere dati e statistiche con approccio critico.

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